La corsa verso un vaccino contro il Covid: aggiornamenti

Quando avremo un vaccino contro il Covid? Il tema è stato spesso trattato come una vera e propria alternativa all’immunità di gregge, anche se quest’ultima non è mai stata una strategia ipotizzabile concretamento. Perciò, l’attenzione mondiale è circoscritta attorno agli ultimi aggiornamenti sulla sperimentazione umana.

Tra l’altro è iniziata una vera e propria rincorsa per cercare e trovare un vaccino contro il Coronavirus che possa finalmente darci una protezione importante contro il Covid-19. Ma a che punto siamo? E cosa possiamo dire dei possibili vaccini più chiacchierati?

ricercatore cerca vaccino contro coronavirus

Quando avremo un vaccino per il Coronavirus?

Per avere un vaccino antiCovid bisogna aspettare i tempi di realizzazione, che sono relativamente lunghi: 12-18 mesi, spiega il ministero della Salute.

Fanpage specifica che i tempi di gestione così lunghi di un vaccino non dipendono dalla preparazione in sé, quanto dagli studi clinici in sequenza che aiutano a certificare la sicurezza e l’efficacia del trattamento. Esistono infatti tre fasi:

  1. coinvolgimento di poche decine di pazienti per determinare l’assenza di effetti collaterali gravi;
  2. si allarga lo studio a centinaia di pazienti e sarà effettuato sul campo (nel nostro caso, in una zona dove circola il Coronavirus) così da verificare l’efficacia dell’eventuale vaccino;
  3. infine, si passerà al test su migliaia di persone, i cui risultati saranno confrontati con quelli ottenuti nella fase 2.

Inoltre c’è una quarta fase, dove entrano in gioco le cause farmaceutiche che monitorano i vaccini diffusi e annotano eventuali reazioni avverse sul lungo periodo ed effetti secondari. Il virologo Fabrizio Pregliasco, professore dell’Università degli Studi di Milano, ha sottolineato che, notoriamente, per un vaccino ci vogliono dai 6 agli 8 anni. In casi straordinari come questo, però, i tempi possono accorciarsi bruscamente.

vaccino covid 19

Vaccino Coronavirus in Italia: il piano Arcuri

Nell’attesa di scoprire quale sarà il vaccino disponibile contro il Covid, l’Italia non vuole farsi trovare impreparata, e ha già messo nero su bianco una bozza di lavoro per la pianificazione e la distribuzione dell’arma tanto attesa contro il Coronavirus.

Dalle prime indiscrezioni si scopre che il primo tassello del rebus è capire a chi inviare le prime dosi. In totale, i primi beneficiari dovrebbero essere circa un milione e 700 mila cittadini, i quali saranno selezionati in base alle categorie più fragili e ad alto rischio Covid: in cima alla lista troviamo operatori sanitari, anziani e malati cronici; in fondo, invece, ci sono i giovani.

Uno dei nodi da sciogliere riguarda la distribuzione. Dopo che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha nominato il commissario dell’emergenza Covid in Italia Domenico Arcuri come responsabile del piano vaccini, resta infatti da capire come diffonderli in tutto il Paese.

“C’è qualche problema per la catena del freddo per la distribuzione del vaccino Covid ma era noto ed il ministero non si è fatto trovare non pronto per questi aspetti di logistica – ha dichiarato Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità -. Adesso il lavoro che sarà svolto con Arcuri consentirà di poter avere un adeguato meccanismo di distribuzione tenendo presente che ci sono anche altri vaccini che stanno arrivando. Si investe su diverse piattaforme vaccinali per poter avere numeri più larghi di vaccini disponibili”.

Inoltre, in un’intervista a Repubblica, Nicola Magrini, direttore generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco, ha spiegato che “Pfizer ha predisposto contenitori ad hoc per il trasporto delle fiale. Sono pieni di ghiaccio secco e conservano i vaccini per 10 giorni. Lo stabilimento è in Belgio, a una giornata di camion da noi. Potremmo cercare di avere consegne periodiche frequenti e non avere bisogno di troppi freezer”.

Sulla possibilità di avere date certe, Magrini si basa sulle ipotetiche possibilità future di Pfizer, che “potrebbe consegnare all’Italia 3,4 milioni di dosi tra fine gennaio e metà febbraio”.

Comunque, in base a quanto riferito da Open, il commissario Arcuri ha inviato una bozza di distribuzione ai presidenti delle Regioni, al ministero della Salute e al ministero degli Affari regionali, partendo dall’assunto che bisogna “salvaguardare quei luoghi che nel corso della pandemia hanno rappresentato il principale canale di contagio e diffusione del virus”.

Secondo un’indiscrezione Ansa, inoltre, il 1° dicembre 2020 Arcuri avrebbe detto in videoconferenza con le Regioni che il piano esecutivo vaccinale è pronto, ma si attende l’approvazione della messa in commercio di un vaccino prima di renderlo operativo.

Leggi anche: Piano vaccini Covid: come sarà la campagna vaccinale

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Il vaccino per Coronavirus sarà un cerotto?

Durante la prima settimana di aprile 2020, si è parlato molto di un possibile cerotto da usare come vaccino contro il Coronavirus. Cos’è e come funziona?

La notizia arrivò dagli Stati Uniti d’America, precisamente dall’Università di Pittsburgh, dove diversi anni prima fu realizzato il vaccino contro la SARS. In pratica, come spiegava Repubblica, si tratterebbe di un cerotto largo 1,5 centimetri composto da 400 sottilissimi aghetti (lunghi 0,5 millimetri e larghi 0,1 millimetri) da applicare sul braccio o sulla spalla. Sono fatti di carbossimetilcellulosa (polimero derivato dalla cellulosa) e permetterebbero alla proteina Spike di entrare nella nostra pelle.

“Già nel 2003 con la SARS – sottolineò Andrea Gambotto a Repubblica, ricercatore dell’università americana – avevamo identificato la proteina chiave che dobbiamo usare come target anche per il nuovo SARS-Cov-2: la proteina ‘spike’, ovvero quella che forma le punte (in realtà più simili a minuscoli ombrelli) di cui è composta la corona del virione e che serve al virus per entrare nelle cellule legandosi ai loro recettori. La proteina ‘spike’ è una specie di chiave che il virus usa per entrare nelle cellule: se blocchi quella chiave, puoi fermare il virus”.

Il cerotto ha avuto solo una sperimentazione animale, notando che “sui topi funziona”. Ora si aspetta l’autorizzazione per la quella clinica umana. “Naturalmente – sottolinea Gambotto – dovremo condurre la sperimentazione clinica per assicurarci che quanto abbiamo visto nei topi possa replicarsi anche nell’uomo”.

Si stima che ciò avverrà “entro 1-2 mesi, a seconda della celerità della FDA americana (US Food and Drug Administration, ndr) nell’autorizzarci”, per poi concludersi “entro altri 2-3 mesi”. Se tutto andrà come previsto, “il vaccino potrebbe essere pronto per la produzione industriale entro 5 mesi da ora”. Al momento non sono stati registrati aggiornamenti significativi sul caso.

alcuni vaccini per coronavirus

Scopriamo il vaccino antiCovid di Moderna Therapeutics

Il 16 marzo 2020 la FDA diede autorizzazione alla società di biotecnologie Moderna Therapeutics di sperimentare il proprio vaccino RNA-messaggero su volontari umani. Il trattamento contiene un codice genetico innocuo, copiato dal nuovo virus che causa la malattia COVID-19.

A marzo 2020, ben 45 persone furono portate presso la struttura Kaiser Permamente (Seattle) per avviare i primi test. Ciascuno dei volontari ricevette 2 dosi a distanza di 28 giorni, che furono iniettate nella parte superiore del braccio. Il tempo stimato per avere risultati certi fu di 18 mesi.

La prima iniezione arrivò il 31 marzo 2020. Il primo volontario sottoposto alla sperimentazione fu Ian Haydon, specialista delle comunicazione all’Università di Washington che, intervistato dal MIT Technology Review, raccontò i rischi ai quali era esposto: “Il primo è lo shock anafilattico. Un altro è l’antibody-dependent enhancement (quando un vaccino peggiora una malattia), ma non è chiaro se sia rilevante per il COVID-19. Infine, il terzo livello di rischio è l’imprevisto. Questo esiste per qualsiasi vaccino”.

vaccino moderna therapeutics contro il covid

Moderna Therapeutics: inizia la Fase 3

Il 27 luglio 2020 il vaccino mRNA-1273 arrivò alla Fase 3 della sperimentazione umana. Il New England Journal of Medicine definì i primi risultati “promettenti”. A crederci fu soprattutto il governo degli Stati Uniti.

Dopo un assegno da un miliardo di dollari staccato a inizio pandemia, l’11 agosto 2020 l’amministrazione Trump consegnò un ulteriore finanziamento di un miliardo e mezzo di dollari con lo scopo di acquistare le prime 100 milioni di dosi del futuro vaccino.

In aggiunta, il 30 settembre 2020 la stessa azienda americana pubblicò nuovi risultati sulla sperimentazione umana. In base a quanto fu reso noto attraverso New England Journal of Medicine, infatti, 40 volontari sopra i 56 anni hanno mostrato una risposta immunitaria uguali ai volontari più giovani.

Vaccino Covid, Moderna: “Efficace al 94,5%”

Il 16 novembre 2020 Moderna Therapeutics ha diramato 2 importanti aggiornamenti.

La prima novità riguarda la stabilità del vaccino a 2 e 8 gradi per 30 giorni, cioè la temperatura di un normale frigorifero domestico e medico. Inoltre, resta stabile a -20 gradi per 6 mesi (in condizioni di refrigerazione fino a 30 giorni, mentre a temperatura ambiente per 12 ore). Si tratta di un dato importante in quanto permette di avere un vaccino di facile distribuzione su ampia scala.

La seconda notizia riguarda l’utilità del vaccino di Moderna Therapeutics. In base alle indagini preliminari ad interim in Fase 3, il vaccino mRNA-1273 è efficace al 94,5%. Grazie a questi dati, nelle prossime settimane la compagnia ha promesso di presentare un’autorizzazione all’uso di emergenza del vaccino alla FDA.

Si stima inoltre che, entro la fine dell’anno, Moderna avrà pronte per la spedizione circa 20 milioni di dosi, mentre nel 2021 punta a produrne a livello globale da 500 milioni a 1 miliardo.

Efficacia vaccino contro Covid sale al 100% nei casi gravi

Con un nuovo comunicato stampa del 30 novembre 2020, Moderna Therapeutics ha annunciato che l’efficacia del proprio vaccino contro il Covid è stata attestata al 94,1%, percentuale che sale al 100% nei casi di gravi.

Forte di questi risultati, l’azienda americana ha segnalato che nella stessa giornata richiederà l’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata a EMA (European Medicines Agency) e l’autorizzazione all’uso di emergenza alla FDA (U.S. Food and Drug Administration).

EMA: “Valutazione definitiva il 12 gennaio 2021”

Il 1° dicembre 2020 l’EMA ha reso noto attraverso un comunicato stampa di aver ricevuto da Moderna Biotech Spain la richiesta di autorizzazione all’immissione in commercio condizionale del proprio vaccino.

La valutazione sarà eseguita durante il periodo natalizio, e il 12 gennaio 2021 verrà diffuso il risultato definitivo attraverso una riunione straordinaria. Tali tempi così ristretti, spiega EMA, sono stati possibili in quanto tale vaccino contro il Covid è stato esaminato con la modalità della “revisione continua”.

Leggi anche: Natale Covid, ECDC: “Se allentiamo le misure, i ricoveri aumenteranno”

risultati vaccino anti-covid moderna

Vaccino Covid: cos’è il vaccino di Pzifer

Il 16 ottobre 2020 Albert Bourla, presidente e CEO dell’azienda farmaceutica statunitense Pzifer, ha diffuso una nota stampa nella quale ha spiegato che presenterà una richiesta di autorizzazione di emergenza del vaccino a RNA messaggero contro il COVID-19 “nella terza settimana di novembre” – se ovviamente tale vaccino supererà il requisito della sicurezza.

Questo vaccino si basa su un principio simili ad altri in fase di studio: frammenti di mRNA vengono iniettati per produrre la glicoproteina Spike (l’antigene della Sars-CoV-2), così da prendere di mira i recettori ACE2. In questo modo, il nostro organismo dovrebbe essere in grado di produrre le cellule antigene necessarie per contrastare il nuovo virus.

come funziona vaccino covid mrna
Come funziona un vaccino mRna (Fonte: BBC)

Per arrivare a certi traguardi, Bourla ha sottolineato che bisogna considerare le 3 aree chiave che un vaccino deve superare: “In primo luogo, il vaccino deve essere dimostrato efficace, il che significa che può aiutare a prevenire la malattia COVID-19 in almeno la maggior parte dei pazienti vaccinati. In secondo luogo e altrettanto importante, il vaccino deve essere dimostrato sicuro, con dati di sicurezza affidabili generati da migliaia di pazienti. Infine, dobbiamo dimostrare che il vaccino può essere costantemente prodotto secondo i più elevati standard di qualità”.

Intanto, nel settembre 2020, Pfizer e BioNTech avevano già siglato un accordo con l’Unione Europea per la fornitura di 200 milioni di dosi e un’opzione acquisto di ulteriori 100 milioni nel caso in cui il vaccino funzionasse. Le eventuali forniture inizieranno entro la fine del 2020 – dopo ovviamente l’approvazione delle autorità regolatorie.

pfizer vaccino contro il covid

Vaccino Pfizer efficace al 90%

Dopo qualche tempo, il presidente di Pfizer, Albert Bourla, in un lungo thread su Twitter, ha comunicato che il vaccino previene il 90 per cento delle infezioni da Coronavirus, 7 giorni dopo la seconda dose, con una protezione completa che viene raggiunta dopo 28 giorni.

“I risultati dimostrano che il nostro vaccino a base di mRNA può aiutare a prevenire il COVID-19 nella maggior parte delle persone che lo ricevono – scrive Bourla sul sito di Pfizer -. Ciò significa che siamo un passo più vicini a fornire potenzialmente alle persone in tutto il mondo una svolta tanto necessaria per contribuire a porre fine a questa pandemia globale”.

Forte di questi dati, il 10 novembre 2020 la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha confermato la previsione di un accordo per avere presto circa 300 milioni di dosi. “È la nostra chance migliore per battere il Coronavirus e tornare a una vita normale”, disse von der Leyen in un video pubblicato su Twitter. L’Italia avrà accesso al 13,5 per cento delle dosi europee.

Le voci sono state confermate mercoledì 11 novembre 2020. Come si apprende da un comunicato stampa della Commissione Europea, è stato approvato un quarto contratto con BioNTech e Pfizer “che prevede l’acquisto iniziale di 200 milioni di dosi per conto di tutti gli Stati membri dell’UE, più un’opzione per richiedere fino a ulteriori 100 milioni di dosi”, da distribuire una volta che il vaccino si sarà dimostrato efficace e sicuro.

Il presidente di Pfizer Alber Bourla ha precisato che entro la fine del 2020 ci dovrebbero essere le prime consegne, “soggette ad approvazione normativa”. Si prevede, inoltre, di produrre 1,3 miliardi di dosi nel 2021. Le dosi di vaccino per l’Europa saranno prodotte da BioNTech in Germania e da Pfizer in Belgio.

Pfizer annuncia la fine della Fase 3 di sperimentazione del proprio vaccino anti-Covid

Il 18 novembre 2020 l’azienda Pfizer ha comunicato la conclusione della Fase 3 di sperimentazione del proprio vaccino a RNA messaggero, con risultati sorprendenti. Secondo la nota, “l’analisi di efficacia primaria dimostra che BNT162b2 è efficace al 95% contro COVID-19 a partire da 28 giorni dopo la prima dose”. Ed è quindi stata superata la soglia per la richiedere l’autorizzazione a uso emergenziale del vaccino.

Nel comunicato vengono specificate anche le strutture Pfizer che faranno parte della catena di produzione e fornitura: St. Louis (Stati Uniti), Andover (Regno Unito), Kalamazoo (Stati Uniti) e Puurs (Belgio), a cui vanno aggiunti i siti tedeschi di BioNTech. Oltretutto, le realtà coinvolte “hanno sviluppato caricatori termici appositamente progettati e a temperatura controllata che utilizzano ghiaccio secco per mantenere condizioni di temperatura di -70 ° C ± 10 ° C”.

EMA: “Ok al vaccino Pfizer”

Nel primo pomeriggio di lunedì 21 dicembre 2020 l’EMA ha dato il proprio parere positivo a “concedere un’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata” del vaccino Pfizer per le persone che hanno più di 16 anni. Qualche ora più tardi è arrivata anche l’autorizzazione da parte della Commissione Europea. “Avere a disposizione un vaccino efficace e sicuro apre una fase nuova e ci da più forza e fiducia”, ha dichiarato il ministro Speranza.

Le prime dosi per l’Italia partiranno dal Belgio il 24 dicembre e arriveranno allo Spallanzani di Roma il 26 dicembre. Il Vaccine Day è previsto per il 27 dicembre.

Il 1° dicembre 2020 l’EMA aveva fatto sapere di aver ricevuto ricevuto una domanda di autorizzazione all’immissione in commercio condizionale da BioNTech e Pfizer. La valutazione definitiva era attesa a seguito di una riunione straordinaria, inizialmente prevista per il 29 dicembre 2020, salvo poi anticipata al 21 dicembre. Tali tempi così ristretti, spiega EMA, sono stati possibili in quanto tale vaccino è stato esaminato con la modalità della “revisione continua”.

Leggi anche: Covid e reazioni allergiche: cosa sappiamo sulla questione vaccino

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Vaccino antiCovid Pfizer, la Gran Bretagna dice ok all’uso: primo Paese al mondo

Il 2 dicembre 2020 la Gran Bretagna diventa il primo Paese mondiale ad approvare l’uso del vaccino Pfizer sull’uomo. Secondo l’MHRA (Medicines and Healthcare products Regulatory Agency), i risultati annunciati dall’azienda permettono all’UK di poter diffondere l’arma contro il Covid già nella seconda settimana di dicembre (anche prima per le persone più a rischio).

I primi a ricevere le dosi (somministrate in 2 iniezioni, una ogni 21 giorni) saranno personale di lavoro e residenti delle case di cura, 80enni e operatori sanitari e sociali. Poi toccherà agli over 50 e infine ai giovani – per queste categorie si parla di una vaccinazione nel 2021.

A pochi minuti dall’annuncio mondiale Matt Hancock, segretario alla sanità inglese, ha sottolineato che è stata la stessa MHRA ad autorizzare l’uso di uno dei vaccini più promettenti in circolazione: “L’aiuto è sulla via”.

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Vaccino Coronavirus Oxford, Pomezia e AstraZeneca: come funziona?

Uno dei vaccini vettoriali più promettenti è chiamato Azd1222, e coinvolge l’Università di Oxford, l’azienda anglo-svedese AstraZeneca e l’Advent-Ibrm di Pomezia.

Lunedì 13 aprile 2020 arrivò la notizia di un vaccino contro il Covid che aveva in programmazione dei test accelerati sull’uomo e su cui era stato ipotizzato un uso compassionevole già a settembre 2020 per il personale sanitario e le Forze dell’ordine – informazione di cui trovammo un riscontro in una nota della stessa Università.

Esiste di fatto una partnership tra Advent-Irbm e Jenner Institute della Oxford University che permetterà di inviare il primo lotto del vaccino da Pomezia per l’Inghilterra. Qui “inizieranno i testi accelerati su 500 volontari sani”, aveva detto l’ad di Irbm Piero di Lorenzo all’Ansa.

“Ormai – spiega – è in fase finale la trattativa per un finanziamento di rilevante entità con un pool di investitori internazionali e vari Governi interessati a velocizzare ulteriormente lo sviluppo e la produzione industriale del vaccino”.

“Si è deciso di passare direttamente alla fase di sperimentazione clinica sull’uomo in Inghilterra – specifica – ritenendo, da parte della Irbm e della Oxford University, sufficientemente testata la non tossicità e l’efficacia del vaccino sulla base dei risultati di laboratorio, che sono stati particolarmente efficaci”.

Già a fine marzo 2020, la stessa Università di Oxford aveva accennato all’apertura del reclutamento per testate la terapia. “Il vaccino – si legge – è un vettore di vaccino adenovirus (basato su un virus degli scimpanzé, ChAdOx1). È stata scelta come la tecnologia vaccinale più adatta per un vaccino SARS-CoV-2 (COVID-19) in quanto può generare una forte risposta immunitaria da una dose e non è un virus replicante, quindi non può causare un’infezione in corso nel individuo vaccinato”.

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Vaccino Oxford Pomezia: accordo con l’Unione Europea

Il 14 agosto 2020 il vaccino di Oxford è stato preselezionato dall’Unione Europea, la quale si è assicurata le prime 400 mila dosi. “Questo primo accordo sul vaccino con la Commissione europea – si legge in un comunicato – garantirà a milioni di europei l’accesso al vaccino AZD1222 dopo la sua approvazione. Con la produzione nella nostra filiera europea che sarà presto avviata, speriamo di rendere il vaccino ampiamente e rapidamente disponibile, con le prime dosi da consegnare entro la fine del 2020″.

Il caso Oxford-Pomezia: sarà pronto a novembre?

Il 7 settembre 2020 Repubblica aveva annunciato che tale vaccino sarebbe stato pronto a novembre 2020, addirittura con la produzione di 10 mila dosi. Tale notizia, però, è stata smentita su Twitter da Andrea Mazzella, ricercatore in epidemiologia alla London School of Hygiene and Tropical Medicine: “È interessante perché sto lavorando a questa ricerca e tutto ciò mi è completamente nuovo”.

Ventiquattro ore dopo, AstraZeneca e l’Università di Oxford annunciarono persino la sospensione della sperimentazione, visto che durante la Fase 3 fu registrata una reazione avversa a un partecipante (su 50 mila) del trial clinico nel Regno Unito. Un portavoce dell’AstraZeneca commentò il fatto sottolineando che si trattava di “un’azione di routine” (statenews).

Il 9 settembre 2020 ci fu un ulteriore chiarimento. In base alle dichiarazioni di Piero Di Lorenzo rilasciate a Fanpage, la sperimentazione non fu sospesa, bensì “sono state bloccate le nuove vaccinazioni nei nuovi paesi. Attualmente è in corso una vaccinazione su 50mila persone in 5 paesi, che va avanti in attesa che si pronunci il comitato scientifico indipendente sull’unico quadro clinico avverso emerso”. Di Lorenzo aggiunse poi che, anche se ci saranno dei ritardi, le prime dosi del vaccino potrebbero arrivare già alla fine del 2020.

Il 12 settembre 2020 AstraZeneca annunciò di aver ottenuto l’autorizzazione dalla Gran Bretagna di riprendere la sperimentazione, dopo che l’Agenzia del Farmaco aveva effettuato tutte le indagini del caso.

Vaccino Covid Oxford Pomezia, Di Lorenzo: “Distribuzione entro fine 2020”

Il 14 settembre 2020 Piero Di Lorenzo è tornato a parlare a La Stampa, spiegando che si “può tranquillamente arrivare a distruzione entro fine anno se non si verificano altri eventi. L’ipotesi novembre è tuttora in campo, incrociando le dita, aspettiamo con cauto ottimismo”.

In merito alle dosi, ha spiegato che “l’Europa ha ordinato 300 milioni di dosi e opzionate 100 milioni, che dovrebbero essere distribuite entro giugno 2021. […] L’Italia ne ha ordinate 70 milioni. Di questi i primi 2-3 milioni arriveranno entro fine anno”, il cui costo sarà di “due euro e mezzo a fiala”.

Un ottimismo che serpeggia anche in Jonathan Van-Tam, vice chief medical officer dell’Nhs (National Health service, il sistema sanitario nazionale del Regno Unito), il quale recentemente avrebbe detto ai parlamentari che si starebbe per puntare su un vaccino pronto contro il Coronavirus subito dopo Natale, molto probabilmente riferendosi al vaccino Oxford (The Times).

Piero Di Lorenzo intervenne il 21 ottobre 2020 anche a Finacialouge, ribadendo che “se non insorgono problematiche improvvise è ragionevole pensare che la fase clinica di sperimentazione possa concludersi entro fine novembre o primi di dicembre”. Sostanzialmente, quindi, “il trial clinico può concludersi prima della fine di novembre, ma certamente non posso fare previsioni o commenti sui tempi di validazione”.

Leggi anche: Tutto quello che c’è da sapere sulla mascherina per Coronavirus

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Oxford Pomezia: il caso della morte di un medico brasiliano

Nella serata del 21 ottobre 2020 è stata rilasciata la notizia del decesso di un medico brasiliano volontario del vaccino Oxford-AstraZeneca: si chiamava João Pedro Feitosa, aveva 28 anni e la sua morte sarebbe avvenuta lunedì 19 ottobre.

Il trial clinico non si è però fermato in quanto, come riporta Fanpage, la scomparsa di Feitosa, legata a complicanze date dal Coronavirus, sarebbe dovuta all’aver utilizzato una soluzione “placebo” contro il Covid, invece che somministrare il vero e proprio antidoto in fase di sperimentazione.

Di Lorenzo: “Il vaccino per tutti a giugno 2021”

La lotteria delle date comunque continua a macinare dichiarazioni su dichiarazioni. Ancora una volta, lo stesso Di Lorenzo dell’Irbm Pomezia, intervenuto a Omnibus (La7) ha spiegato che il vaccino potrebbe essere pronto per tutti a giugno 2021: “È assolutamente credibile che la sperimentazione del progetto AstraZeneca-Oxford possa arrivare a conclusione con le sperimentazioni di fase 3 a fine novembre-metà dicembre. È ragionevole pensare che entro la fine dell’anno possa esserci la validazione”.

Di Lorenzo ha poi aggiunto che “se tutto andrà bene, è ragionevole aspettarsi che le prime dosi di vaccino, 2-3 milioni, arrivino in Italia entro la fine dell’anno. […] Entro giugno 2021, tutti quelli che vorranno vaccinarsi in Italia potranno farlo”.

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Baselga di AstraZeneca: “Prime dosi a marzo 2021”

I giorni passano e il vaccino Oxford-Pomezia sembra sempre di più il principale strumento europeo del futuro contro il nuovo Coronavirus. Queste sensazioni sono state confermate da Josep Baselga, vicepresidente esecutivo dell’area Ricerca e sviluppo dell’oncologia dell’azienda AstraZeneca, il quale alla radio catalana Rac1 ha dichiarato che le prime dosi del vaccino potrebbero essere distribuite a marzo 2021, sempre se la fase di sperimentazione della fase 3 si concluderà a fine novembre.

In base alle sue dichiarazioni, quindi, alla fine del primo trimestre del 2021 il vaccino potrà essere in una fase avanzata di distribuzione. Già a fine 2020, inoltre, dovrebbero essere pronte 3 miliardi di dosi. Le prime indicazioni confermano che il costo del vaccino sarà di circa 2 euro e servirà una somministrazione di 2 dosi ogni 28 giorni.

Tuttavia, per Baselga il vaccino non è l’unica soluzione, ma si sta guardando anche agli anticorpi monoclonali “che stiamo realizzando per meccanismi di produzione di ingegneria molecolare superspettacolari. Stimo che li avremo alla fine del primo trimestre del prossimo anno. Ce ne sono meno dei vaccini, ma 16 sono in fase di sviluppo”.

I risultati promettenti del vaccino antiCovid di Oxford Pomezia

Il 18 novembre 2020 è stato pubblicato un report sulla rivista medica Lancet il quale ha sottolineato che, dopo aver ricevuto il vaccino Oxford-Pomezia, le persone con un’età compresa tra i 56 e i 69 anni e con età superiore ai 70 anni hanno dimostrato una risposta immunitaria pari a quella di individui tra i 18 e i 55 anni.

Inoltre, il 23 novembre 2020 l’azienda Astrazeneca ha diffuso nuovi risultati sull’efficacia del vaccino in base al tipo di dosaggio effettuato. Come si può notare sul comunicato, infatti:

  • un primo regime di dosaggio con mezza dose, seguita da una dose piena dopo un mese di distanza, ha prodotto un’efficacia del 90%;
  • un secondo regime, invece, basato su 2 dosi intere ad almeno un mese di distanza ha prodotto un’efficacia del 62%.

“L’analisi combinata di entrambi i regimi di dosaggio (n = 11.636) – spiega la nota – ha prodotto un’efficacia media del 70%”. Per AstraZeneca, sono risultati (“endpoint primario”) che permettono la presentazione normativa dei dati per l’approvazione condizionale o anticipata del vaccino.

Vi sono anche riportati i dettagli riguardanti la produzione (3 miliardi di dosi nel 2021 su base continuativa) e distribuzione del vaccino (conservato in condizioni refrigerate normali, 2-8 gradi Celsius, per almeno 6 mesi).

Leggi anche: Le differenze tra sintomi del Coronavirus e dell’allergia stagionale

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Vaccino antiCovid di Russia e Cina

Negli ultimi mesi, Russia e Cina hanno rilanciato alcune notizie in merito a un possibile vaccino contro il Coronavirus (in alcuni casi già somministrato) che avrebbe ottenuto degli ottimi risultati. Cosa possiamo realmente dire sulla vicenda?

La Russia e il vaccino contro il Coronavirus: ecco Sputnik

L’11 agosto 2020 il Ministero della Salute russo annunciò un vaccino di nome Sputnik, senza però passare per la Fase 3 della sperimentazione clinica, salvo poi fare marcia indietro e coinvolgere 40 mila candidati.

Il 4 settembre 2020 arrivarono i primi risultati della Fase 1 e 2: buona risposta immunitaria ed effetti collaterali “moderati”. Come se non bastasse, il 20 settembre 2020 Putin promise la registrazione di un secondo vaccino al Consiglio della Federazione entro il 15 ottobre 2020.

Dopo esattamente 3 mesi dall’annuncio, l’11 novembre 2020 National Research Center for Epidemiology and Microbiology ‘Gameleya Center’ e il Russian Direct Investment Fund hanno dichiarato che, in base a un’analisi provvisoria “ad interim ottenuta 21 giorni dopo la prima iniezione”, il vaccino Sputnik è efficace al 92 per cento.

Al momento, Sputnik V è richiesto da oltre 50 paesi per oltre 1,2 miliardi di dosi. Le forniture saranno prodotto da partner internazionali di RDIF in India, Cina, Brasile, Corea del Sud e altre nazioni non ben specificate. I contratti esistenti consentono la produzione di 500 milioni di dosi al di fuori della Russia per ogni anno, anche si stanno varando delle possibilità per aumentare la capacità estera.

Leggi anche: Quanto tempo sopravvive il nuovo Coronavirus sulle superfici?

Il vaccino cinese

In Cina ci sarebbe un vaccino creato dalla società CanSino Biologics, somministrato all’esercito cinese dal 25 giugno 2020 durante la Fase 2 di sperimentazione. Il 9 agosto 2020, invece, il Ministero della Salute cinese ha dato inizio della Fase 3 in Arabia Saudita grazie a un accordo con il governo locale. Secondo The Lancet, è uno dei vaccini più promettenti.

Quali sono i vaccini in Fase 3?

Il 16 novembre 2020 l’elenco dei vaccini contro il Coronavirus in Fase 3 si è arricchito di un altro nome. Nel Regno Unito, infatti, anche il vaccino della società farmaceutica Janssen, che fa capo alla Johnson&Johnson, è approdata alla Fase 3. Tra l’altro, il 1° dicembre 2020 l’EMA ha fatto sapere che questo vaccino è ufficialmente sottoposto a revisione continua.

Di seguito, alcuni dei vaccini più importanti che sono in una fase molto avanzata dei propri trial clinici:

  • AZD1222 (Astrazeneca);
  • BNT162b2 (Pfizer);
  • mRNA 1273 (ModernaTX);
  • Ad26.CoV2.S (Johnson&Johnson);
  • Ad5-nCoV (CanSino Biologics);
  • Nanoparticle Vaccine With Matrix-M1™ Adjuvant (Novavax)
  • Vero cell (Laboratorio Elea Phoenix S.A. , Pechino)
  • Gam-COVID-Vac Lyo (Gamaleya Research Institute e Ministero della Salute russo)
  • PROFISCOV (Butantan Institute);
  • CoronaVac (Health Institutes of Turkey).

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Angelo Andrea Vegliante
Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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