Disabile Psichico e sessualità

Disabile psichico e Sessualità : esprimere pulsioni, bisogno di contatto corporeo, innamoramento, cosa significano questi aspetti nel disabile psichico .

Sessualità disabili: Il disabile psichico

Il Disabile Psichico E I Vari Aspetti Della Sua Sessualità

Il disabile psichico comunica il bisogno di esprimere le sue pulsioni; riporta la difficoltà di capire il suo corpo nelle sue diverse manifestazioni: dal ciclo mestruale, spesso vissuto dalle ragazze con ansia, come un qualcosa di incontrollabile, misterioso e negativo, al bisogno di contatto corporeo e di fisicità.

Il disabile psichico rivolge le sue richieste di affettività verso i compagni, diventano fidanzati, si lasciano, soffrono per gelosia o per mancanza di attenzioni. Altri vivono situazioni più genitali, di autoerotismo, di omosessualità, che spesso esprimono profonda sofferenza e solitudine. Altri ancora si innamorano  delle persone che lavorano all’interno dei servizi: gli operatori spesso vivono la difficoltà di dare risposte adeguate alle richieste affettivo-sessuali rivolte loro dagli utenti, e di calibrare i propri interventi relazionali in modo da non creare in loro fraintendimenti e frustrazioni.

Nella sessualità del disabile psichico alcuni educatori vivono una profonda frattura che separa il loro desiderio di dare voce al bisogno affettivo-sessuale del disabile, riconoscendo come un diritto legittimo, e la necessità di doverlo reprimere in quanto istituzionalmente non consentito e spesso non condiviso dalle famiglie.

Sessualità disabili: Il disabile psichico

Il disabile psichico quindi manifesta molto il suo affetto e questo sembra anche essere favorito dagli operatori, a patto che non trascenda in comportamenti ambigui e morbosi. Le reazioni degli educatori alle espressioni sessuali del disabile psichico sono diverse: alcuni cercano di spiegare che i comportamenti sono consentiti solo se sono graditi all’altro e mai maleducati, altri invece distraggono e dirottano l’azione verso altre attività.

Ogni buon intervento educativo sul disabile psichico non dovrebbe proporsi di regolare un comportamento, quanto piuttosto di aiutare la persona a trovare i significati migliori per la propria vita ed esprimerli attraverso modalità comportamentali che possano rappresentare per lei un’occasione di crescita piuttosto che di disagio e di emarginazione.

C’è qualche disabile psichico omosessuale, ma spesso il suo interesse è rivolto a persone di entrambi i sessi, risultando così più una ricerca dell’altro, un semplice desiderio di contatto. Sulla gestione della masturbazionedel disabile psichico sembra esserci una visione più aperta: spesso si verifica, altre volte ne emerge solo il tentativo, e l’idea generale è di permetterla, ovviamente nel privato, ove non diventi un gesto ossessivo e compulsivo.

Sessualità disabili: Il disabile psichico

Per quanto riguarda le famiglie del disabile psichico, i racconti ricalcano perfettamente la visione generale che nega anche al disabile psichico una sfera sessuale: i disabili sono considerati eterni bambini e quindi la sessualità ignorata o, se affiora, negata o dirottata. Emerge il caso estremo di una madre che masturbava il figlio disabile, e di un’altra che ha proposto alle operatrici di farlo a pagamento. Le maggiori preoccupazioni dei genitori sembrano essere soprattutto la paura dell’abuso per le figlie femmine e la paura di comportamenti spiacevoli da parte dei figli maschi.

La visione della sessualità nel disabile psichico da parte degli educatori ha una costante comune, quella di considerare ogni caso soggettivo; diventa impossibile quindi fare un discorso generale sul disabile psichico perchè i livelli di comprensione sono diversificati. Ne consegue così il pensiero unanime di permettere e insegnare la sessualità al disabile psichico dove c’è una sufficiente comprensione da parte del disabile e invece dirottarla o proibirla dove non ci potrebbe essere una sua buona gestione.

Sessualità disabili: Il disabile psichico

Sessualità Disabili: Il Disabile Psichico E La Sua Integrazione

Il male minore dice che è meglio che il disabile psichico viva in mezzo alla gente e non disturbi. Questa frase tocca l’importante tema dellintegrazione del disabile psichico : sicuramente sono stati fatti molti passi in avanti in questo senso e sono aumentate le occasioni sociali in cui ci si incontra con disabili fisici e psichici ma questa integrazione, il progetto della massima autonomia possibile, sembra essere prioritaria rispetto all’autonomia sessuale dei disabili stessi. Ed è così che il male minore diventa la repressione, il contenimento delle spinte sessuali del disabile psichico e non vengano considerati interventi più propriamente educativi, orientati all’acquisizione di adeguate modalità di vivere ed agire la sessualità. Produciamo curricoli di apprendimento sofisticatissimi, pur sapendo che, dati certi limiti biologici, i risultati saranno molto poveri, e ci dimentichiamo invece che esiste la sessualità, una terra fertile e viva.

Esiste una presenza massiccia di tabù radicati nella società e di quanto li si consideri indistruttibili: si sconvolgerebbe il mondo ad associare la sessualità all’handicap. Non essere per una sessualità libera sottende ad un comune pensiero, quasi una presunzione, di credere e di sapere cosa sia giusto permettere. Non esiste altrimenti una ragione valida per giustificare un atteggiamento mirato a reprimere le spinte sessuali dei disabili, se non quella di una propria difficoltà e paura di affrontare l’argomento in termini educativi.

Sessualità disabili: Il disabile psichico

Per educare alla sessualità anche il disabile psichico abbiamo bisogno di conoscerci, di sapere che cosa ci spaventa, cosa siamo disposti a condividere e cosa è troppo penoso da affrontare; dobbiamo riflettere sulla nostra sessualità, sul significato che diamo al piacere, sui valori che intendiamo rispettare e sulla nostra capacità  di accettazione del diverso, come il disabile psichico potrebbe sembrare.

Esistono molti modi diversi per scambiarsi amore e piacere, e molti di questi possono sicuramente far parte anche del repertorio comportamentale di persone che come il disabile psichico hanno significative difficoltà di ragionamento e di pensiero.

La sessualità nel disabile psichico non è quindi solo una strategia finalizzata alla riproduzione; la sessualità regola i rapporti interpersonali per favorire la costruzione di un legame con l’altro. Prima di intervenire per reprimere, distrarre o dirottare un comportamento è sicuramente importante chiedersi quale significato abbia per la persona che lo esprime.

Spesso i disabili esagerano negli abbracci, cercano un contatto fisico che si protragga all’infinito: in molti casi il disabile psichico infatti ha difficoltà ad accogliere  nelle sue carezze il punto di vista dell’altro o a riconoscere l’opportunità e l’adeguatezza di un comportamento. L’educazione dovrà essere allora un percorso di conoscenza che consenta ai disabili di trovare significati migliori per la propria vita e di imparare ad esprimerli attraverso modalità che rappresentino per loro un’occasione di crescita.

E’ possibile insegnare ad un disabile psichico come si fa una buona carezza: dobbiamo prima però conoscere la sua carezza, sapere se e in che modo è capace di farla con consapevolezza e intenzionalità. Per costruire questo progetto l’educatore ha dunque bisogno di entrare nelle carezze dei disabili, per comprenderle e in seguito insegnarle

Sessualità disabili: Il disabile psichico

Sessualità Disabili: Il Disabile Psichico E L’Educazione Alla Sessualità

Nella maggior parte dei casi non viene offerta agli utenti un’educazione strutturata alla Sessualità Disabili, ed è così che la gestione del tema, se qualcuno decide di affrontarlo, rimane legata al buonsenso e all’iniziativa dell’operatore.

L’affettività e la sessualità è presente, è forte, i disabili si innamorano, piangono, toccano, accarezzano, si masturbano. Forse c’è una difficoltà a capire che per educazione alla sessualità non si intende solamente fornire informazioni inerenti al sesso ma anche la ricerca e la ricostruzione dei significati personali che i disabili già hanno e attribuiscono alla sessualità.

E’ vero che alcuni disabili spesso non manifestano dubbi e problematiche sessuali, ma ciò dovrebbe spingere l’educatore ad adoperarsi per estrarre e conoscere i bisogni reali dei ragazzi che possono sembrare apparentemente latenti.

Sessualità disabili: Il disabile psichico

Educare alla Sessualità Disabili vuol dire imparare innanzitutto a capire e a riconoscere i messaggi del nostro corpo e di quello degli altri, vuol dire individuare le potenzialità della nostra sessualità. E’ compito del genitore, dell’educatore avvicinarsi a questi temi, riflettere e impostare l’azione educativa cercando il più possibile di fare in modo che la scoperta della sessualità sia un fatto individuale, unico, irripetibile, senza costrizioni, modelli, paure che non fanno altro che reprimere la capacità che ognuno ha di sapersi rapportare con l’altro, in tutte le sue manifestazioni.

Diventa piacere di comunicazione rispetto alle proprie sensazioni e piacere di ricevere sensazioni dagli altri con i gesti, con la voce, con lo stare insieme, con il corpo. La sessualità, in fondo, è una dimensione legata al piacere-desiderio di essere oggetto, e soggetto di desiderio e piacere.

 

 

Educare un disabile psichico a sentire e a vivere la propria Sessualità può essere un compito molto impegnativo, ed appare necessario elaborare percorsi educativi in un ambito in cui l’efficacia dell’intervento è spesso garantita unicamente dagli operatori più sensibili al tema, che sentono la necessità, all’interno della loro “missione educativa”, di promuovere una completa identità del disabile.

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Redazione - Ability Channel
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