C’è chi vuole il boicottaggio delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Pechino 2022

Il boicottaggio delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Pechino 2022 potrebbe minare la fattibilità dei prossimi Giochi invernali (qui il programma). Stavolta però a preoccupare non è la pandemia da Coronavirus, bensì le numerose violazioni dei diritti umani perpetrate nei confronti delle minoranze etniche e religiose all’interno dei confini cinesi.

Le motivazioni del boicottaggio di Pechino 2022

Le prossime Olimpiadi e Paralimpiadi invernali si terranno a Pechino (Cina) tra febbraio e marzo 2022, pochissimi mesi dopo l’edizione estiva giapponese. Dunque il Paese asiatico ospiterà i Giochi per la seconda volta, dopo quelli estivi di Pechino 2008: è la prima volta nella storia della competizione che una città ospita entrambe le edizioni.

Il fatto che nel 2008 i Giochi si tennero in Cina non creò molto scalpore, anche se all’epoca la nazione asiatica fu al centro di numerose critiche per le sanguinose repressioni a Menglian del 19 luglio 2008 e il sostegno al Sudan nel genocidio in Darfur. Episodi che fecero conoscere all’opinione pubblica internazionale la debole relazione tra Cina e rispetto dei diritti umani.

Inizialmente però questo approfondimento si rivelò velleitario, in quanto la manifestazione sportiva del 2008 si svolse senza particolari intoppi o prese di posizioni nette da parte di istituzioni e atleti. Tuttavia quell’edizione fu la miccia di un percorso che oggi rischia di far esplodere una vera polveriera con il boicottaggio delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Pechino 2022, poiché nel corso degli ultimi anni dalla Cina sono fuoriuscite notizie su gravissime violazioni dei diritti umani: tra le più note troviamo la sterilizzazione degli uiguri e l’internamento dei tibetani in campi rieducativi (che qualcuno chiama campi di concentramento).

Argomenti che, in occasione dell’assegnazione dell’edizione 2022 dei Giochi invernali alla capitale cinese, fecero scoppiare alcuni sit-in di piazza. Da sempre giornali, istituzioni e organizzazioni umanitarie hanno messo sotto accusa il governo di Xi Jinping, il quale a più riprese si è difeso parlando di disinformazione e menzogne. Insomma, capiamo bene che il sentimento di contrasto nei confronti di Pechino 2022 ha radici profonde.

Leggi anche: Quali sport gareggeranno alle Paralimpiadi di Pechino 2022?

Visto che negli ultimi anni le notizie sulle violazioni dei diritti umani all’interno del Paese asiatico si sono intensificate, oltre 180 organizzazioni mondiali hanno pubblicato una lettera aperta per fermare i Giochi: “Il CIO si è rifiutato di ascoltarci nel 2008, basando la propria decisione sul fatto che [le Olimpiadi, ndr] si sarebbero dimostrate un catalizzatore per il miglioramento dei diritti umani. Come avevano previsto gli esperti di diritti umani, questa decisione si è rivelata estremamente sbagliata; non solo la situazione dei diritti umani della Cina non è migliorata, ma le violazioni sono aumentate sostanzialmente senza rimproveri“.

Come se non bastasse, si sono aggiunti i fatti di Hong Kong. Negli ultimi 2 anni l’ex colonia britannica ha subìto drastici cambiamenti nella propria dimensione politica e sociale. Prima la legge sull’estradizione (mancata) e poi la legge sulla sicurezza nazionale (in vigore) hanno determinato significativi contrasti di piazza, con il principale scopo di scardinare il rapporto “Un sistema, due Paesi” tra Cina e Hong Kong.

Al momento però le tensioni continuano a essere alte, anche perché la legge sulla sicurezza nazionale ha valore retroattivo, e ciò sta costringendo le organizzazioni e le personalità democratiche a sciogliersi o ad abbandonare il Paese. Lo sa bene Nathan Law, che nell’agosto 2020 dovette lasciare la propria patria e, nella sua prima uscita pubblica europea a Roma, denunciò le violazioni dei diritti umani da parte della Cina.

Boicottaggio Olimpiadi e Paralimpiadi Pechino 2022: cosa dicono i Paesi nel mondo

Il dibattito sul possibile stop delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Pechino 2022 è stato timidamente aperto nei primi mesi del 2021 da parte delle organizzazioni umanitarie, non riuscendo a catturare l’attenzione pubblica mondiale – anche a causa del Covid. Eppur qualcosa si muove.

USA: “Boicottaggio diplomatico di Pechino 2022”

Una delle prime personalità politiche ad accendere la miccia sul dibattito è stato Ned Prince, portavoce del dipartimento di Stato degli USA, che il 7 aprile 2021 ha dichiarato ai giornalisti che il boicottaggio va discusso: “Un approccio coordinato sarebbe non solo nel nostro interesse ma anche in quello dei nostri alleati e partner”.

A dare la stoccata più importante però è stata la presidente della Camera Nancy Pelosi, che il 19 maggio 2021 si è detta favorevole al boicottaggio diplomatico: gli atleti potranno gareggiare, ma i capi di stato e di governo non dovrebbero presenziare ai Giochi. Secondo Pelosi, “non possiamo andare avanti come se fosse normale che le Olimpiadi si facciano in Cina. Se non ci esprimiamo contro le violazioni dei diritti umani in Cina per ragioni commerciali, perdiamo ogni autorità morale per parlare a favore dei diritti umani, ovunque”.

Un’altra presa di posizione è stata registrata alla fine di luglio 2021 da parte del senatore dell’Oregon e presidente della Commissione esecutiva-congressuale bipartisan e bicamerale sulla Cina (CECC) Jeff Merkley, il quale durante un’udienza riguardante proprio i Giochi ha sottolineato che “tenere le Olimpiadi invernali del 2022 in Cina e consentire al suo governo autoritario di raccogliere gli ampi premi per il suo prestigio e la propaganda di ospitare questo evento amato in tutto il mondo non sostiene lo spirito olimpico. È fondamentale che tutti noi, compresi i migliori sponsor americani dell’evento, ci assicuriamo che ciò non accada”.

Al momento, comunque, gli Stati Uniti d’America non hanno preso una posizione netta. Lo ha fatto invece il Comitato Olimpico e Paralimpico locale, ribadendo – attraverso le parole del presidente Susanne Lyons – che il boicottaggio “sarebbe una decisione che colpisce gli atleti senza risolvere effettivamente alcun problema globale”.

Norvegia in bilico, ma c’è chi dice no al boicottaggio di Pechino 2022

Anche in Norvegia qualcosa si muove, sebbene i primi a parlare di boicottaggio di Pechino 20220 sono state le personalità sportive locali. In particolare, l’ex sciatore Aksel Lund Svindal ha affermato che “è ingiusto che sia l’atleta ad avere il peso della decisione” (Fondo Italia), e ha consigliato ai politici di prendere una decisione. Opinione simile quella dell’allenatore di calcio della nazionale norvegese Ståle Solbakken, il quale ha ricordato che “sport e politica sono collegati. Non è solo nel calcio. Ci sono appena state delle Olimpiadi in Cina ed ora ce ne saranno altre. Non possono essere sempre gli atleti a portare l’intero fardello di questo sulle loro spalle”.

Nell’attesa però la Federazione norvegese di sci (Norges Skiforbund) ha già fatto sapere che si opporrà a qualsiasi tentativo di boicottare i prossimi Giochi invernali. Attraverso un comunicato stampa del 30 settembre 2021 infatti, l’ente ha dichiarato che “prende le distanze dalle violazione dei diritti umani e non vuole che le competizioni sportive internazionali vengano assegnate ai paesi in cui ciò avviene”, tuttavia “non vuole il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino”.

Questa contraddittoria presa di posizione è stata decisa per difendere i propri atleti, che “non hanno deciso chi ospiterà le Olimpiadi e si concentrano sulla pratica del loro sport”, ma a cui comunque sarà lasciata piena libertà di espressione: “Lo skiboard supporterà tutti gli atleti e gli altri che vogliono denunciare e segnalare violazioni dei diritti umani. Ma il consiglio sottolinea anche che libertà di espressione significa libertà di non marcare le proprie opinioni, o di esprimersi. Dobbiamo rispettare anche questo. Sta a ciascun individuo decidere se vuole essere coinvolto”.

boicottaggio olimpiadi pechino 2022
Da Envato Elements

Europa e Regno Unito varano posizioni non vincolanti

L’estate 2021 è stata calda anche per l’Unione Europa e il Regno Unito, che hanno fatto qualche passo in avanti per definire la loro posizione nei confronti di Pechino 2022. In entrambi i casi però le scelte sembrano essere poco concrete.

Per quanto riguarda l’Europa, l’8 luglio 2021 il Parlamento ha varato una risoluzione non vincolante in favore del boicottaggio diplomatico di Pechino 2022 nel caso in cui “la situazione dei diritti umani non dovesse migliorare” (Euractiv). In particolare, verrebbero rifiutati gli inviti per i rappresentanti governativi e diplomatici per presenziare ai Giochi.

Situazione praticamente identica nel Regno Unito, con un documento non vincolante del luglio 2021 intitolato “Never Again: The UK’s Responsibility to Act on Atrocities in Xinjiang and Beyond” e pubblicato dalla commissione Affari esteri della Camera dei Comuni. Il testo specifica che “il governo del Regno Unito dovrebbe garantire che il governo cinese affronti le conseguenze alle Olimpiadi invernali di Pechino 2022 per i suoi crimini nello Xinjiang: non partecipando alle cerimonie di apertura o chiusura, scoraggiando fortemente le imprese britanniche dallo sponsor o facendo pubblicità alle Olimpiadi, incoraggiando i fan e i turisti a stare alla larga e scoraggiare gli atleti dal sostenere o accettare gli sforzi di propaganda del governo cinese mentre si trovano nel paese”.

Qual è la posizione dell’Italia sul boicottaggio di Pechino 2022?

L’Italia del premier Conte prima e del premier Draghi poi non ha mai preso una decisione. Anzi, la notizia nel Bel paese è ancora abbastanza sommersa, e ciò impedisce all’opinione pubblica di farsi un’idea della situazione. C’è da segnalare comunque che ci sono stati alcuni colloqui tra il presidente della Cina e il primo ministro italiano, durante i quali Xi Jinping ha chiesto la collaborazione dell’Italia per gli sport invernali.

Infine lo scorso 23 giugno una delegazione umanitaria si è recata al CONI per consegnare una dichiarazione congiunta internazionale con la specifica richiesta di ritirare gli atleti dai prossimi Giochi invernali. Al momento però non vi sono state repliche ufficiali.

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Il boicottaggio delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Pechino 2022 è fattibile?

A oggi sembra improbabile che i Giochi invernali di Pechino 2022 vengano cancellati per contrastare le violazioni dei diritti umani in Cina. Vero è che qualcosa si sta muovendo, e sicuramente nei prossimi mesi si alzeranno nuove voci contrarie alle prossime Olimpiadi e Paralimpiadi. Tuttavia, c’è un ostacolo normativo abbastanza importante: l’articolo 50 della Carta Olimpica vieta qualsiasi manifestazione o propaganda politica, religiosa o razziale in luogo di interesse olimpico. Insomma, la partita è ancora all’inizio.

Angelo Andrea Vegliante
Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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