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Salario minimo in Italia: come funziona e dove esiste in Europa

Redazione:

L’Italia è tornata a parlare di salario minimo, noto anche come stipendio minimo o minimo salariale. Le attuali opposizioni al Governo Meloni hanno elaborato una proposta congiunta per introdurre la misura a 9 euro l’ora, ma non solo: tra i punti salienti, spicca anche la tutela per i lavoratori autonomi.

Il dibattito sul salario minimo si accompagna a quello riguardante la settimana corta, in quanto sono due misure che nel nostro Paese non sono legiferate su scala nazionale, ma spesso emergono come iniziative solitarie.

Salario minimo in Italia: a cosa serve e cosa prevede la proposta di legge?

Il salario minimo è l‘ammontare di una retribuzione minima che viene stabilita e tutelata dalla legge: così facendo, il datore di lavoro deve garantire al lavoratore il minimo salariale imposto dalla normativa, e nessun’altra decisione può abbassare la cifra.

Attualmente in Italia il salario minimo non esiste, ma il dibattito si è prepotentemente acceso negli ultimi anni. Attualmente, le varie opposizioni, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Sinistra italiana, Europa verde, Azione e +Europa (tranne Italia Viva), hanno raggiunto un accordo per presentare una proposta di legge sul tema.

Come ricostruisce RaiNews, i partiti sopracitati hanno raggiunto l’accordo di introdurre il salario minimo legale a 9 euro l’ora, ma non è l’unica misura e tutela che si vuole introdurre. In particolare:

  • riconoscere al lavoratore un trattamento economico non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi;
  • la giusta retribuzione non deve riguardare solo i lavoratori dipendenti, ma anche i para-dipendenti e i lavoratori autonomi;
  • istituzione di una commissione composta da rappresentanti istituzionali e dalle parti sociali con lo scopo di aggiornare periodicamente il minimo salariale;
  • riconosciuta per legge l’ultrattività dei contratti di lavoro scaduti o disdettati;
  • sostegno ai datori di lavoro per i quali l’adeguamento sarà più pesante.

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Perché l’Italia non ha il salario minimo?

In base a quanto ricostruito da Il Sole 24 Ore, una direttiva europea dell’ottobre 2022 dà tempo a ogni Stato membro fino a novembre 2023 per recepire una normativa in tema di salario minimo: ogni nazione che presenta una copertura della contrattazione collettiva inferiore all’80%, deve prevedere condizioni favorevoli alla contrattazione collettiva. L’Italia però non è obbligata a recepire tale direttiva in quanto l’attuale tasso di copertura della contrattazione collettiva è superiore all’80%.

Quant’è la paga minima in Italia?

In Italia lo stipendio minimo viene definito dalla contrattazione collettiva, in base alla quale viene definito l’importo minimo sotto cui un qualsiasi datore di lavoro non può scendere. Tecnicamente quindi una sorta di stipendio minimo in Italia esiste, ma il vero problema risiede nella frammentazione associativa: oggi come oggi, si registrano anche più di 900 contratti, e quindi anche il lavoro di controllo risulta complesso.

Un recente calcolo dell’INPS ha sottolineato che la retribuzione dei lavoratori dipendenti privati nel 2021 si attesta a 21.868 euro lordi annui: una retribuzione annua perfino più bassa della media europea.

Salario minimo in Europa: quali sono le differenze con l’Italia?

Nel giugno 2022 l’Unione Europea annunciò di aver trovato un accordo sul salario minimo, con un quadro generale delle paghe minime orarie e il rafforzamento della contrattazione collettiva.

Prima ancora di questa storica decisione, diversi Paesi in Europa avevano introdotto la misura, tranne Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Svezia e, appunto Italia. Secondo i dati forniti da Eurostat, nel gennaio 2022 i salari minimi mensili in Europa sono così stabiliti:

  • Lussemburgo: 2.257 euro al mese;
  • Irlanda: 1.774,50 euro al mese;
  • Paesi Bassi: 1.725 euro al mese;
  • Belgio: 1.658,23 euro al mese;
  • Germania: 1.621 euro al mese;
  • Francia: 1.603,12 euro al mese;
  • Spagna: 1.125,83 euro al mese;
  • Slovenia 1.074,43 euro al mese;
  • Portogallo: 822,50 euro al mese;
  • Malta: 792,26 euro al mese;
  • Grecia: 773,50 euro al mese;
  • Lituania: 730 euro al mese;
  • Polonia: 654,79 euro al mese;
  • Estonia: 654,00 euro al mese;
  • Repubblica Ceca: 651,70 euro al mese;
  • Slovacchia: 646 euro al mese;
  • Croazia: 623,70 euro al mese;
  • Ungheria: 541,73 euro al mese;
  • Romania: 512,26 euro al mese;
  • Lettonia: 500 euro al mese;
  • Bulgaria: 332,34 euro al mese.

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Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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