Vaccino Coronavirus, quando ne avremo uno disponibile?

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La data di arrivo di un vaccino in grado di difenderci dal Coronavirus è ancora lontana. Sarà comunque un’arma importante per tornare alla normalità, come dichiarato a Radio Capital dal viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri.

“Fino ad allora avremo accuratezza nei contatti e senso di responsabilità – ha sottolineato Sileri -, che guiderà la ripresa e la riapertura delle attività. Nelle prossime settimane dovrà essere potenziata la medicina preventiva sul territorio. I test sierologici a disposizione sono tanti, vanno uniformati su scala nazionale. E vanno uniformate le indicazioni su chi fare i test, non possiamo pensare di farli a tutti gli italiani”.

Ma quali sono i tempi da rispettare per la produzione di vaccini da usare contro il nuovo virus?

Quando avremo un vaccino per il Coronavirus?

Come sappiamo, al momento non esistono vaccini capaci di bloccare la diffusione del nuovo virus. A detta del ministero della Salute, per averne uno bisognerà aspettare i tempi di realizzazione, che sono relativamente lunghi: 12-18 mesi.

Tuttavia Fanpage specifica che i tempi di gestione così lunghi di un vaccino non dipendono dalla preparazione in sé, quanto dagli studi clinici in sequenza che aiutano a certificare la sicurezza e l’efficacia del trattamento. Di fatto, esistono tre fasi:

  1. coinvolgimento di poche decine di pazienti per determinare l’assenza di effetti collaterali gravi;
  2. si allarga lo studio a centinaia di pazienti e sarà effettuato sul campo (nel nostro caso, in una zona dove circola il Coronavirus) così da verificare l’efficacia dell’eventuale vaccino;
  3. infine, si passerà al test su migliaia di persone, i cui risultati saranno confrontati con quelli ottenuti nella fase 2.

Al momento, molte aziende si trovano in una fase avanzata della preparazione del vaccino. Il virologo Fabrizio Pregliasco, professore dell’Università degli Studi di Milano, ha sottolineato che, notoriamente, per un vaccino ci vogliono dai 6 agli 8 anni. In casi straordinari come questo, però, i tempi possono accorciarsi bruscamente.

ricercatore cerca vaccino contro coronavirus

Il vaccino per Coronavirus sarà un cerotto?

Durante la prima settimana di aprile, si è parlato di un possibile cerotto da usare come vaccino contro il Coronavirus. Cos’è e come funziona?

La notizia arriva dagli Stati Uniti d’America, precisamente dall’Università di Pittsburgh, dove diversi anni prima è stato realizzato il vaccino contro la SARS. In pratica, come racconta Repubblica, si tratterebbe di un cerotto largo 1,5 centimentri composto da 400 sottilissimi aghetti (lunghi 0,5 millimetri e larghi 0,1 millimetri) da applicare sul braccio o sulla spalla. Sono fatti di carbossimetilcellulosa (polimero derivato dalla cellulosa) e permetterebbero alla proteina Spike di entrare nella nostra pelle.

“Già nel 2003 con la SARS – spiega Andrea Gambotto, ricercatore dell’università americana – avevamo identificato la proteina chiave che dobbiamo usare come target anche per il nuovo SARS-Cov-2: la proteina ‘spike’, ovvero quella che forma le punte (in realtà più simili a minuscoli ombrelli) di cui è composta la corona del virione e che serve al virus per entrare nelle cellule legandosi ai loro recettori. La proteina ‘spike’ è una specie di chiave che il virus usa per entrare nelle cellule: se blocchi quella chiave, puoi fermare il virus”. Finora, il cerotto ha avuto solo una sperimentazione animale, notando che “sui topi funziona”. Ora si aspetta l’autorizzazione per la quella clinica umana. “Naturalmente – spiega Gambotto a Repubblica – dovremo condurre la sperimentazione clinica per assicurarci che quanto abbiamo visto nei topi possa replicarsi anche nell’uomo”.

Si stima che ciò avverrà “entro 1-2 mesi, a seconda della celerità della FDA americana nell’autorizzarci”, per poi concludersi “entro altri 2-3 mesi”. Se tutto andrà come previsto, “il vaccino potrebbe essere pronto per la produzione industriale entro 5 mesi da ora”.

alcuni vaccini per coronavirus

Vaccino per Coronavirus: a Seattle avviato trial clinico sugli umani

Intanto, il 16 marzo 2020 la FDA aveva già dato autorizzazione alla società di biotecnologie Moderna Therapeutics di sperimentare il suo vaccino su volontari umani. Il trattamento, come spiega Adnkronos, conterrebbe un codice genetico innocuo, copiato dal nuovo virus che causa la malattia COVID-19.

Perciò, un trail clinico sugli umani per ottenere un vaccino contro il Coronavirus è tutt’ora in corso. Nel dettaglio, a marzo, 45 persone sono state portate presso la struttura Kaiser Permamente (Seattle) per avviare i primi test. Ciascuno dei volontari riceverà due dosi a distanza di 28 giorni, che saranno iniettate nella parte superiore del braccio. Il tempo stimato per avere risultati certi, comunque, resta ampio: 18 mesi.

La prima iniezione è arrivata il 31 marzo 2020. Il primo volontario sottoposto alla sperimentazione è Ian Haydon, specialista delle comunicazione all’Università di Washington che, intervistato dal MIT Technology Review, ha spiegato i rischi ai quali si è esposto: “Il primo è lo shock anafilattico. Un altro è l’antibody-dependent enhancement (quando un vaccino peggiora una malattia), ma non è chiaro se sia rilevante per il COVID-19. Infine, il terzo livello di rischio è l’imprevisto. Questo esiste per qualsiasi vaccino”.

test vaccino coronavirus

Un vaccino contro il Coronavirus arriverà da Pomezia?

Infine, lunedì 13 aprile 2020 è arrivata la notizia di un vaccino contro il Coronavirus che, a fine mese, avrà i test accelerati sull’uomo e, se tutto andrà bene, potrebbe essere disponibile in uso compassionevole già a settembre 2020 per il personale sanitario e le Forze dell’ordine. La news sul vaccino è stata lanciata dall’Ansa, a cui troviamo un riscontro parallelo in una nota dell’Università di Oxford, uno dei protagonisti del caso.

Sostanzialmente, esiste una partnership Advent-Irbm e Jenner Institute della Oxford University che permetterà di inviare il primo lotto del vaccino da Pomezia per l’Inghilterra. Qui “inizieranno i testi accelerati su 500 volontari sani”, ha detto l’ad di Irbm Piero di Lorenzo all’Ansa. “Ormai – spiega – è in fase finale la trattativa per un finanziamento di rilevante entità con un pool di investitori internazionali e vari Governi interessati a velocizzare ulteriormente lo sviluppo e la produzione industriale del vaccino”.

“Si è deciso di passare direttamente alla fase di sperimentazione clinica sull’uomo, in Inghilterra – specifica – ritenendo, da parte della Irbm e della Oxford University, sufficientemente testata la non tossicità e l’efficacia del vaccino sulla base dei risultati di laboratorio, che sono stati particolarmente efficaci”.

Già a fine marzo, la stessa Università di Oxford aveva accennato all’apertura del reclutamento per testate la terapia. “Il vaccino – si legge – è un vettore di vaccino adenovirus (ChAdOx1). È stata scelta come la tecnologia vaccinale più adatta per un vaccino SARS-CoV-2 (COVID-19) in quanto può generare una forte risposta immunitaria da una dose e non è un virus replicante, quindi non può causare un’infezione in corso nel individuo vaccinato”.

Angelo Andrea Vegliante
Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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