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Ma è vero che i soldi fanno la felicità? Ecco cosa dice la scienza

Redazione:

I soldi fanno la felicità? O meglio, come inizia una ricerca di settore, “can money buy happiness?”. Una domanda vecchia come il cucco, che caratterizza da sempre le nostre vite, il nostro lavoro e i discorsi con gli amici.

Quanto contano i soldi nelle nostre vite? Che peso ha l’economia nelle possibilità della nostra esistenza? Dubbi esistenziali a cui sembra la scienza abbia dato una risposta, che forse a molti non piacerà. Attenzione, però: guai a pensarla per luoghi comuni, perché bisogna tenere in considerazione tanti fattori.

I soldi fanno la felicità? Cosa dice uno studio di neuroscienza

Quanto spesso abbiamo pensato che più soldi fanno la felicità? Nel corso degli anni diversi studiosi hanno tentato di dare una risposta a questa domanda, al fine di mettere un punto alla questione.

Basti pensare che nel 2010 Daniel Kahneman, premio Nobel per l’economia, aveva condotto una ricerca dal titolo “High income improves evaluation of life but not emotional well-being“, rivelando che il denaro può aumentare la felicità ma solo fino a un certo punto, cioè fino a circa 75mila dollari di guadagno annuali. Al di là di questa cifra, il denaro non influisce così tanto sulla felicità.

Un risultato molto chiacchierato, che ad esempio ha spinto il fondatore di Gravity Payments, Dan Price, ad aumentare lo stipendio minimo dei suoi lavoratori a 70mila dollari, ricevendo anche diversi elogi.

Nel 2023 Kahneman è tornato sulla questione, stavolta insieme all’esperto di studi della felicità Matt Killingsworth, partendo però da due tesi contrastanti: per il Premio Nobel, l’equilibrio tra denaro e felicità valeva fino ai 100mila euro, mentre per il secondo questo tetto non esiste, ma anzi più soldi venivano guadagnati, più la felicità aumentava.

Insieme hanno pubblicato uno studio sulla rivista della National Academy of sciences, dal titolo “Income and emotional well-being: a conflict resolved“, nel quale hanno evidenziato che il denaro sembra contribuire ad aumentare la felicità fino a un guadagno di 500mila dollari. In sostanza, avevano ragione entrambi: la felicità migliora con il guadagno, sebbene questi guadagni sono nettamente maggiori a quelli ipotizzati, e un tetto-limite comunque c’è.

“In termini più semplici, questo suggerisce che alla maggior parte delle persone con redditi maggiori è associata una maggiore felicità”, ha osservato Killingsworth. In sostanza, la felicità aumenta in modo lineare col reddito.

Tali risultati sono stati ottenuti anche grazie all’apporto di Barbara Mellers, dell’Università della Pennsylvania. A 33.391 adulti statunitensi con un reddito medio di 85mila dollari è stato chiesto di rispondere ad alcune domande sul benessere, scoprendo appunto che, per la maggior parte delle persone, la felicità migliora con guadagni più alti, fino a 500mila euro.

C’è invece un gruppo di partecipanti, il 30%, che sperimenta un benessere quando i propri guadagni superano i 100mila dollari, sebbene per altri questo tetto non influisce più di tanto, ma più si guadagna, più si è felici.

Ma questo tetto-limite può rendere immuni dall’infelicità? La ricerca evidenzia la presenza di un “gruppo infelice“, circa il 15% delle persone, il cui rapporto reddito-felicità è abbastanza diverso: anche se sono stati superati i 100mila dollari di guadagno, il senso di benessere non è migliorato.

Secondo i ricercatori, questo spiegherebbe un dato importante: la felicità non è da ricercare solo nel denaro, in quanto possono entrare in gioco eventi della vita che stravolgono ogni possibile miglioramento che il denaro potrebbe portare.

Ciononostante, è innegabile affermare che il denaro concede maggiori opportunità di vita e di benessere, e dunque maggiori possibilità di raggiungere il concetto di felicità. In sintesi, il denaro non risolve i problemi, ma hanno un forte impatto sulla ricerca della felicità, la quale però a sua volta è determinata da tantissimi fattori.

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Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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