“Io, disabile, intrappolato nella Galleria d’Arte Moderna”

È il 30 marzo 2019 e alla Galleria d’Arte Moderna di Roma si affaccia Manuel Tartaglia, giornalista e caporedattore con disabilità di FinestrAperta, con il semplice scopo di visitare una mostra. Scopo, tuttavia, culminato in un “sequestro di persona”, come definisce Tartaglia nel suo articolo di denuncia. Perché sì, il giornalista è rimasto vittima di ostacoli inaccessibili e paradossali all’interno del polo culturale, che hanno leso (e non poco) la sua dignità in quanto individuo.

Cos’è successo alla Galleria d’Arte Moderna

La vicenda andata in scena nella Galleria d’Arte Moderna della Capitale ha toni surreali e grotteschi. In un primo momento, la firma di FinestrAperta racconta di un accesso per disabili disponibile nella zona di recupero rifiuti, “tra buche, pozzanghere e tanti camioncini per il trasporto dell’immondizia e la pulizia delle strade”. Compiuto tale tragitto, Tartaglia trova di fronte a sé numerose scale (una delle quali separa il visitatore dalla biglietteria). Come se non bastasse, uno dei montascale installati si rompe, impedendo all’utente di uscire agevolmente dalla Galleria. Solo l’intervento di una nutrita squadra dei Vigili del Fuoco aiuterà il malcapitato ad uscire, trasportato di peso fuori dal museo assieme alla sua carrozzina elettrica.

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“Non c’è dignità a essere trattati così”

Una situazione tragicomica che getta luce su un’amara realtà: l’accessibilità non è mai garantita completamente. E non importa se il sito ufficiale della Galleria d’Arte Moderna riporta l’esistenza di un accesso per disabili, perché nell’utente il timore di incappare in una problematica resta. “C’è una beffa” in tutto ciò, secondo quanto ci racconta lo stesso Tartaglia. “Ufficialmente ti possono dire che le barriere architettoniche sono state abbattute. Ma nei dettagli, la situazione cambia: mi hai messo l’entrata per le persone con disabilità sul retro del museo, all’interno del parcheggio dell’Ama, in mezzo ai camioncini della spazzatura”. Quindi un’entrata vergognosa e difficile da raggiungere, oltretutto di piccole dimensioni, difficoltosa per chi ha una carrozzina di grossa ampiezza

“Però puoi entrare”, ci dice sarcasticamente il giornalista. Una volta dentro, tuttavia, i guai non sono finiti: “trovi le sale divise dalle scale”. La soluzione? I montascale. “Va bene, ma il montascale non funziona, si blocca, nessuno lo sa usare, e quindi è come se non ci fosse”. Insomma, nella fattispecie, l’accessibilità per le persone con disabilità non è assicurata. “Ti possono dire di aver risolto il problema, ma in realtà ti stanno prendendo in giro, perché il problema sussiste oppure è risolto a metà. Non è dignitoso essere trattati in questo modo. È come quando ti dicono che ti prendono in braccio per superare le scale. Ma io non voglio essere preso in braccio: io voglio entrare come tutti gli altri”.

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“Il disabile è una risorsa economica”

Lo abbiamo anticipato prima, ma è bene sottolinearlo: a essere particolarmente lesa è la dignità della persona con disabilità. Non solo nell’accessibilità non realizzata, ma nei modi ortodossi che spesso risultano l’unica maniera per risolvere tali problematiche. “Ti sembra normale dover attraversare un ostacolo circondato dagli occhi delle persone e non con la libertà di non essere guardato da tutti?”, si domanda Tartaglia, che propone anche una soluzione semplice. “Il coinvolgimento delle associazioni, che hanno un’esperienza grandissima in questi campi. Perché, quando adeguiamo un edificio o un qualsiasi luogo pubblico, non le coinvolgiamo?”.

Un’esperienza che, comunque, avrà dei danni economici. Il nostro intervistato ammette candidamente che non tornerà alla Galleria d’Arte Moderna. “Preferisco premiare dei luoghi accoglienti. Pensaci: vado a un museo, mi fermo al bar, bevo qualcosa, passo per la libreria, compro dei gadget o voglio anche un’autoguida. Cose che pago. Io non sono un accollo per la struttura che mi ospita, ma una risorsa economica. Lì dentro non ci tornerò visto la mia brutta esperienza, e quindi loro hanno perso un cliente. Magari non se ne accorgono nemmeno, ma per ora preferisco evitare luoghi così. Vado a frequentare posti che non conosco che possono piacermi di più invece che ripetere l’esperienza a breve termine”.

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Le foto che immortalano la discriminazione

A emergere nella denuncia del giornalista di FinestrAperta sono chiaramente gli scatti nei quali Tartaglia è immortalato mentre è alzato di peso dai quattro vigili del fuoco per superare i gradini. Eppure, studiando bene l’immagine, si arriva alla conclusione che basterebbe l’installazione di una pedana. Come mai, invece, la struttura ha puntato sul montascale? “È’ un grande mistero – ammette Tartaglia -. Questi montascale funzionano una volta sì e due no. Non capisco perché una scalinata così non si possa superare con una rampa: è una soluzione semplice ed economica, non richiede manutenzione, ed esteticamente non è un problema. E non mi dicano che il montascale esteticamente è bello. Vogliamo fare i complottisti? Vogliamo dire che qualcuno si mette i soldi in tasca per mantenere il montascale? Non lo so, non voglio fare il complottista, ma siamo aperti alla ricerca di soluzioni. Ce lo dicano chi li ha messi”.

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Come risponde l’amministrazione capitolina?

Di fronte a questa grave vicenda di inaccessibilità, abbiamo provato a contattare le cariche istituzionali preposte all’accoglienza delle persone con disabilità nei musei. In particolare, ci siamo rivolti alla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e a Zètema Progetto Cultura. Purtroppo, le nostre richieste di interviste, inviate il 20 giugno scorso, non hanno ancora ricevuto alcuna risposta. Restiamo speranzosi di poterci confrontare in futuro con i rappresentanti degli attori sopracitati.

Abbattimento barriere architettoniche: la legge compie 30 anni

In teoria, in Italia, esiste una normativa che regola l’abbattimento delle barriere architettoniche. Si tratta della Legge 13/1989, quindi al suo trentesimo anniversario, che identifica le ‘disposizioni per favorire il superamento o l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati’, senza dimenticare gli edifici residenziali pubblici. Il documento disciplina tre concetti primari che servono a garantire l’integrazione tanto decantata: accessibilità, visitabilità e adattabilità. Tuttavia, nel caso della Galleria d’Arte Moderna a Roma, nessuno di questi principi sembra garantito.

Foto di Manuel Tartaglia