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Temple Grandin la Professoressa autistica

Quando nasce Temple Grandin, all’inizio degli anni Cinquanta, autismo è una parola nuova usata per descrivere una malattia inspiegabile, a molti sconosciuta. E’ chiusa nel suo mondo Temple, a tre anni ancora non parla e non è una bambina espansiva né alla ricerca dell’affetto e dell’approvazione degli altri.

Temple Grandin, una vita con gli animali

Quando sua madre la tiene in braccio Temple si irrigidisce e la graffia, cercando di divincolarsi. Invece di fare i puzzle mastica le tessere e le sputa. Ma con gli animali è diverso: è con loro che Temple, fin da bambina, sente di riuscire a stabilire un metodo di comunicazione più efficace che con gli umani, che spesso si dimostrano incapaci di comprendere, e quindi di accettare, una mente che ragiona in un modo così diverso dal consueto. Gli animali invece riesce a sentirli, a comprenderne le paure, a capirne le necessità. Gli animali rispondono agli stimoli esterni secondo regole precise e con un’attenzione concentrata su particolari visivi, uditivi e tattili che in genere agli uomini sfuggono. Ma non a Temple Gradin. Accanto a lei c’è sempre la figura materna, una donna determinata e pronta a sostenerla sempre e che, scoperte le difficoltà espressive e relazionali della figlia, non cede alle indicazioni di “rinchiuderla” in un Istituto ma, seguendo il proprio istinto, la stimola incessantemente affinché non diventi prigioniera di quel suo mondo inesplorabile.

Grazie al sostegno materno e di alcuni insegnanti che credendo nelle sue potenzialità le insegnano a parlare, leggere, scrivere e a stare con gli altri, Temple è motivata ed incoraggiata ad intraprendere qualsiasi nuova strada, sperimentando quello che la sua mente le suggerisce. Negli anni consegue diversi titoli, partendo da una laurea di primo livello in psicologia al Franklin Pierce College, passando per una laurea in zoologia all’Università Statale dell’Arizona e concludendo poi con il dottorato di ricerca in zoologia presso l’Università dell’Illinois nel 1989.

“Pensare per immagini”

Sentire e vedere il mondo come lo sentono e vedono gli animali è il punto di forza di Temple Grandin, la capacità di visualizzare oggetti conosciuti e oggetti inesistenti, di immaginare di modificarli o di guardarli da nuove angolazioni. Temple chiama tutto questo pensare per immagini, ed è questa capacità ad averla resa una studiosa conosciuta in tutto il mondo per le sue ricerche sugli animali destinati a nutrirci e per gli impianti da lei progettati, in grado di migliorare sensibilmente le condizioni di vita all’interno degli allevamenti.

Per domare le paure delle mucche Grandin ha disegnato degli allevamenti che prendono spunto dal comportamento naturale degli animali e dalle loro paure. Le mucche ad esempio tendono ad essere spaventate da suoni ed ombre, che andrebbero tenuti al minimo; può disturbarle anche una semplice catena fuori posto, che possono avvertire come una sensazione di pericolo. Sono più tranquille invece quando si muovono in gruppo in circoli, e per questo motivo Temple Grandin ha progettato percorsi al cui interno si trovano diverse curve così da impedire alla mandria di vedere gli uomini che le spaventano. Nonostante questo percorsi portino al macello, per la Grandin non significa che debbano essere trattate in modo disumano.

La mente innovativa di Temple Grandin raccontata in un film

Diretto da Mick Jackson, con Claire Daines e Catherine O’Hara  “Temple Grandin, una donna straordinaria” racconta la vita della donna che ha rivoluzionato le pratiche per il trattamento degli animali negli allevamenti di bestiame.

Scopri gli altri film sull’autismo

Come raccontato dalla stessa Professoressa, pensare per immagini significa avere il cinema nella testa, vuol dire possedere una mente che funziona come “Google immagini”. Quando era bambina credeva che tutti pensassero per immagini come lei, poi crescendo e con l’occasione della stesura del suo primo libro ha cominciato ad intervistare le persone sulla loro modalità di pensiero: è stato sconvolgente e del tutto imprevisto per Temple scoprire che il suo modo di pensare fosse del tutto unico e parecchio diverso da quello comune.

“Per farvi un’idea di come possa funzionare la mia mente, immaginate una presentazione in PowerPoint: voi dovete semplicemente cliccare perché le slide procedano.”

Secondo il pensiero della Grandin, le persone con diagnosi di autismo possono dare un contributo notevole e fondamentale alla società, ma è importante dare loro la possibilità di farlo individuando e sviluppando i punti di forza, quelli che sono i loro talenti ed interessi, evitando al contrario di concentrarsi sui deficit, su “ciò che non funziona”.

La macchina degli abbracci di Temple Grandin

A rendere famosa la Grandin è stata la sua invenzione nota sotto il nome di “Macchina degli abbracci”, un sistema che consta di due assi di compensato che si stringono ai lati di una panca. L’idea ha avuto origine dall’osservazione di come le mucche diventassero mansuete dentro la gabbia di contenimento usata dal veterinario per visitarle. Un abbraccio per Temple, soprattutto quando era molto giovane, significava un sovraccarico sensoriale di impulsi contrastanti che scatenavano in lei la necessità di rifugiarsi all’interno della macchina.

La macchina per gli abbracci, che Temple ha usato per parecchi anni durante i suoi attacchi di panico, è anche il titolo di uno dei suoi diversi libri che ha avuto maggior successo.

Se vuoi avere maggiori informazioni sui testi scritti da Temple Grandin e su come acquistarli, puoi visitare il suo sito ufficiale cliccando qui:

http://www.templegrandin.com/templegrandinbooks.html

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Ultima modifica: 18/06/2020

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