C’è chi vuole boicottare le Olimpiadi e Paralimpiadi di Pechino 2022

Nonostante sia ancora aperta la questione sulla fattibilità di Tokyo 2020, le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Pechino 2022 stanno sempre più prendendo spazio nell’opinione pubblica internazionale. Stavolta a primeggiare come argomento non è il Coronavirus, bensì la difesa dei diritti umani, che spingono molte associazioni e personalità politiche e sportive a chiedersi se valga la pena partecipare ai Giochi previsti il prossimo anno in Cina.

Olimpiadi e Paralimpiadi di Pechino 2022: le motivazioni del boicottaggio

Come ogni storia che si rispetti, partiamo dall’inizio. Le prossime Olimpiadi e Paralimpiadi invernali si terranno a Pechino (Cina) dal 4 al 13 marzo 2022, pochissimi mesi dopo l’edizione giapponese. Il Paese asiatico, dunque, ospiterà i Giochi per la seconda volta, dopo quelli estivi di Pechino 2008.

Il fatto che i Giochi del 2008 si tennero in Cina non fece molto scalpore, anche se all’epoca la nazione asiatica fu al centro di numerose critiche per le sanguinose repressione a Menglian del 19 luglio 2008 e il sostegno del Paese asiatico al Sudan nel genocidio in Darfur.

Episodi che determinarono la nascita nell’opinione pubblica internazionale del desiderio di approfondire la relazione tra Cina e diritti umani, soprattutto riguardo alle minoranze etniche e religiose. Un desiderio che si rivelò inizialmente velleitario per chi non voleva i Giochi a Pechino, in quanto la manifestazione sportiva si svolse senza particolari intoppi o prese di posizioni. Tuttavia quell’edizione estiva fu solo una miccia di un percorso che, a oggi, ci porta fino alle Olimpiadi e Paralimpiadi di Pechino 2022.

Già, perché nel corso degli ultimi anni le notizie che arrivano della Cina sono caratterizzate principalmente da costanti cronache di violazioni dei diritti umani – le più note contro gli uiguri e i tibetani. Argomenti che, ad esempio, in occasione dell’assegnazione dell’edizione 2022 dei Giochi alla capitale cinese, fecero scoppiare alcuni sit-in di piazza. In tutto ciò, il governo di Xi Jinping si è sempre difeso dalle accuse, parlando di disinformazione e menzogne.

Ciò che possiamo dire, dunque, è che il sentimento di contrasto nei confronti di Pechino 2022 non è nato ieri, ma trova radici profonde già nella prima edizione ospitata dalla Cina.

Leggi anche: Tokyo 2020: stime sul danno economico in caso di cancellazione

Visto che negli ultimi anni le notizie sulle violazioni dei diritti umani all’interno del Paese asiatico si sono intensificate, oltre 180 organizzazioni mondiali hanno pubblicato una lettera aperta per fermare i Giochi: “Il CIO si è rifiutato di ascoltarci nel 2008, basando la propria decisione sul fatto che [le Olimpiadi, ndr] si sarebbero dimostrate un catalizzatore per il miglioramento dei diritti umani. Come avevano previsto gli esperti di diritti umani, questa decisione si è rivelata estremamente sbagliata; non solo la situazione dei diritti umani della Cina non è migliorata, ma le violazioni sono aumentate sostanzialmente senza rimproveri“.

Oltretutto, nel calderone generale vanno aggiunti i fatti di Hong Kong, visto che negli ultimi 2 anni l’ex colonia britannica ha subìto drastici cambiamenti nella propria dimensione politica e sociale. Prima la legge sull’estradizione (mancata) e poi la legge sulla sicurezza nazionale (in vigore) hanno determinato manifestazioni di piazza abbastanza importanti, anche con l’obiettivo di scardinare il rapporto “Un sistema, due Paesi” tra Cina e Hong Kong.

USA e Norvegia pensano al boicottaggio

Il dibattito sul possibile stop delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Pechino 2022 è stato timidamente aperto nei primi mesi del 2021 da parte delle organizzazioni umanitarie. Invece, una delle prime personalità politiche ad accendere la miccia sul dibattito è stato Ned Prince, portavoce del dipartimento di Stato degli USA, che il 7 aprile 2021 ha dichiarato ai giornalisti che il boicottaggio “è un qualcosa di cui certamente vogliamo discutere. Un approccio coordinato sarebbe non solo nel nostro interesse ma anche in quello dei nostri alleati e partner”.

Il 19 maggio 2021 anche la presidente della Camera Nancy Pelosi si è detta favorevole al dialogo, rilanciando però un “boicottaggio diplomatico“: gli atleti potranno gareggiare, ma i capi di stato e di governo non dovrebbero presenziare ai Giochi. Secondo Pelosi, “non possiamo andare avanti come se fosse normale che le Olimpiadi si facciano in Cina. Se non ci esprimiamo contro le violazioni dei diritti umani in Cina per ragioni commerciali, perdiamo ogni autorità morale per parlare a favore dei diritti umani, ovunque”.

Al momento, comunque, gli Stati Uniti d’America non hanno preso una decisione, anche perché il Comitato Olimpico e Paralimpico locale ha ribadito la proprio opposizione al boicottaggio: “Sarebbe una decisione che colpisce gli atleti senza risolvere effettivamente alcun problema globale”, ha motivato la presidente Susanne Lyons.

Anche in Norvegia qualcosa si muove, sebbene i primi a parlarne sono state le personalità sportive locali. In particolare, l’ex sciatore Aksel Lund Svindal ha affermato che “è ingiusto che sia l’atleta ad avere il peso della decisione”, e ha consigliato ai politici di prendere una decisione.

Opinione simile quella dell’allenatore di calcio della nazionale norvegese Ståle Solbakken, il quale ha ricordato che “sport e politica sono collegati. Non è solo nel calcio. Ci sono appena state delle Olimpiadi in Cina ed ora ce ne saranno altre. Non possono essere sempre gli atleti a portare l’intero fardello di questo sulle loro spalle” (Fondo Italia).

Il boicottaggio delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Pechino 2022 è fattibile?

A oggi il dibattito internazionale ancora non è così pressante da poter inficiare su una possibile cancellazione di Pechino 2022. Vero è che qualcosa si sta muovendo, e sicuramente nei prossimi mesi nuove voci contrarie ai prossimi Giochi invernali si faranno sentire.

Tuttavia, c’è un ostacolo normativo abbastanza importante. L’articolo 50 della Carta Olimpica, infatti, vieta qualsiasi manifestazione o propaganda politica, religiosa o razziale in luogo di interesse olimpico. Insomma, la partita è solo all’inizio.

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Angelo Andrea Vegliante
Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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