Quando sarà pronto un vaccino contro il Coronavirus? A che punto siamo?

Quando avremo un vaccino contro il Coronavirus? Al momento stabilire una data certa è abbastanza complesso. Le ultime dichiarazioni corali di esperti ed esponenti politici hanno però affermato che una prima luce in fondo al tunnel si potrebbe intravedere tra la fine del 2020 e il primo trimestre del 2021 – ma, appunto, nulla è certo, anche se qualche giorno fa il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio ha detto che “ci deve far ben sperare” (Fanpage).

Il tema del vaccino contro il Coronavirus è stato spesso trattato come una vera e propria alternativa all’immunità di gregge, anche se quest’ultima non è mai stata una strategia ipotizzabile concretamente (recentemente bocciata anche da 80 esperti su The Lancet). Perciò, l’attenzione mondiale è circoscritta attorno agli ultimi aggiornamenti sulla sperimentazione umana.

Tra l’altro, con l’inizio della Fase 2 e la riapertura delle scuole, è iniziata una vera e propria rincorsa per cercare e trovare un vaccino che possa finalmente darci una protezione importante contro il Covid-19. Ma a che punto siamo? E cosa possiamo dire dei possibili vaccini più chiacchierati?

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ricercatore cerca vaccino contro coronavirus

Quando avremo un vaccino per il Coronavirus?

Prima di procedere alla cronaca, chiariamo alcuni punti. Oggi non abbiamo un vaccino che ci possa proteggere dal Coronavirus, anche perché, spiega il ministero della Salute, per averne uno bisogna aspettare i tempi di realizzazione, che sono relativamente lunghi: 12-18 mesi.

Tuttavia Fanpage specifica che i tempi di gestione così lunghi di un vaccino non dipendono dalla preparazione in sé, quanto dagli studi clinici in sequenza che aiutano a certificare la sicurezza e l’efficacia del trattamento. Esistono infatti tre fasi:

  1. coinvolgimento di poche decine di pazienti per determinare l’assenza di effetti collaterali gravi;
  2. si allarga lo studio a centinaia di pazienti e sarà effettuato sul campo (nel nostro caso, in una zona dove circola il Coronavirus) così da verificare l’efficacia dell’eventuale vaccino;
  3. infine, si passerà al test su migliaia di persone, i cui risultati saranno confrontati con quelli ottenuti nella fase 2.

Inoltre c’è una quarta fase, dove entrano in gioco le cause farmaceutiche che monitorano i vaccini diffusi e annotano eventuali reazioni avverse sul lungo periodo ed effetti secondari. Molte aziende si trovano in una fase avanzata della preparazione del vaccino. Il virologo Fabrizio Pregliasco, professore dell’Università degli Studi di Milano, ha sottolineato che, notoriamente, per un vaccino ci vogliono dai 6 agli 8 anni. In casi straordinari come questo, però, i tempi possono accorciarsi bruscamente.

Il vaccino per Coronavirus sarà un cerotto?

Durante la prima settimana di aprile 2020, si è parlato molto di un possibile cerotto da usare come vaccino contro il Coronavirus. Cos’è e come funziona?

La notizia arriva dagli Stati Uniti d’America, precisamente dall’Università di Pittsburgh, dove diversi anni prima è stato realizzato il vaccino contro la SARS. In pratica, come racconta Repubblica, si tratterebbe di un cerotto largo 1,5 centimentri composto da 400 sottilissimi aghetti (lunghi 0,5 millimetri e larghi 0,1 millimetri) da applicare sul braccio o sulla spalla. Sono fatti di carbossimetilcellulosa (polimero derivato dalla cellulosa) e permetterebbero alla proteina Spike di entrare nella nostra pelle.

“Già nel 2003 con la SARS – spiega Andrea Gambotto a Repubblica, ricercatore dell’università americana – avevamo identificato la proteina chiave che dobbiamo usare come target anche per il nuovo SARS-Cov-2: la proteina ‘spike’, ovvero quella che forma le punte (in realtà più simili a minuscoli ombrelli) di cui è composta la corona del virione e che serve al virus per entrare nelle cellule legandosi ai loro recettori. La proteina ‘spike’ è una specie di chiave che il virus usa per entrare nelle cellule: se blocchi quella chiave, puoi fermare il virus”.

Per ora, il cerotto ha avuto solo una sperimentazione animale, notando che “sui topi funziona”. Ora si aspetta l’autorizzazione per la quella clinica umana. “Naturalmente – sottolinea Gambotto – dovremo condurre la sperimentazione clinica per assicurarci che quanto abbiamo visto nei topi possa replicarsi anche nell’uomo”.

Si stima che ciò avverrà “entro 1-2 mesi, a seconda della celerità della FDA americana nell’autorizzarci”, per poi concludersi “entro altri 2-3 mesi”. Se tutto andrà come previsto, “il vaccino potrebbe essere pronto per la produzione industriale entro 5 mesi da ora”. Al momento, però, non sono stati registrati aggiornamenti significativi sul caso.

alcuni vaccini per coronavirus

Vaccino per Coronavirus: il caso Moderna Therapeutics

Il 16 marzo 2020 la FDA aveva già dato autorizzazione alla società di biotecnologie Moderna Therapeutics di sperimentare il proprio vaccino genetico su volontari umani. Il trattamento, come dice Adnkronos, conterrebbe un codice genetico innocuo, copiato dal nuovo virus che causa la malattia COVID-19.

Perciò un trail clinico sugli umani per ottenere un vaccino contro il Coronavirus è tutt’ora in corso. Nel dettaglio, a marzo 2020, ben 45 persone sono state portate presso la struttura Kaiser Permamente (Seattle) per avviare i primi test. Ciascuno dei volontari ha ricevuto due dosi a distanza di 28 giorni, che sono state iniettate nella parte superiore del braccio. Il tempo stimato per avere risultati certi, comunque, resta ampio: 18 mesi.

La prima iniezione è arrivata il 31 marzo 2020. Il primo volontario sottoposto alla sperimentazione è Ian Haydon, specialista delle comunicazione all’Università di Washington che, intervistato dal MIT Technology Review, ha spiegato i rischi ai quali si è esposto: “Il primo è lo shock anafilattico. Un altro è l’antibody-dependent enhancement (quando un vaccino peggiora una malattia), ma non è chiaro se sia rilevante per il COVID-19. Infine, il terzo livello di rischio è l’imprevisto. Questo esiste per qualsiasi vaccino”.

Al momento, questo sembra un vaccino molto promettete. Come racconta Facta News, infatti, il vaccino mRNA-1273 è arrivato alla Fase 3 della sperimentazione umana, datata 27 luglio 2020 e condotta su una popolazione di 30 mila persone. Il New England Journal of Medicine ha definito i primi risultati “promettenti”.

A crederci è soprattutto il governo degli Stati Uniti. Dopo un assegno da un miliardo di dollari staccato a inizio pandemia, l’11 agosto 2020 l’amministrazione Trump ha consegnato un ulteriore finanziamento di un miliardo e mezzo di dollari con lo scopo di acquistare le prime 100 milioni di dosi del futuro vaccino.

Infine, il 30 settembre 2020 la stessa azienda americana ha pubblicato nuovi risultati sulla sperimentazione umana. In base a quanto reso noto attraverso New England Journal of Medicine, infatti, 40 volontari sopra i 56 anni hanno mostrato una risposta immunitaria uguali ai volontari più giovani.

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test vaccino coronavirus

Ecco Pzifer: “Un Vaccino contro il Covid sicuro? Forse chiederemo il via libera nella terza settimana di novembre”

Intanto il 16 ottobre 2020 Albert Bourla, presidente e CEO dell’azienda farmaceutica statunitense Pzifer, ha diffuso una nota stampa nella quale spiega che presenterà una richiesta di autorizzazione di emergenza del vaccino contro il COVID-19 “nella terza settimana di novembre“, se ovviamente tale vaccino supererà il requisito della sicurezza.

Bisogna comunque ricordare che stiamo parlando di stime e che, come tutti, anche questa azienda sta operando “alla velocità della scienza”. Per questo motivo, poi, Bourla sottolinea che “potremmo sapere se il nostro vaccino è efficace o meno entro la fine di ottobre“.

Tuttavia, per arrivare a certi traguardi Bourla spiega quali sono le tre aree chiave che un vaccino deve superare: “In primo luogo, il vaccino deve essere dimostrato efficace, il che significa che può aiutare a prevenire la malattia COVID-19 in almeno la maggior parte dei pazienti vaccinati. In secondo luogo e altrettanto importante, il vaccino deve essere dimostrato sicuro, con dati di sicurezza affidabili generati da migliaia di pazienti. Infine, dobbiamo dimostrare che il vaccino può essere costantemente prodotto secondo i più elevati standard di qualità”.

Questa notizia ha avuto anche il riscontro positivo del medico Roberto Burioni, uno dei primi a darle risonanza sui social.

Vaccino Coronavirus Oxford: come funziona e quando sarà pronto?

Uno dei vaccini vettoriali più promettenti è chiamato Azd1222, e coinvolge l’Università di Oxford, l’azienda anglo-svedese AstraZeneca e l’Advent-Ibrm di Pomezia. Proviamo a fare una cronistoria della situazione.

Lunedì 13 aprile 2020 è arrivata la notizia di un vaccino contro il Coronavirus che aveva in programmazione dei test accelerati sull’uomo e su cui era stato ipotizzato un uso compassionevole già a settembre 2020 per il personale sanitario e le Forze dell’ordine. La news sul vaccino è stata lanciata dall’Ansa, a cui troviamo un riscontro anche in una nota della stessa Università.

Sostanzialmente, esiste una partnership tra Advent-Irbm e Jenner Institute della Oxford University che permetterà di inviare il primo lotto del vaccino da Pomezia per l’Inghilterra. Qui “inizieranno i testi accelerati su 500 volontari sani”, aveva detto l’ad di Irbm Piero di Lorenzo all’Ansa. “Ormai – spiega – è in fase finale la trattativa per un finanziamento di rilevante entità con un pool di investitori internazionali e vari Governi interessati a velocizzare ulteriormente lo sviluppo e la produzione industriale del vaccino”.

“Si è deciso di passare direttamente alla fase di sperimentazione clinica sull’uomo in Inghilterra – specifica – ritenendo, da parte della Irbm e della Oxford University, sufficientemente testata la non tossicità e l’efficacia del vaccino sulla base dei risultati di laboratorio, che sono stati particolarmente efficaci”.

Già a fine marzo 2020, la stessa Università di Oxford aveva accennato all’apertura del reclutamento per testate la terapia. “Il vaccino – si legge – è un vettore di vaccino adenovirus (basato su un virus degli scimpanzé, ChAdOx1). È stata scelta come la tecnologia vaccinale più adatta per un vaccino SARS-CoV-2 (COVID-19) in quanto può generare una forte risposta immunitaria da una dose e non è un virus replicante, quindi non può causare un’infezione in corso nel individuo vaccinato”.

Il 14 agosto 2020, il vaccino di Oxford è stato preselezionato dall’Unione Europea, la quale si è assicurata le prime 400 mila dosi. “Questo primo accordo sul vaccino con la Commissione europea – si legge nella nota – garantirà a milioni di europei l’accesso al vaccino AZD1222 dopo la sua approvazione. Con la produzione nella nostra filiera europea che sarà presto avviata, speriamo di rendere il vaccino ampiamente e rapidamente disponibile, con le prime dosi da consegnare entro la fine del 2020″.

Qualche settimana fa, però, si è aperto uno strano giallo in merito al vaccino di Oxford. Il 7 settembre 2020 Repubblica aveva annunciato che tale vaccino sarebbe stato pronto a novembre 2020, addirittura con la produzione di 10 mila dosi. Tale notizia, però, è stata smentita su Twitter da Andrea Mazzella, ricercatore in epidemiologia alla London School of Hygiene and Tropical Medicine: “È interessante perché sto lavorando a questa ricerca e tutto ciò mi è completamente nuovo”.

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Tuttavia, 24 ore dopo, AstraZeneca e l’Università di Oxford hanno annunciato la sospensione della sperimentazione, visto che durante la Fase 3 è stata registrata una reazione avversa a un partecipante (su 50 mila) del trial clinico nel Regno Unito. Un portavoce dell’AstraZeneca commentò il fatto sottolineando che si trattava di “un’azione di routine” (statenews).

Il 9 settembre 2020 ci fu un ulteriore chiarimento. In base alle dichiarazioni di Piero Di Lorenzo, presidente di Irbm, rilasciate a Fanpage, la sperimentazione non è stata sospesa, bensì “sono state bloccate le nuove vaccinazioni nei nuovi paesi. Attualmente è in corso una vaccinazione su 50mila persone in 5 paesi, che va avanti in attesa che si pronunci il comitato scientifico indipendente sull’unico quadro clinico avverso emerso”. Di Lorenzo ha poi aggiunto che, anche se ci saranno dei ritardi, le prime dosi del vaccino potrebbero arrivare già alla fine del 2020.

Successivamente, il 12 settembre 2020, la stessa AstraZeneca annunciò di aver ottenuto l’autorizzazione dalla Gran Bretagna di riprendere la sperimentazione, dopo che l’Agenzia del Farmaco aveva effettuato tutte le indagini del caso (La Stampa).

Due giorni dopo, il 14 settembre 2020, Piero Di Lorenzo è tornato a parlare a La Stampa, spiegando che si “può tranquillamente arrivare a distruzione entro fine anno se non si verificano altri eventi. L’ipotesi novembre è tuttora in campo, incrociando le dita, aspettiamo con cauto ottimismo”.

In merito alle dosi, ha spiegato che “l’Europa ne ha ordinato 300 milioni di dosi e opzionate 100 milioni, che dovrebbero essere distribuite entro giugno 2021. […] L’Italia ne ha ordinate 70 milioni. Di questi i primi 2-3 milioni arriveranno entro fine anno”, il cui costo sarà di “due euro e mezzo a fiala”.

Un ottimismo che serpeggia anche in Jonathan Van-Tam, vice chief medical officer dell’Nhs (National Health service, il sistema sanitario nazionale del Regno Unito), che recentemente avrebbe detto ai parlamentari che si starebbe per puntare su un vaccino pronto contro il Coronavirus subito dopo Natale, molto probabilmente riferendosi al vaccino Oxford (The Times).

Sembra comunque che il vaccino Oxford-Irbm Pomezia-AstraZeneca stia procedendo a passo spedito, anche perché, secondo il premier Giuseppe Conte, “se le ultime fasi di preparazione (il cosiddetto ‘rolling value’) saranno completate nelle prossime settimane, le prime dosi saranno disponibili all’inizio di dicembre” (Ansa).

Il Presidente del Consiglio ha inoltre aggiunto che “già all’inizio avremo i primi due o tre milioni di dosi. Altri milioni ci arriveranno subito dopo. La Commissione europea ha commissionato ad Astrazeneca e ad altre società alcune centinaia di milioni di dosi. Penso che per contenere completamente la pandemia dovremo aspettare comunque la prossima primavera” (Il Fatto Quotidiano).

Tuttavia, come sempre, è bene predicare cautela. Secondo Roberto Burioni, chi comunica una data certa sul vaccino “vi sta prendendo in giro. Non sappiamo ancora se i vaccini sono in grado di proteggere. Speriamo di saperlo presto, allora potremo fare previsioni. Oggi no”.

Il 18 ottobre 2020, in aggiunta, Andrea Mazzella aveva risposto a un tweet parlando di “prospettiva molto ottimista” in merito a un vaccino entro la fine dell’anno.

Il ricercatore ha inoltre ribadito l’importanza di questo vaccino, su cui il team di cui fa parte ci sta lavorando.

L’annuncio di Conte ha comunque causato dei commenti a cascata, sia di speranza che di cautela. Secondo il docente di Microbiologia all’università di Padova, Andrea Crisanti, intervenuto a SkyTg24, “mandare messaggi dicendo che avremo il vaccino fra uno o due mesi sicuramente intercetta le aspettative di tutti quanti, ma lo vedo piuttosto irrealistico. Forse fra due mesi qualcuno dirà che abbiamo un vaccino, ma tra dirlo e fare uno studio pilota e poi distribuirlo passano tanti mesi” (La Repubblica).

Più speranzoso, invece, Ranieri Guerra, vice direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e componente del Comitato tecnico scientifico, che ad Agorà su Rai Tre ha dichiarato che “un prototipo (di vaccino, ndr) sarà convalidato entro la fine di quest’anno” (Ansa).

Sulla questione è intervenuto nuovamente Piero Di Lorenzo, AD dell’Irbm Pomezia, il quale il 21 ottobre 2020 a Finacialouge ha ribadito che “se non insorgono problematiche improvvise è ragionevole pensare che la fase clinica di sperimentazione possa concludersi entro fine novembre o primi di dicembre”. Sostanzialmente, quindi, “il trial clinico può concludersi prima della fine di novembre, ma certamente non posso fare previsioni o commenti sui tempi di validazione”.

Intanto nella serata del 21 ottobre 2020 è stata rilasciata la notizia del decesso di un medico brasiliano volontario del vaccino Oxford-AstraZeneca: si chiamava João Pedro Feitosa, aveva 28 anni e la sua morte sarebbe avvenuta lunedì 19 ottobre. Il trial clinico non si è però fermato in quanto, come riporta Fanpage, la scomparsa di Feitosa, legata a complicanze date dal Coronavirus, sarebbe dovuta ad aver utilizzato una soluzione “placebo” contro il Covid, invece che somministrare il vero e proprio antidoto in fase di sperimentazione. Dello stesso avviso è anche Roberto Burioni.

Quando arriva il vaccino contro il Coronavirus in Italia?

Oltre alla collaborazione dell’Ibrm di Pomezia, c’è una sperimentazione attivata dall’Istituto Spallanzani di Roma, che dal 31 luglio 2020 ha iniziato i test clinici. Al momento, però, la sperimentazione è ferma alla Fase 1.

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aggiornamenti vaccino coronavirus oxford

Vaccino contro il Coronavirus di Russia e Cina: cosa sappiamo?

Negli ultimi mesi, Russia e Cina hanno rilanciato alcune notizie in merito a un possibile vaccino contro il Coronavirus (in alcuni casi già somministrato) che avrebbe ottenuto degli ottimi risultati. Cosa possiamo realmente dire sulla vicenda?

L’11 agosto 2020 il Ministero della Salute russo ha annunciato un vaccino di nome Sputnik, senza però passare per la Fase 3 della sperimentazione clinica, salvo poi fare marcia indietro e coinvolgere 40 mila candidati. Il 4 settembre 2020, invece, sono arrivati i primi risultati della Fase 1 e 2: buona risposta immunitaria ed effetti collaterali “moderati”. Come se non bastasse, il 20 settembre 2020 Putin ha annunciato la registrazione di un secondo vaccino al Consiglio della Federazione entro il 15 ottobre 2020.

In Cina ci sarebbe un vaccino creato dalla società CanSino Biologics, somministrato all’esercito cinese dal 25 giugno 2020 durante la Fase 2 di sperimentazione. Il 9 agosto 2020, invece, il Ministero della Salute cinese ha dato inizio della Fase 3 in Arabia Saudita grazie a un accordo con il governo locale. Secondo The Lancet, è uno dei vaccini più promettenti.

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Angelo Andrea Vegliante
Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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