Dove firmare e cosa dice il Referendum sulla Cannabis Legale

L’11 settembre 2021, alle 17:00, è stata lanciata la campagna per il Referendum sulla Cannabis Legale. Ad annunciarlo è stata l’organizzazione no-profit Meglio Legale, la quale punta alla depenalizzazione della cannabis come primo spartiacque verso la legalizzazione – e così evitare controversie giudiziarie simili al caso di Walter De Benedetto. L’iniziativa nasce sugli incredibili consensi ottenuti dal Referendum per l’Eutanasia Legale.

Cosa chiede e come firmare il Referendum sulla Cannabis Legale

Inizialmente la raccolta firme era prevista solo online e bisognava ottenere 500mila firme entro il 30 settembre 2021. Un quadro che nell’ottobre 2021 è profondamente cambiato. Ma andiamo con ordine.

Il quesito referendario chiede di eliminare il reato di coltivazione, rimuovere le pene detentive per qualsiasi condotta legata alla cannabis e cancellare la sanzione amministrative del ritiro della patente.

Più nel dettaglio, il referendum vuole intervenire sul Testo Unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostante psicotrope, con l’obiettivo di “depenalizzare la condotta di coltivazione di qualsiasi sostanza, intervenendo sulla disposizione di cui all’art. 73, comma 1, e di eliminare la pena detentiva per qualsiasi condotta illecita relativa alla Cannabis, con eccezione della associazione finalizzata al traffico illecito di cui all’art. 74, intervenendo sul 73, comma 4”, mantenendo però le condotte di detenzione, produzione e fabbricazione che possono essere applicate per l’uso non personale di tutte le sostanze.

Inoltre, sul piano amministrativo, il referendum “propone di eliminare la sanzione della sospensione della patente di guida e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori attualmente destinata a tutte le condotte finalizzate all’uso personale di qualsiasi sostanza stupefacente o psicotropa, intervenendo sull’art. 75, comma 1, lettera a)”. Attenzione però: il referendum non consente di guidare sotto effetto di sostanze stupefacenti, per la quale resta la sanzione penale.

Il quesito referendario attualmente depositato recita così: “Volete voi che sia abrogato il Decreto del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990, n. 309, avente ad oggetto ‘Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza’, limitatamente alle seguenti parti:

  • Articolo 73, comma 1, limitatamente all’inciso ‘coltiva’;
  • Articolo 73, comma 4, limitatamente alle parole ‘la reclusione da due a 6 anni e’;
  • Articolo 75, limitatamente alle parole ‘a) sospensione della patente di guida, del certificato di abilitazione professionale per la guida di motoveicoli e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori o divieto di conseguirli per un periodo fino a tre anni;’?”

Tale quesito però stava per non essere portato avanti a causa di un serio problema burocratico, cioè la trasmissione dei certificati elettorali da parte dei Comuni al comitato promotore. Tuttavia il 29 settembre 2021 il Consiglio dei Ministri ha varato l’estensione della deadline, ora al 30 ottobre 2021, così da permettere la raccolta in tempi più distesi.

Infine fino al 4 ottobre 2021 era possibile firmare esclusivamente sul sito dedicato attraverso SPID, dispositivo di firma digitale (Smart Card, Chiavetta USB o servizi di firma digitale remota) o Servizio Trustpro QTSP. Ora però, dopo le 607mila firme raccolte in Rete, Meglio Legale ha reso noto che la raccolta passa attraverso 100 piazze d’Italia.

Il Referendum sulla Cannabis riguarda anche altre sostanze?

Come abbiamo visto precedentemente, il quesito referendario punta a “depenalizzare la condotta di coltivazione di qualsiasi sostanza, intervenendo sulla disposizione di cui all’art. 73, comma 1”. Ciò starebbe a significare che la cannabis non è l’unica sostanza interessata dal referendum.

Andando a leggere l’articolo 73 del Testo Unico sugli stupefacenti, scopriamo che al comma 1 si parla di “sostanze stupefacenti o psicotrope di cui alla tabella I prevista dall’articolo 14”, dove troviamo un elenco di 8 punti dove troviamo sostanze come l’oppio e le foglie di coca. Insomma, in base a questa ricerca sembrerebbe che il referendum non riguardi solo la cannabis (che nell’articolo 73 è richiamata nella Tabella II dell’articolo 14).

La redazione ha contattato Antonella Soldo, coordinatrice di Meglio Legale, la quale ha confermato queste informazioni, aggiungendo però che “non è che le altre sostanze le coltivi e le vendi: per farti un esempio, non coltivi l’oppio e poi lo vendi. L’oppio lo devi coltivare e trasformare, ma la trasformazione resta punita”.

Leggi anche: Referendum Cannabis Legale, cosa succederà dopo il 30 settembre 2021?

referendum cannabis in italia

Le ragioni dietro la nascita del Referendum sulla Cannabis Legale

L’annuncio del Referendum sulla Cannabis è arrivato pochi giorni dopo quello della commissione Giustizia alla Camera, che ha dato parere favorevole al testo base sulla coltivazione domestica della cannabis (spiegato nei dettagli da Riccardo Magi ad Ability Channel) depositato dal deputato del M5S Mario Perantoni.

Hanno votato a favore PD, M5S, Leu e +Europa, contrari invece Lega, Forza Italia e Fdi, mentre Italia Viva si è astenuta. Quindi la maggioranza si è spaccata in uno scenario simile a quello vissuto con il ddl Zan al Senato. In sintesi, tale documento:

  • consente di coltivare o avere in casa per uso personale un massimo di quattro piante femmine di cannabis;
  • aumenta le pene da 6 a 10 anni per i reati connessi a traffico, spaccio e detenzione ai fini di spaccio;
  • diminuisce le sanzioni per i fatti di lieve entità.

Nonostante questa notizia, i sostenitori dell’anti-probizionismo si dichiarano cauti per timore di vivere iter parlamentari identici a quelli patiti dal ddl Zan, che ha subìto ritardi e rinvii di ogni tipo. Così è nata l’esigenza di partire con un Referendum sulla Cannabis.

“In queste ore – scrive Meglio Legale sui social – i politici proibizionisti hanno annunciato una valanga di emendamenti per stroncare subito e definitivamente la nostra proposta di legalizzazione della coltivazione domestica. A questo punto, a circa un anno e mezzo dallo scioglimento delle Camere, c’è il rischio che il Parlamento non riesca ad approvare un testo in maniera definitiva”.

Leggi anche: Luca Marola, inventore della cannabis light: “Ecco com’è nata l’idea”

Cosa dice la legge in Italia sulla cannabis?

La situazione legislativa in Italia in merito alla legalizzazione della cannabis è piuttosto complessa e intricata, in quanto tale pianta non è né legalizzata né liberalizzata, comportando ambiguità di vario tipo, su cui la magistratura è spesso dovuta intervenire con sentenze cuscinetto. A oggi l’interno modello giuridico si basa su due punti principali:

  • ddl cannabis 242 del 2016, la modifica della cannabis sativa o cannabis light (a baso contenuto di THC, deve essere tra lo 0,2% e lo 0,6%) è legale e la sua coltivazione è consentita in ambito industriale. Per le varietà, invece, si deve far riferimento al Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole. L’uso ricreativo invece non viene normato ma neanche permesso.
  • Testo Unico Stupefacenti (DPR 309/1990): è pianta da droga qualsiasi varietà di canapa, indipendentemente dal suo livello di THC, riconoscendo l’eccezione solo “per la produzione di fibre o per altri usi industriali consentiti dalla normativa dell’Unione europea”.

Dal 2007 è comunque possibile l’uso terapeutico della cannabis, sebbene il monopolio della coltivazione, preparazione e distribuzione è in mano allo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, che non risponde adeguatamente alla domanda del pubblico.

Leggi anche: Perché è difficile fare ricerca scientifica sulla cannabis in Italia?

Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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