Il Referendum sulla Cannabis Legale spiegato da Meglio Legale

L’impresa del Referendum sulla Cannabis Legale sembra ormai a un passo. Dopo neanche una settimana dal lancio ufficiale, le cifre raccolte sono più di 400mila (dato aggiornato al 15 settembre 2021). Molte, tante se pensiamo che ne servono 500mila entro il 30 settembre 2021.

Insomma, nonostante i tempi stretti, la sola firma digitale si sta rivelando un successo per un tema complesso come quello della cannabis. Ne abbiamo parlato con Antonella Soldo, coordinatrice di Meglio Legale, organizzazione no-profit che ha lanciato l’iniziativa.

Pensi che il Referendum sulla Cannabis Legale raggiungerà le 500mila firme prima della deadline?

“Noi lavoreremo perché ciò accada. Si pensa che alla gente non importi niente di politica, in realtà forse questa straordinaria partecipazione dimostra che la gente vuole solo una politica diversa, e vuole anche partecipare. Aver tradotto online uno strumento prezioso come quello del referendum ha dato degli effetti straordinari.”

Come mai avete deciso di puntare tutto sull’online e di non utilizzare i banchetti?

“Perché dal 12 agosto, grazie a un emendamento fatto approvare da Riccardo Magi alla Camera, è possibile [votare online, ndr]. Essendoci poco tempo, meno di 3 settimane, abbiamo puntato sull’online: non c’era materialmente il tempo di preparare banchetti, stampare i moduli, andare in Comune a chiedere i certificati.

Con il sistema digitale, nel momento in cui una persona firma, parte automaticamente la richiesta del certificato al Comune e il Comune entro 48 ore è obbligato a rimandarlo indietro, anche se raramente accade, quindi ci sarà una fase in cui raccoglieremo i certificati. È anche per raggiungere un target di giovani e giovanissimi, che arrivano a frotte in queste ore su questo tema.”

La decisione di puntare sul Referendum della Cannabis Legale è dipeso anche dagli ottimi risultati ottenuti dal Referendum sull’Eutanasia Legale?

“Sicuramente, ha inciso moltissimo. Ed è stata la stessa Associazione Luca Coscioni a farsi carico materialmente dei costi del Referendum sulla Cannabis Legale.”

In una nostra intervista, Riccardo Magi ci ha spiegato che il testo base sulla coltivazione domestica della cannabis e il quesito referendario sono abbastanza simili, cambia giusto un comma. La strategia generale è mordere i fianchi il Parlamento per far sì che non ci si ritrovi come con il ddl Zan?

“Il problema non è stare lì ad aspettare pazienti che qualcuno faccia un passo avanti e 10 indietro. Siamo arrivati dopo un anno e mezzo all’adozione di un testo base in commissione Giustizia, è stato un parto, però questi tempi e modi non sono più accettabili. Quindi avendo a disposizione uno strumento forte come quello del referendum, ci siamo fatti sentire. Come Meglio Legale, noi facciamo lobby, e questo vuol dire organizzare i cittadini e farli essere causa di un cambiamento.”

Nel caso in cui venissero raggiunte le 500mila firme, dopo il 30 settembre 2021 cosa succederà?

“Se raccogliamo le firme, le depositeremo in Cassazione, che farà un controllo sul numero e la validità. Poi la Corte Costituzionale dovrà fare il vaglio sul quesito, un passaggio delicato che avverrà presumibilmente tra dicembre 2021 e gennaio 2022. Infine si potrebbe andare al voto a primavere 2022.”

Il Referendum sulla Cannabis Legale e il testo base sulla coltivazione domestica si soffermano molto sugli articoli 73, 74 e 75 del Testo Unico sugli stupefacenti. A tuo avviso, ci sono altri articoli che andrebbero aggiornati?

“Tutto il Testo Unico sulle Droghe andrebbe aggiornato, perché è un testo vecchio di 30 anni. In tutto questo tempo è cambiato il mercato delle droghe e le mafie che lo gestiscono, oltretutto sono state inventate milioni di altre sostanze. Ha bisogno di una revisione profonda. Con il referendum non si può incidere con una riforma complessiva, ma da qualcosa dobbiamo cominciare.”

Le ragioni del referendum poggiano su temi abbastanza discussi da tempo, come l’affollamento delle carceri. Quali sono le altre?

“Il tema principale è la lotta alle mafie, perché ci fanno profitti, guadagni e potere da utilizzare contro il nostro Stato. In secondo luogo, la libertà dei cittadini: criminalizzare un cittadino per semplice consumo personale è qualcosa che uno Stato liberare non dovrebbe mai fare. Ci sono poi i temi della giustizia e della sicurezza: oggi vediamo centinaia di migliaia di ragazzini che prendono le informazioni sulle sostanze dagli spacciatori ed entrano in contatto con la criminalità organizzata.”

Viene da pensare al caso di Walter De Benedetto, ma non è l’unico, in quanto la situazione non è regolamentata a dovere. Il referendum punta anche a evitare casi come quello sopracitato?

“Sicuramente, perché andando a decriminalizzare la coltivazione tout court, anche quei pazienti che, nonostante ci sia una legge che dovrebbe garantirglielo, non riescono a ottenere la cannabis medica, potranno sopperire senza rischiare il carcere.”

I proibizionisti hanno commentato parlando di primi passi verso il drogarsi. Come senti ti rispondere?

“Il Portogallo è il paese europeo che dal 2001 ha una legge meno severa sulle droghe. Il cambio di politica, da repressive a sociale, ha comportato che i minori che fanno uso di sostanze stupefacenti sia del 20%, mentre in Italia è del 27%. Avere leggi meno severe vuol dire fare più informazione, creare maggiore coscienza e consapevolezza, vuol dire ridurre i consumi.”

Il Referendum non riguarda solo la cannabis, in quanto chiedete la di “depenalizzare la condotta di coltivazione di qualsiasi sostanza, intervenendo sulla disposizione di cui all’art. 73, comma 1”. Ci si riferisce quindi anche alla Tabella I dell’articolo 14, che include altre sostanze. Confermi?

“Sì, è così. L’articolo 73 comma 1 include le condotte per la Tabella I e II. L’inciso ‘coltiva’ si rivolge esclusivamente alla cannabis, perché la cocaina e l’eroina, cose più pericolose, devono essere trasformate. E quindi restano i termini contro la trasformazione e il raffinamento.

Oltretutto a dicembre 2019 c’è stata una sentenza della Corte di Cassazione che, nella coltivazione per uso personale, equipara la cannabis alle altre sostanze, così come fatto dal Consiglio d’Europa.

Ovviamente, essendo abrogativo, il referendum è un punto di inizio, la cancellazione su una norma che andrà riscritta meglio. Dopo di che, non è che le altre sostanze le coltivi e le vendi: per farti un esempio, non coltivi l’oppio e poi lo vendi. L’oppio lo devi coltivare e trasformare, ma la trasformazione resta punita.”

L’intervista è stata realizzata il 13 e il 15 settembre 2021. Eventuali aggiornamenti di cronaca non sono stati tenuti in considerazione

Angelo Andrea Vegliante
Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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