Sessualità e disabilità, il binomio: diritto all’affettività, cosa fa un lovegiver e quali sono i corsi

Parlare di sessualità e disabilità è possibile, bisogna comprendere meglio cosa s’intende. Il tema, infatti, continua a essere all’ordine del giorno, anche perché in Italia non esiste ancora una normativa che la tuteli.

Per ora, esiste un disegno di legge in Senato, non ancora approvato, che punta a istituire la figura dell’assistenza sessuale. Professione che non coincide con la sessualità in senso fisico. Inoltre, ci sono realtà come Lovegiver e Sensuability che si battono per il diritto al binomio disabilità e sessualità.

In questa sede, capiremo approfondiremo la tematica legata al binomio sessualità-disabilità, comprenderemo a fondo il ruolo dell’assistenze sessuale o lovegiver e conosceremo alcuni progetti deputati alla realizzazione del concetto di diritto alla sessualità per le persone disabili.

Esiste una legge su sessualità e disabilità?

In Italia non esiste una normativa che disciplini il rispetto e la tutela del tema in questione. Al momento, però, abbiamo solo il disegno di legge n. 1442 della 17esima Legislatura (aprile 2014), fermo in Senato. Il ddl è noto come “Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità”.

Tale documento vuole “favorire il pieno sviluppo della persona anche sotto il profilo dell’espressione della sessualità”. Per farlo, quindi, il ddl n. 1442 chiede l’istituzione della “figura dell’assistente per la sana sessualità e il benessere psico-fisico delle persone disabili o assistente sessuale”.

Si tratterebbe di un operatore sessuale o terapista sessuale che, “a seguito di un percorso di formazione di tipo psicologico, sessuologico e medico, dovrà essere in grado di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a vivere un’esperienza erotica, sensuale o sessuale e a indirizzare al meglio le proprie energie interne spesso scaricate in modo disfunzionale in sentimenti di rabbia e aggressività”.

L’obiettivo è concedere a ogni persona “la possibilità, indipendentemente dalla propria condizione di disabilità, di compiere scelte informate e responsabili riguardo alla propria salute sessuale e di disporre di opportunità e di mezzi adeguati a compiere tali scelte”.

Il reato di violenza sessuale riguarda anche la disabilità

Quando parliamo di sessualità in termini normativi, dobbiamo comunque citare l’art 609 bis del codice penale, in quanto qui riscontriamo un’affermazione di persona disabile e la specifica tutela per le persone disabili sul campo della sessualità.

In particolare, l’art 609 bis cip stabilisce che “chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali” viene punito con la reclusione da sei a dodici anni. Questa misura vale anche se si sta abusando di “condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto”.

A tal proposito, tempo addietro ci siamo occupati di violenza sessuale sulle donne disabili, intervistando una referente del Gruppo Donne UILDM, sportello che si occupa di trattare il tema nella sua interezza. Come ci ha spiegato Francesca Arcadu, la violenza avviene “tutte le volte in cui non è rispettata la personalità, i bisogni e i sogni della donna. Si può avere una violenza psicologica per arrivare a quella fisica”.

amore tra persona normodotata e disabile in merito al binomio sessualità disabilità

La storia di Max Ulivieri e l’idea dell’assistente sessuale

In Italia il tema della sessualità e disabilità ha una sua voce di rappresentanza in Maximiliano Ulivieri, responsabile del progetto Lovegiver, nato nel gennaio 2013, che punta all’istituzione della figura dell’assistente sessuale. Una figura che, però, non risponde specificatamente alla realizzazione di un atto sessuale in senso stretto, come vedremo tra poco.

Al fine di promuovere il tema, Max Ulivieri ha creato anche il progetto Love Ability (di cui esiste anche un libro, “LoveAbility – L’assistenza sessuale alle persone con disabilità”). Nel sito ufficiale sono raccolte le svariate idee con le quale rompere il tabù su disabilità e sessualità, facendo emergere il tema anche dal punto di vista dell’affettività delle persone disabili. Un obiettivo perseguito anche attraverso il magazine online Disability Style.

Chi è e cosa fa un assistente sessuale per disabili?

Per capire meglio cosa fa un lovegiver, ci siamo rivolti alle fonti sopracitate, promotori dell’iniziativa sul campo della sessualità e disabilità e, più in generale, dell’affettività.

Su Love Ability, ad esempio, c’è un’interessante intervista (datata 2012) a un assistente sessuale localizzato in Svizzera, che spiega brevemente alcuni concetti cardine. Innanzitutto, il lovegiver è una professionista che “assiste le esigenze sessuali delle persone che hanno un handicap fisico o mentale”.

Si tratta di un lavoro che bisogna svolgere in base al tipo di disabilità. Perciò, come prima regola, le attività del professionista dovranno orientarsi in base alla differenza tra disabilità fisica e mentale. Proprio per questo, esistono strategie particolari da mettere in campo a seconda del paziente. Infine, è specificato che le prestazioni dei servizi possono avvenire sia a domicilio che in luoghi comuni come una camera d’albergo.

Inoltre, come anticipato precedentemente, l’assistente sessuale non si occupa peculiarmente di prestazioni sessuali per disabili. “Non offro un rapporto sessuale completo – si legge -, mi limito ad accarezzare, a massaggiare, a creare con il malato un rapporto sensuale molto epidermico”.

Cosa fa un Lovegiver?

Dunque, quali sono le specifiche di un assistente sessuale? Alcune definizioni più recenti sono definite da Lovegiver.it. In particolare, l’assistenza sessuale ai disabili è intensa nei concetti di “rispetto” ed “educazione”, grazie ai quali è possibile raggiungere il “diritto alla salute e al benessere psicofisico e sessuale” della persona disabile.

A tal proposito, il progetto di Max Ulivieri ha coniato un nome specifico per questa professione: assistente all’emotività, all’affettività e alla sessualità, noto anche con l’acronimo OEAS. Da questo comprendiamo che il sesso con disabile non è solo un argomento pertinente alla sessualità carnale.

In pratica l’OEAS è “un operatore professionale (uomo o donna) con orientamento bisessuale, eterosessuale o omosessuale che deve avere delle caratteristiche psicofisiche e sessuali ‘sane’. Attraverso la sua professionalità supporta le persone diversamenteabili a sperimentare l’erotismo e la sessualità”. Cioè, non prevede l’attuazione di un rapporto completo (penetrazione) o la pratica del sesso orale. Ma si realizzata primariamente come educazione alla sfera sessuo-affettiva.

Nel dettaglio, quindi, l’assistente sessuale opera su tre aree: ludica (scoprire il proprio corpo); relazionale (scoprire il corpo dell’altro; etica (scoprire il valore della corporeità).

Come diventare lovegiver?

I primi cenni storici di corsi di formazione per diventare assistente sessuale risalgono al 2017. A Bologna, infatti, 17 persone parteciparono al primo corso nel nostro Paese in materia, promosso dal progetto Lovegiver di Max Ulivieri.

Questi corsi sono tuttora attivi. Tuttavia per parteciparvi bisogna prima superare la selezione d’idoneità, che prevede anche un incontro con un sessuologo per un test psico-attitudinale. Una volta superata la selezione, sarà possibile prendere parte a corsi dove docenti di psicologia, medici, sessuologi e insegnati certificati formeranno gli interessati su tutti gli argomenti inerenti il binomio disabilità e sessualità.

Anna Senatore, una delle prime assistenti sessuali

Una delle prime storie di assistenza sessuale per disabili è raccontata da Fanpage, in un’intervista ad Anna Senatore che, nell’estate 2019 è diventata una delle prime tirocinanti assistente sessuale in Italia. Mentre frequentava il corso in materia, infatti, Anna ha incontrato per otto mesi Matteo Salini ragazzo con tetraplegia di 39 anni, laureato in psicologia, per applicare quanto ha imparato.

“Il più delle volte – spiega Anna – le persone che chiedono assistenza non è per vivere un rapporto sessuale, ma è per far sì che si possa arrivare ad uscire con una ragazza e poter interagire, fino ad arrivare a vivere con lei l’intimità. Ma non fa l’amore perché l’assistente ha insegnato a farlo”.

“Grazie a lei ho potuto sperimentare delle cose che altrimenti non avrei mai fatto”, racconta invece Matteo.

Esiste l’assistente sessuale in Europa e nel mondo?

Le informazioni sulla presenza di assistenza sessuale per disabili nel mondo non è aggiornata ad anni recenti. Però, possiamo provare a fare un discorso di massima prendendo in esame la situazione dell’assistente sessuale nel 2017.

La figura del lovegiver non è così diffusa come pensiamo, ma ci sono diversi paesi internazionali che si stanno adoperando per realizzare una tutela del binomio sessualità e disabilità, secondo le diverse accezioni del caso.

Francia

Nel luglio 2017, ben 7 persone (4 svizzeri e 3 francesi) hanno ottenuto lo status ufficiale di accompagnatore sessuale per persone disabili. Tuttavia, non è considerata una professione a livello giuridico. Il titolo, infatti, è il risultato del conseguimento di un corso di formazione delle associazioni CH(s)OSE e Corps Solidaires, articolato in 120 ore di lezione divise in 4 aree: sessuologia, psicologia, etica e giurisprudenza.

Germania e Paesi Bassi

La Francia, però, non è apripista sull’argomento. Anzi, la prima volta che sentiamo parlare di assistente sessuale è negli anni Ottanta, precisamente in Germania e nei Paesi Bassi. All’epoca, il servizio consisteva in prestazioni sessuali e di tenerezza da parte di una figura con formazione specifica.

Attualmente, in Germania c’è un corso di formazione per diventare professionisti del settore. Nei Paesi Bassi, invece, ci sono partner surrogati spesati dal servizio sanitario nazionale, che finanzia i loro servizi ben 12 volte l’anno.

Regno Unito

Online esistono diversi siti di marchio anglosassone che mettono in contatto persone disabili e assistenti sessuali, nonostante la professione non sia legale. Molte parti della comunità, però, sono a sostegno di una legalizzazione. In anni precedenti, infatti, alcuni comuni destinarono i soldi del programma del governo nazionale Putting People First per pagare rapporti sessuali con prostitute o visite a spettacoli di lap dance (che differiscono dal concetto di assistente sessuale in senso stretto).

USA

Anche gli Stati Uniti d’America non hanno preso una decisione in merito. Ma in California c’è la sede dell’associazione internazionale che riunisce gli assistenti sessuali del mondo, con tanto di regolamento etico.

Sessualità e disabilità: storie legate alla condizione

Il tema che intercorre tra sessualità e disabilità richiede sempre più l’esigenza di far emergere le testimonianze o le opinioni atte a rompere le catene degli stereotipi. Tra interviste ed editoriali, abbiamo raccolto il seguente elenco:

Sensuability, parliamo di sessualità e disabilità attraverso l’arte

Sensuability è il progetto di Armanda Salvucci, presidente dell’associazione Nessunotocchimario, e ha come obiettivo la rottura del tabù disabili e sessualità da raggiungere attraverso la creatività. Di fatto, come spiegato su Heyoka, la mission di Sensuability è “parlare di questo argomento attraverso tutti i linguaggi creativi: cinema, pittura, fotografia, fumetto”.

L’idea di Armanda Salvucci è contrastare i concetti di superuomo e supervittima con i quali i disabili sono dipinti. “Il mio desiderio più grande è che non se ne parli più – sottolinea Salvucci -, vorrei che si cominciasse a considerarla (disabilità e sessualità, ndr) come una cosa normale“.

Uno dei progetti promossi da Sensuability è “Sensuability & Comics“, un concorso di fumetti (finora arrivato alla seconda edizione) che ha lo scopo di raccontare “corpi imperfetti ma estremamente sensuali, che esprimano la bellezza e la potenza della loro diversità”.

Recentemente, l’iniziativa di Armanda Salvucci è stata caratterizzata anche da una presentazione stampa dal claim “La prima volta siamo tutti disabili”, dove sono stai esposti i concetti e gli stereotipi legati al duo sessualità-disabilità.

Quello che le donne (con o senza disabilità) vogliono

Ability Channel e Armanda Salvucci hanno siglato un accordo per parlare di sessualità e disabilità dal punto di vista di chi vive questo binomio ogni giorno, con l’obiettivo di spezzare stereotipi e falsi miti.

Da questa collaborazione nasce “Quello che le donne (con o senza disabilità) vogliono”, una rubrica a puntate nella quale Salvucci si mette a nudo e racconta le sue esperienze. Di seguito, i racconti finora disponibili:

rubrica quello che le donne con e senza disabilità vogliono sessualità

Leggi anche: Capire le donne sessualità disabili

Kamasabile: come un libro spiega la sessualità per disabili

“Kamasabile” è il titolo del libro di Bruno Tescari, presidente della Lega Arcobaleno, nel quale affronta la relazione tra disabilità e sessualità. Lo stesso Tescari, in una nostra intervista, ci ha svelato che “Il nome nasce per sfottere un po’ quelli che ci dicono diversamente abili. In realtà anche perché si pensa subito a tutte le posizioni del Kamasutra. Per quanto riguarda le posizioni con le vignette su handicap e sessualità che sono sul libro sono state disegnate da Anna Benedetti”.

Sessualità e disabilità, il caso di Nocera Inferiore

Un’altra tappa storica del viaggio per la tutela dell’affettività e della sessualità delle persone disabili fu il 14 maggio 2016. Per la prima volta, infatti, nel Sud Italia si comincia a parlare dell’argomento sesso con disabile in maniera pubblica.

In quel giorno, infatti, a Nocera Inferiore, andò in scena il 1° Congresso sulla sessualità nel mondo della disabilità, con particolare richiamo alla situazione delle persone con autismo. L’evento fu realizzato dall’Associazione Nazionale Aperta/Mente Il Mondo Interno Onlus.

Durante la giornata, fu anche proiettato il film “The Special Need” (“Il bisogno speciale”), una pellicola che narra la storia di Enea, ragazzo autistico di 30 anni che, grazie a due amici e un viaggio on the road, partirà per colmare un desiderio: fare l’amore.

“Yes, We Fuck!”, documentario su sessualità e disabilità

Oltre a “The Special Need”, un’altra grande opera arrivata in Italia è “Yes, We Fuck!“. Si tratta di un documentario spagnolo che nel gennaio 2016 si è aggiudicata la vittoria della prima edizione del Fish & Chips Film Festival, rassegna cinematografica dedicata al cinema erotico svoltasi a Torino. La firma della pellicola è di Raul de la Morena e dell’attivista per i diritti dei disabili Antonio Centeno.

Angelo Andrea Vegliante
Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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