Come riconoscere i sintomi dell’autismo

Prima di spiegare quali sono i sintomi dell’autismo, bisogna darne una definizione. L’autismo è un disturbo dello spettro autistico a causa del quale vengono compromesse diverse tipologie di interazioni e comunicazioni, da quella sociale a quella non verbale. Il termine stesso viene dal greco “autòs”, il cui significato è “stare soli con se stessi”.

Riconoscerne i sintomi è spesso molto difficile: in una fase iniziale infatti vengono spesso scambiati o confusi con quelli di altre patologie. L’autismo è una patologia neurologica invalidante che colpisce prevalentemente bambini di sesso maschile manifestandosi intorno al secondo/terzo anno di vita. Le cause non sono ancora ben note.

Quali sono i sintomi iniziali dell’autismo nei bambini?

In genere i segni precoci dell’autismo appaiono tra i 18 e i 36 mesi di età. Di fatto, questi soggetti manifestano i primi segni del disturbo dello spettro autistico già nella prima infanzia, mentre altri possono svilupparli improvvisamente dopo qualche mese. Di seguito, alcune delle complicanze che possono dare segnale di autismo:

  • I bambini autistici evitano il contatto oculare (non seguono visivamente gli oggetti oppure non guardano in faccia le persone);
  • Non rispondono al proprio nome o a una voce familiare;
  • Non comunicano con le persone;
  • Non emettono suoni per attirare l’attenzione.
segni precoci autismo

Come riconoscere i sintomi in un bambino autistico

L’autismo determina una condizione psicopatologica per la quale un bambino autistico non riesce a stabilire rapporti con gli altri, è come una separazione tra il proprio vissuto e la realtà esterna con la quale perde contatto. È possibile riconoscere un bambino autistico attraverso alcuni sintomi caratteristici, di tipo comportamentale:

  • non prende confidenza con gli altri ed ha difficoltà ad aprirsi anche con i genitori;
  • preferisce la solitudine ed è diffidente;
  • non guarda le persone negli occhi;
  • è indifferente ai sentimenti più elementari ed a qualsiasi tipo di ritualità o convenzione sociale;
  • spesso mostra comportamenti immaturi ed è privo della fantasia dei bambini;
  • ripete ossessivamente concetti o parole, oppure a volte è in grado di sviluppare sorprendenti capacità mnemoniche.

I vari sintomi ed i disturbi accusati dalle persone con autismo, configurano per le famiglie differenti gradi di difficoltà e di oneri assistenziali che cambiano in funzione dell’età e del livello di gravità della malattia. In ordine crescente riportiamo i comportamenti critici indicati con maggiore frequenza:

  • Disturbi del sonno;
  • Difficoltà di apprendimento;
  • Isolamento sociale;
  • Non autosufficienza;
  • Iperattività ed eccitabilità;
  • Comportamenti ripetitivi;
  • Aggressività e autolesionismo;
  • Disturbi di comunicazione (che è il disagio maggiormente indicato da circa il 40% dei casi).

Vale comunque la pena ricordare che una diagnosi effettiva di autismo si basa sulle osservazioni del comportamento del paziente di un medico specialista: nel caso dei bambini, è il neuropsichiatra infantile; per gli adulti e gli adolescenti è lo psichiatra.

come riconoscere un bambino autistico

Sintomi autismo negli adulti

Trattandosi di una condizione che emerge prettamente in età infantile, i sintomi dell’autismo negli adulti non differiscono particolarmente da quelli esposti finora. In generale, una persona con un disturbo dello spettro autistico mostrerà le classifiche difficoltà di interazione e comportamento sociale, azioni ripetitive e indifferenza.

La difficoltà della diagnosi di autismo

Durante un’indagine condotta dal Censis-Fondazione Cesare Serono è emersa la difficoltà nel fare diagnosi di questa malattia. Nella maggior parte dei casi, il percorso è lungo e complesso. I primi sospetti relativi alla presenza di un disturbo psichico sono stati rilevati dalla famiglia nell’80% dei casi, in genere durante il secondo anno di vita. 

La quota più ampia del campione (quasi il 46% dei casi) ha dovuto attendere tra 1 e 3 anni per avere una diagnosi certa. Un elemento che mostra di aver giocato un ruolo non secondario nella diagnosi della malattia è rappresentato dal livello di istruzione della famiglia: più basso è questo livello, maggiore è la difficoltà di percezione della presenza di questa patologia.

Oltretutto, possono essere presenti disturbi associati ai disturbi dello spettro autistico, e possono variare per tipologia: neurologici, psichiatrici o internistici. Ad esempio:

Come ho scoperto l’autismo infantile

Chiara Milizia è mamma di un bambino autistico. Ha raccontato la sua storia in un bellissimo libro dal titolo “Mamma disabilitata” il cui ricavato è stato devoluto per sostenere la creazione di un centro estivo per bambini affetti da questa patologia. Ascolta dalle sue parole come ha scoperto che suo figlio era autistico.

Quali sono le cause dell’autismo?

I ricercatori californiani dell’Autism Center of Excellence (Università della California) hanno scoperto che la patologia inizia a svilupparsi nel grembo materno attraverso alcuni difetti nelle prime fasi dello sviluppo della corteccia cerebrale (quando il cervello prende forma e le diverse famiglie di neuroni si organizzano in strati connettendosi tra loro). A questa tesi si è arrivati attraverso uno studio condotto sul cervello di bambini autistici e sani, pubblicato sul New England Journal of Medicine.

Durante lo sviluppo fetale, la corteccia cerebrale umana si organizza con un processo complesso in cui le cellule fetali si spostano e prendono la propria posizione finale organizzandosi a formare sei strati di cellule. Ciascuno strato cellulare si differenzia dagli altri assumendo una ‘identità genetica’ precisa che resta immutata fin dopo la nascita e che quindi si può riconoscere facilmente analizzando un pool di geni ad hoc.

In seguito al confronto tra l’identità genetica dei neuroni della corteccia di cervelli di bambini (tra i due e i 15 anni) sani ed autistici deceduti, sono emerse spiccate differenze: nel cervello autistico sono ‘visibili’ con l’esame genetico dei frammenti di corteccia non organizzati correttamente nei sei strati cellulari. Questi frammenti di corteccia dal mancato sviluppo si localizzano in regioni del cervello già note per avere un ruolo nell’autismo.

La corteccia cerebrale umana gioca un ruolo centrale in meccanismi o funzioni mentali cognitive complesse come pensiero, coscienza, memoria, concentrazione, linguaggio. Alcuni studi recenti condotti dagli scienziati della Columbia University dimostrerebbero una correlazione tra autismo ed esposizione delle donne in gravidanza ai pesticidi come il Ddt.

le cause dell'autismo

Come gestire una persona autistica

Sulla base dell’esperienza clinica, i trattamenti psicologici, pedagogici e sociali e la terapia riabilitativa precoce rappresentano una delle poche strategie che si sono dimostrate più efficaci per contrastare i disturbi delle persone autistiche, insieme alla terapia cognitiva comportamentale.

Non esistendo una terapia farmacologica specifica per l’autismo, i farmaci disponibili sono mirati essenzialmente alla gestione dei sintomi e dei comportamenti che mettono in maggiore difficoltà la famiglia. Questo spiega il motivo per cui il ricorso ai farmaci risulti più frequente nelle persone con maggiore età.

Come comportarsi con un bambino autistico a scuola

La scuola svolge un ruolo centrale nella gestione di questi ragazzi sfortunati, ma le ore di sostegno fornite dagli educatori e dagli assistenti alla comunicazione sono insufficienti e disomogenei nel territorio.

La tipologia e la gravità dei sintomi che caratterizzano i disturbi dello spettro autistico comportano per le famiglie un carico assistenziale estremamente gravoso. L’assistenza, infatti, nella maggioranza dei casi è affidata alla famiglia con un conseguente impatto rilevante sui progetti, sulle scelte di lungo periodo e sulla qualità della vita.

In linea di massima, comunque, vi sono comunque delle accortezze per il comportamento e l’atteggiamento da seguire che possono valere sia in un contesto scolastico sia in uno più familiare:

  • Non essere invadenti nelle richieste e usare un linguaggio chiaro e comprensibile;
  • Nonostante sembri il contrario, una persona autistica ascolta. Se si ha necessità di avere suoi riscontri verbali o non verbali, è possibile utilizzare delle immagini o addirittura la lingua dei segni;
  • Non fare scatti improvvisi e scegliere sempre un posto tranquillo dove comunicare;
  • Usare un comportamento accomodante e non scontroso.
come comportarsi con un bambino autistico

Lo spettro autistico

L’autismo fa parte del gruppo dei Disturbi dello Spettro Autistico di cui fanno parte anche:

  • Sindrome di Asperger;
  • Sindrome di Rett;
  • Disturbo Pervasivo dello Sviluppo Non Altrimenti Specificato (PDD-NOS);
  • Disturbo Disintegrativo dell’Infanzia.

Recentemente da questo elenco si tende ad escludere la Sindrome di Rett e il disturbo disintegrativo dell’infanzia. I disturbi dello spettro autistico colpiscono le persone in modo differente variando da una lieve ad una grave sintomatologia, e si caratterizzano per una compromissione grave e generalizzata nella capacità di comunicazione e di interazione sociale. Sono inoltre associati a comportamenti inusuali, ripetitivi o stereotipati, ed a un’alterata capacità immaginativa.

Autismo e Sindrome di Aspenger

In base a quanto scritto sul Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali (DSM-IV), l’autismo e la Sindrome di Asperger appartengono entrambi ai Disturbi Pervasivi dello Sviluppo.

A differenza della persona autistica che presenta un ritardo mentale, un individuo affetto dalla Sindrome di Asperger (detta anche autismo ad alto funzionamento) ha un quoziente intellettivo nella norma o, a volte, superiore e una proprietà di linguaggio sviluppata.

Come l’autismo la Sindrome di Asperger ha esordio nell’infanzia e provoca grave disagio nel gestire l’empatia (la capacità di comprendere a pieno lo stato d’animo altrui) e le relazioni sociali il che comporta serie difficoltà nell’interazione col mondo circostante.

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Redazione - Ability Channel
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