La violenza sulle donne con disabilità esiste: parliamone

La violenza sulle donne con disabilità non è un tema molto dibattuto nella società odierna. Nonostante l’ascesa dell’argomento generale, infatti, grazie anche a movimenti sociali divenuti mainstream, la donna disabile non è ‘conteggiata’ nell’elenco delle possibili vittime. Prima di cominciare il nostro approfondimento, quindi, diffondiamo qualche statistica al riguardo.

Violenza sulle donne con disabilità gruppo donne uildm

Tipologie di violenze e dati alla mano

Nel 2017 l’Istat definiva cinque tipi di violenza sulle donne: fisica, psicologica, economica, sessuale e persecutoria (stalking). Invece, per avere dati aggiornati in merito alle percentuali, possiamo farci aiutare da VERA (Violence Emergence, Recognition and Awareness), un’iniziativa di questionari online promossa da FISH e Differenza Donna. I risultati raccolti dal progetto – tutt’ora ancora in corso – sono stati diffusi recentemente in due momenti diversi.

Il 24 novembre 2018, ad esempio, sono state rese note le prime stime ottenute da 450 donne e ragazze con disabilità, da quella motoria fino a quella intellettiva. Tra le statistiche ottenute, il 10% ha ammesso di aver subito uno stupro nella propria vita. Qualche settimana dopo, inoltre, l’11 dicembre, è emerso un altro dato: circa il 66% delle partecipanti ha ammesso di aver subito un qualsiasi tipo di violenza (che sia isolamento, segregazione, violenza fisica e psicologica, molestie sessuali, stupro o privazione del denaro).

Violenza sulle donne con disabilità: il punto con il Gruppo Donne UILDM

Francesca Arcadu Gruppo Donne UildmPer approfondire l’argomento, ci siamo fatti aiutare dal Gruppo Donne UILDM, una realtà che “si prefigge di raccontare storie di vita di donne con disabilità diverse”, come recita il sito ufficiale. “La violenza sulle donne con disabilità è un tema abbastanza scivoloso”, ci ammette al telefono Francesca Arcadu, componente del coordinamento del Gruppo Donne UILDM. Perciò, cerchiamo di affrontarlo punto per punto.

Gli autori della violenza

Il ‘ volto’ degli autori di violenza è abbastanza noto. Sia che si tratti di una persona con disabilità o normodotata, in percentuale maggiore la violenza avviene in un ambiente domestico. Nel caso delle donne disabili, tuttavia, serve una precisazione, poiché il problema nasce anche da figure operative come i caregiver, il cui contatto con il paziente è pressoché continuo – proprio per esigenze lavorative.

“La violenza avviene nel caso in cui si passa da un rapporto di rispetto a uno di abuso”, sottolinea Francesca. Cioè, “tutte le volte in cui non è rispettata la personalità, i bisogni e i sogni della donna. Si può avere una violenza psicologica per arrivare a quella fisica”. Quindi, contrariamente ad alcune dicerie, anche la violenza sulle donne con disabilità certifica un aspetto: “Nella maggior parte dei casi, le figure abusanti sono i familiari oppure gli operatori” che lavorano a stretto contatto con la disabilità.

Le principali barriere per le vittime

In Italia il tema della violenza sulle donne è spesso associato alla difficoltà di denunciare l’accaduto da parte delle vittime. Nel caso della disabilità, per giunta, i problemi si sommano. Ad esempio, a seconda della disabilità espressa, certe donne non sono credute. “Come nel caso della disabilità intellettiva – specifica Francesca -. È difficile accoglierne la testimonianza e verificarla. Però bisogna dare credito alle parole delle donne con disabilità”.

Un altro aspetto da considerare è di tipo culturale, cioè migliorare alcune dinamiche che dovrebbero essere preesistenti. “Si deve potenziare l’accoglienza nei centri di ascolto, oltre alla formazione nei confronti delle disabilità. Attualmente una donna sorda ha difficoltà a farsi capire in un centro. Non basta l’assistenza tecnica, ma bisogna porsi in una situazione di aiuto”. Oltre al fatto che “bisogna facilitare l’accesso ai numeri di segnalazione, affiancarlo da email per coloro che non possono telefonare o da sistemi di dettatura vocale. Serve comunque parlarne, la violenza sulle donne disabili è un’eventualità che spesso non è considerata”.

A dare riprova di ciò sono le barriere architettoniche. Una vittima di violenza potrebbe incontrare difficoltà enormi semplicemente nell’uscire di casa per andare a denunciare il fatto “oppure nel liberarsi da una situazione di violenza domestica. Occorre includere misure particolari per le donne con disabilità. In Sardegna è stato approvata una legge per un reddito di libertà da dare a donne vittime di violenza che volessero uscire fuori dal nucleo familiare. E, nella norma regionale, sono state incluse mamme con disabilità e mamme con figli disabili. Inoltre i centri antiviolenza dovrebbero essere resi accessibili, in modo da facilitare l’accesso ai canali di denuncia e ascolto”.

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Ma quindi anche le donne con disabilità hanno figli?

Ebbene sì, e torniamo nella sfera della promozione culturale. Siamo di fronte a un’altra tematica poco discussa. Una donna con disabilità potrebbe essere madre di famiglia e, nel momento in cui subisce una violenza, deve operare in funzione della difesa dei propri figli. “Mica tutti pensano che abbiano famiglia, serve cultura su questo. Spesso avviene che il partner diviene il caregiver principale e nella relazione si sviluppano meccanismi di violenza. In quel caso, la tutela deve essere maggiore. Anche perché le donne con disabilità non sono viste come soggetti in grado di occuparsi da sole dei propri figli”.

Lottare contro l’abilismo

Al netto delle considerazioni, c’è una componente che, secondo il Gruppo donne UILDM, deve essere affrontata: “L’abilismo, inteso come la svalutazione della disabilità. Cioè pensare ai disabili come incapaci di fare tutto. Quando succede questo, si arriva alla situazione in cui le persone normodotate devono decidere al posto delle persone con disabilità. L’abilismo è uno degli ostacoli più grandi”.

Cosa può fare la comunicazione per far emergere il tema

Nel corso degli ultimi anni, il tema della violenza sulle donne è divenuto di dominio pubblico internazionale. Tuttavia, la tematica collaterale riguardante la disabilità è purtroppo relegata in un angolo. Com’è possibile cambiare tale tendenza? “Incontrarsi e confrontarsi – suggerisce Francesca -, creare ponti tra le organizzazioni in difesa delle donne e quelle per la disabilità”.

Insomma, lo scopo è realizzare “sinergia, incontri e confronto. Affrontare il tema è pretendere che tutte le organizzazioni femminili inseriscano nei loro programmi azioni mirate alla tutela delle donne con disabilità. Il confronto genera cultura, interventi e consapevolezza. Per esempio il Gruppo Donne UILDM, in collaborazione con il comune di Cornaredo e della nostra componente UILDM Silvia Lisena, ha realizzato un quaderno tematico riguardante la violenza sulle donne disabili, diffuso ovunque”.

Infine, un aspetto da non sottovalutare è la ricerca di un personaggio pubblico che sia testimonial per la causa. Argomento appoggiato anche da Francesca, secondo cui però “le testimonial maggiori dobbiamo essere noi, le storie delle donne con disabilità. Le nostre voci devono essere forte e chiare”.