La scienza ha unito aerodinamica e ciclismo paralimpico

Aerodinamica e ciclismo paralimpico sullo stesso piano grazie alla scienza. Nell’aprile scorso, infatti, è stata realizzata una ricerca scientifica per il mondo del ciclismo paralimpico, con lo scopo di testare l’efficienza aerodinamica delle soluzioni adattate durante le gare. Cioè, tutte quelle misure, come la postura dei ciclisti o l’assetto delle bici, che possono migliorare le prestazioni sportive.

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Aerodinamica e ciclismo sportivo, i dettagli della ricerca

La ricerca scientifica che ha unito aerodinamica e ciclismo sportivo ha visto la partecipazione di ben 3 università europee e un 4 volte campione del mondo della disciplina. Il progetto, sponsorizzato dalla società di simulazioni ingegneristiche Ansys, ha coinvolto l’Università di Galway (Irlanda), Eindhoven (Olanda) e Lovanio (Belgio). Tra i vari, in particolare, spicca il nome del Dott. Eoghan Clifford, dall’ateneo irlandese, nonché 4 volte campione mondiale del ciclismo paralimpico, che, assieme al Prof. Bert Blocken, dall’università olandese, ha formato l’anima dell’iniziativa. Le specifiche tecniche dello studio sono state eseguite all’interno delle gallerie del vento di Eindhoven e Liegi e sono state prese in esame i tandem e le handbike H1-H4 utilizzati durante le Paralimpiadi di Rio 2016.

I risultati della ricerca

Quali sono stati i dati raccolti dalla ricerca in questione? Sul tema aerodinamica e ciclismo paralimpico, Bicitech.it li ha riportati:

  • “Il tipico allestimento da crono con idoneo manubrio per pilota e ‘passeggero’ non garantisce la minima resistenza aerodinamica. Se il passeggero si tiene al reggisella del tandem, il guadagno su una gara di 10 km è di 8.1 secondi”;
  • “Il setup da gara più aerodinamico non è quello in cui i corpi di pilota e passeggero sono il più orizzontali possibile. Una posizione leggermente rialzata del pilota garantisce un vantaggio di 6.5 secondi sui 10 km”;
  • “La combinazione di ruote più aerodinamica nelle handbike H1-H4 non è quella con le ruote posteriori lenticolari come comunemente accettato, ma quella con ruote posteriori a raggi poiché le ruote lenticolari causano la canalizzazione del flusso d’aria tra le due ruote creando un ‘risucchio’ extra sul corpo dell’atleta. L’uso di ruote posteriori a raggi e della lenticolare anteriore garantisce un vantaggio di 16 secondi sui 10 km”;
  • “Nella discesa con handbike, gli atleti tendono ad adottare la cosiddetta posizione delle 6, con le mani nella posizione più bassa possibile e le braccia attaccate al corpo. La posizione delle 9, con le braccia più allungate, garantisce invece una resistenza del 3,4% inferiore che si traduce in un guadagno di 0.8 secondi su una discesa di 500 metri”.

Risultati, dunque, che permettono di avvicinarsi a Tokyo 2020 con una maggiore consapevolezza e falsi miti risolti. Oltre al fatto che, da adesso, gli allenamenti degli atleti potrebbero essere modificati in funzione di quanto appena scoperto dal team di esperti.

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Clifford: “Progetto entusiasmante e complesso”

“Il lavoro avrà un impatto fondamentale sul ciclismo paralimpico e costringerà team e ingegneri a ripensare l’approccio all’aerodinamica”, afferma il Dott. Clifford, secondo quanto riportato da Itismagazine.it. “Inoltre – continua -, il nostro lavoro permetterà ai migliori atleti paralimpici di beneficiare delle stesse esperienze e dei materiali disponibili agli altri atleti professionisti. In competizioni come i mondiali e le paralimpiadi, dove un decimo di secondo può decidere una medaglia, questo lavoro può significare moltissimo”. In linea generale, poi, si è trattato di “uno dei progetti più entusiasmanti e complessi su cui abbia mai lavorato”.

Blocken: “Nostri spunti per migliorare le prestazioni sportive”

Questo studio scientifico tra aerodinamica e ciclismo paralimpico sottolinea un dato decisivo: migliorare le prestazioni degli atleti con disabilità. “In molti ambiti dell’aerodinamica – spiega il professor Blocken – un’accuratezza del 5-10% è considerata sufficiente. Nello sport, invece, decimi o centesimi di punto percentuale possono essere decisivi”. Insomma, lavorare nell’aerodinamica sportiva risulta affascinante “perché è un ambito che realmente sposta i confini della simulazione al computer e dei test in galleria del vento”.

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Fonte foto: pagina Facebook Bart van Overbeek Photography