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Chi è Marcin Oleksy, calciatore amputato premiato per il gol dell’anno 2022

Redazione:

Al Fifa The Best è stata anche la notte di Marcin Oleksy e del mondo del calcio amputati. Durante la kermesse infatti, organizzata a Parigi tra il 27 e il 28 febbraio 2023, a brillare non sono state soltanto le stelle di calciatori blasonati come Lionel Messi e Kylian Mbappè, ma anche quella di Marcin Oleksy, 35enne polacco calciatore del Warta Poznan, autore di una rete che ha fatto il giro del mondo, tanto da meritarsi uno dei premi FIFA più presigiosi.

È il calciatore amputato infatti ad aggiudicarsi il Premio Puskas, assegnato ogni anno a chi segna il più bel gol: in questo caso, la più bella rete del 2022 è stata proprio di Oleksy, che nel novembre 2022, durante una partita di campionato tra la sua squadra e lo Stal Rzeszow, ha realizzato una marcatura in rovesciata con le stampelle, una sforbiciata da album di figurine. Un gol che è stato preferito a quello di Richalrison in Brasile-Serbia ai Mondiali di Qatar 2022 e a quello di Payet nella gara di Europa League tra Marsiglia e Paok.

“Mi ricordo tutto – ha affermato l’atleta su FIFA+ -. Il mio compagno di squadra Dawid Novak ha crossato dalla fascia destra, quando l’ho visto calciare, ho capito subito che la sfera sarebbe arrivata a me. L’ho colpita piena e ne è scaturita una traiettoria pulita. Ho sempre voluto segnare un bel gol. Dovresti vedere quanto mi sono sentito orgoglioso dopo aver segnato. Mi sono alzato in piedi, ho messo il petto in fuori. Ero davvero felice”.

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Chi è Marcin Oleksy?

Marcin Oleksy è nato in Polonia nell’aprile del 1987 e fin da giovane ha cominciato a lavorare nell’edilizia e, contemporaneamente, a giocare a calcio, nel ruolo di portiere. Il 20 dicembre 2010 però, all’età di 23 anni, mentre lavora sulla manutenzione di una strada, l’incidente: un veicolo, invadendo la carreggiata, lo investe e gli schiaccia le gambe.

“In quel momento non sentivo dolore – ha raccontato sempre a FIFA+, avevo solo paura di morire“. Il calciatore ha poi spiegato che, entrando in ospedale, ha perso i sensi: “Poi mi sono svegliato dopo l’operazione. È stato allora che ho constatato cosa fosse successo. Una delle mie gambe non c’era più. Non ero particolarmente triste, a dire il vero. Forse perché, subito dopo l’incidente, avevo visto l’aspetto delle mie gambe e quindi ero in qualche modo preparato al peggio”.

Quando la famiglia lo è andato a trovare in ospedale, “erano tutti tristi, piangevano”, ha affermato l’atleta. “Volevo fare qualche battuta per rendere la situazione più allegra. Tutti hanno iniziato a ridere e penso che questo abbia aiutato tutti. Siamo riusciti rapidamente a rallegrarci”.

Nonostante la sua spensieratezza nell’affrontare le sfide, Oleksy ha ammesso che i periodi successivi non sono stati totalmente in discesa: “Quando sono uscito dall’ospedale ero su una carrozzina. All’inizio è stato davvero difficile per me perché la maggior parte delle responsabilità doveva essere assunta dal mio partner. Era incinta e mi sentivo come se fossi un altro bambino. Mi sono sentito così male per questo. Non poteva avere tempo per sé stessa, perché si prendeva cura di me. Sono molto grato per quello che ha fatto per me. Grazie a lei sono tornata ad essere me stessa”.

Dopo due anni di carrozzina però, Oleksy comincia a usare le stampelle, torna a lavorare nel campo dell’edilizia e, infine, nel 2019 calca nuovamente un campo di calcio, ma stavolta fuori dai pali. “La prima volta che ho tirato un calcio al pallone dopo l’incidente – ha ricordato il giocatore – è stato con mio figlio Tomasz e quel momento mi ha reso molto felice”.

Invece, poco prima di vincere il Premio Puksas, Oleksy, l’atleta ha raccontato un curioso aneddoto: “I miei figli sono molto orgogliosi di me. I compagni di scuola di mio figlio, gli dicono di avermi visto in foto con Kylian Mbappé e che ora sono famoso. Credo che vogliano qualche autografo. Non riesco ancora a credere di essere stato inserito tra questi fuoriclasse del calcio mondiale. Spero che anche loro siano felici di essere stati nominati insieme a me!”.

E il pensiero, ovviamente, è andato anche al movimento paralimpico del calcio amputati. “Spero che il mondo possa vedere che stiamo facendo ciò che amiamo fare. Sono così felice per lo sport. Sento che non sono stato solo io a segnare il gol, ma l’intera famiglia del calcio amputato ha segnato il gol insieme”.

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Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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