Anche questa volta, dopo l’ultimo referendum, non sapremo davvero se il diritto di voto dei cittadini con disabilità sia stato garantito.
Descrivere la situazione è complesso. Da un lato mancano dati certi e aggiornati sull’accesso alle urne; dall’altro, le difficoltà sono così evidenti che quasi non servirebbero numeri per dimostrarle.
Il risultato è sempre lo stesso: una questione che resta ai margini del dibattito pubblico, con una conseguenza chiara e grave — l’assenza di soluzioni concrete per assicurare la piena partecipazione politica delle persone con disabilità.
Un diritto sancito dalla legge, ma spesso non applicato
Il diritto di voto delle persone con disabilità è garantito da norme fondamentali:
- Articolo 48 della Costituzione italiana
- Articolo 29 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità
Non si tratta di principi astratti, ma di diritti pienamente riconosciuti.
Eppure, nella pratica, questo diritto continua a essere ostacolato.
Le barriere concrete: accesso ai seggi e voto assistito
Molti cittadini con disabilità incontrano difficoltà già nell’accesso ai seggi elettorali:
- edifici non accessibili
- cabine elettorali non adeguate
- percorsi privi di supporti
A questo si aggiunge un limite normativo importante: il voto assistito è consentito solo in presenza di disabilità fisica.
Come evidenziato dal presidente Anffas Roberto Speziale, le persone con disabilità intellettiva o disturbi del neurosviluppo non sempre possono essere accompagnate in cabina, creando una evidente disparità.

Informazione politica poco accessibile
Il problema non riguarda solo il momento del voto.
Anche la comunicazione politica e istituzionale risulta spesso poco accessibile:
- linguaggio complesso
- assenza di strumenti semplificati
- scarsa attenzione ai diversi bisogni comunicativi
Questo limita la possibilità di esprimere un voto realmente consapevole.
I dati che raccontano una partecipazione ridotta
L’assenza di un monitoraggio ufficiale sul voto delle persone con disabilità è già un segnale critico. Tuttavia, alcuni dati aiutano a comprendere il quadro:
- Secondo ISTAT (2019), il 42% delle persone con disabilità non si informa di politica (contro il 25,1% delle persone senza disabilità)
- Solo il 9% partecipa attivamente alla vita civica e sociale
Numeri che raccontano una distanza evidente dalla partecipazione democratica.
Il nodo strutturale: l’accessibilità degli edifici pubblici
Un dato particolarmente significativo riguarda le scuole, spesso sede dei seggi elettorali.
Dal rapporto ISTAT 2025 emerge che:
- solo il 41% delle scuole è accessibile per disabilità motoria
- il 44% dispone di parcheggi dedicati
- solo il 17% ha segnalazioni visive per persone sorde o ipoacusiche
- appena l’1% è dotato di percorsi tattili o mappe a rilievo
Numeri che rendono evidente quanto il problema sia strutturale e non episodico.
Senza accesso al voto, la democrazia è incompleta
Di fronte a questo scenario, è inevitabile una riflessione: come può definirsi pienamente democratico un sistema che non garantisce a tutti i cittadini la possibilità di votare in condizioni adeguate? Il diritto di voto non è solo un atto formale, ma uno strumento di partecipazione reale.
Finché continueranno a esistere ostacoli concreti, una parte della popolazione resterà esclusa da uno dei diritti fondamentali della cittadinanza.