Boicottaggio Olimpiadi e Paralimpiadi Pechino 2022: qual è la situazione?

Redazione:

Il boicottaggio (per lo meno diplomatico) delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Pechino 2022 (qui il programma) è realtà. Dopo diversi mesi di incertezza, alcuni Paesi in giro per il mondo hanno fatto la propria scelta: i Giochi invernali si faranno, gli atleti ci andranno, ma i funzionari no. Per lo meno, questa è la posizione di alcuni Stati, mentre altri hanno scelto di restare neutrali o di non schierarsi apertamente contro la Cina. Ecco gli ultimi aggiornamenti.

Boicottaggio Olimpiadi e Paralimpiadi Pechino 2022: chi è pro e contro?

Il dibattito sul possibile stop delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Pechino 2022 è quanto mai sterile, ora la battaglia umanitaria punta a chiamare partecipanti al boicottaggio diplomatico, che consiste nel permettere agli atleti di gareggiare all’evento, ma impedisce a funzionari e politici del proprio Paese di prendere parte alle cerimonie. Ecco la lista dei Paesi che finora hanno dato il proprio benestare:

  • Stati Uniti d’America: tra aprile e maggio 2021 il portavoce del dipartimento di Stato Ned Price e la speaker della Camera Nancy Pelosi proposero il boicottaggio diplomatico, a seguito approvato nel dicembre 2021 dalla Casa Bianca.
  • Australia: boicottaggio diplomatico.
  • Giappone: boicottaggio diplomatico (sebbene il presidente del comitato organizzatore di Tokyo 2020 Seiko Hashimoto sarà presente).
  • Regno Unito: boicottaggio diplomatico.
  • Canada: boicottaggio diplomatico (inoltre la NHL ha confermato che gli atleti canadesi di Hockey non andranno a Pechino 2022 ufficialmente a causa dell’aumento dei contagi da Covid).
  • Europa: l’8 luglio 2021 il Parlamento ha varato una risoluzione non vincolante in favore del boicottaggio diplomatico di Pechino 2022 nel caso in cui “la situazione dei diritti umani non dovesse migliorare” (Euractiv).

C’è chi invece ha dichiarato che non aderirà all’iniziativa:

  • Italia: alcune fonti di governo hanno fatto sapere all’Adnkronos che il Bel Paese non aderirà al boicottaggio diplomatico poiché da Pechino 2022 ci sarà il passaggio di testimone verso Milano-Cortina 2026. Anche il presidente del CONI Giovanni Malagò ha chiuso la porta a ogni possibilità di boicottaggio: “Bach [Thomas Bach, presidente del Comitato Olimpico Internazionale, ndr] ha detto che non ci deve essere strumentalizzazione sui Giochi Olimpici e noi siamo aderenti a questa impostazione” (Sportmediaset).
  • Corea del Sud: no al boicottaggio diplomatico.
  • Russia: no al boicottaggio diplomatico.
  • Norvegia: la Federazione norgevese di sci (Norges Skiforbund) si opporrà a qualsiasi tentativo di boicottare i prossimi Giochi invernali. Attraverso un comunicato stampa del 30 settembre 2021 infatti, l’ente ha dichiarato che “prende le distanze dalle violazione dei diritti umani e non vuole che le competizioni sportive internazionali vengano assegnate ai paesi in cui ciò avviene”, tuttavia “non vuole il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino”. Questa contraddittoria presa di posizione è stata decisa per difendere i propri atleti, che “non hanno deciso chi ospiterà le Olimpiadi e si concentrano sulla pratica del loro sport”, ma a cui comunque sarà lasciata piena libertà di espressione: “Lo skiboard supporterà tutti gli atleti e gli altri che vogliono denunciare e segnalare violazioni dei diritti umani. Ma il consiglio sottolinea anche che libertà di espressione significa libertà di non marcare le proprie opinioni, o di esprimersi. Dobbiamo rispettare anche questo. Sta a ciascun individuo decidere se vuole essere coinvolto”.

Il boicottaggio completo delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Pechino 2022 è fattibile?

A oggi sembra improbabile che i Giochi invernali di Pechino 2022 vengano cancellati per contrastare le violazioni dei diritti umani in Cina. Vero è che qualcosa si sta muovendo, e sicuramente nei prossimi mesi si alzeranno nuove voci contrarie alle prossime Olimpiadi e Paralimpiadi. Tuttavia, c’è un ostacolo normativo abbastanza importante: l’articolo 50 della Carta Olimpica vieta qualsiasi manifestazione o propaganda politica, religiosa o razziale in luogo di interesse olimpico. Insomma, la partita è ancora all’inizio.

paralimpiadi di pechino 2022

Quali sono le motivazioni del boicottaggio delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Pechino 2022??

Le prossime Olimpiadi e Paralimpiadi invernali si terranno a Pechino (Cina) tra febbraio e marzo 2022, pochissimi mesi dopo l’edizione giapponese. Il Paese asiatico ospiterà i Giochi per la seconda volta, dopo quelli estivi di Pechino 2008: è la prima volta nella storia della competizione che una città ospita entrambe le edizioni.

Il fatto che nel 2008 i Giochi si tennero in Cina non creò molto scalpore, anche se all’epoca la nazione asiatica fu al centro di numerose critiche per le sanguinose repressioni a Menglian del 19 luglio 2008 e il sostegno al Sudan nel genocidio in Darfur. Episodi che fecero conoscere all’opinione pubblica internazionale la debole relazione tra Cina e rispetto dei diritti umani.

Inizialmente però questo approfondimento si rivelò velleitario, in quanto la manifestazione sportiva del 2008 si svolse senza particolari intoppi o prese di posizioni nette da parte di istituzioni e atleti.

Tuttavia quell’edizione fu la miccia di un percorso che oggi ha fatto esplodere una polveriera politica con il boicottaggio diplomatico delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Pechino 2022, poiché nel corso degli ultimi anni dalla Cina sono fuoriuscite notizie su gravissime violazioni dei diritti umani: tra le più note troviamo la sterilizzazione degli uiguri e l’internamento dei tibetani in campi rieducativi (che qualcuno chiama campi di concentramento).

Argomenti che, in occasione dell’assegnazione dell’edizione 2022 dei Giochi invernali alla capitale cinese, fecero scoppiare alcuni sit-in di piazza. Da sempre giornali, istituzioni e organizzazioni umanitarie hanno messo sotto accusa il governo di Xi Jinping, il quale a più riprese si è difeso parlando di disinformazione e menzogne.

Leggi anche: Quali sport gareggeranno alle Paralimpiadi di Pechino 2022?

Visto che negli ultimi anni le notizie sulle violazioni dei diritti umani all’interno del Paese asiatico si sono intensificate, oltre 180 organizzazioni mondiali hanno pubblicato una lettera aperta per fermare i Giochi (e non solo diplomaticamente): “Il CIO si è rifiutato di ascoltarci nel 2008, basando la propria decisione sul fatto che [le Olimpiadi, ndr] si sarebbero dimostrate un catalizzatore per il miglioramento dei diritti umani. Come avevano previsto gli esperti di diritti umani, questa decisione si è rivelata estremamente sbagliata; non solo la situazione dei diritti umani della Cina non è migliorata, ma le violazioni sono aumentate sostanzialmente senza rimproveri“.

Come se non bastasse, si sono aggiunti i fatti di Hong Kong. Negli ultimi 2 anni l’ex colonia britannica ha subìto drastici cambiamenti nella propria dimensione politica e sociale. Prima la legge sull’estradizione (mancata) e poi la legge sulla sicurezza nazionale (in vigore) hanno determinato significativi contrasti di piazza, con il principale scopo di scardinare il rapporto “Un sistema, due Paesi” tra Cina e Hong Kong.

Al momento però le tensioni continuano a essere alte, anche perché la legge sulla sicurezza nazionale ha valore retroattivo, e ciò sta costringendo le organizzazioni e le personalità democratiche a sciogliersi o ad abbandonare il Paese. Lo sa bene Nathan Law, che nell’agosto 2020 dovette lasciare la propria patria e, nella sua prima uscita pubblica europea a Roma, denunciò le violazioni dei diritti umani da parte della Cina.

Al momento però un boicottaggio completo delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Pechino 2022 sembra impensabile. Lo stesso Comitato Internazionale Olimpico ha scelto la strada della neutralità, evitando di rispondere anche a domande dirette su quanto sta accadendo in Cina in materia di diritti umani. CIO ha scelto di non rispondere ad alcuna domanda riguardante le violazioni dei diritti umani in Cina.

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Boicottaggio Olimpiadi e Paralimpiadi: cenni storici

Il boicottaggio diplomatico è una forma di dissenso che permette agli atleti di tutto il mondo di gareggiare alle Olimpiadi e alle Paralimpiadi sotto la propria bandiera, ma impone a funzionari e istituzioni governative di non recarsi nel luogo che ospita i Giochi. Nella storia situazioni simili sono capitate già altre due volte:

  • Melbourne 1956: la Cina non inviò i propri atleti poiché quello stesso anno fu invitato Taiwan come paese a sé, su cui all’epoca la Cina rivendicava la propria sovranità. Spagna, Paesi Bassi e Svizzera non inviarono i loro atleti per protestare contro l’invasione URSS in Ungheria. Egitto, Iraq e Libano si ritirarono a causa della crisi contro Francia, Gran Bretagna e Israele per il canale di Suez.
  • Montreal 1976: Taiwan non parteciperà poihcé il Canada non volle far competere l’isola sotto il nome di Repubblica di Cina).
  • Mosca 1980: 65 Paesi nel mondo scelsero il boicottaggio completo (USA, Canada, Germania Ovest, Norvegia, Kenya, Giappone, Cina, Paesi arabi), mentre altri fecero partecipare i propri atleti ma non sotto bandiera nazionale (Italia, Gran Bretagna e Francia), come forma di protesta per l’invasione dell’URSS in Afghanistan del dicembre 1979.
  • Los Angeles 1984: boicottaggio completo da Parte dell’URSS e dei Paesi del blocco sovietico (tra cui la Germania Est) in riposta a quanto avvenuto 4 anni prima, come risposta ai “sentimenti sciovinisti e isteria anti-sovietica” degli USA.
  • Suel 1988: Corea del Nord non partecipò poiché non ricevette il permesso di organizzare i Giochi assieme alla Corea del Sud.

Infine vale la pena menzionare il Sudafrica, che dal 1964 al 1992 non poté partecipare ad alcuna manifestazione olimpica e paralimpica a causa della sua politica di apartheid.

Articolo in aggiornamento

Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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