Distrofia congenita fa parte di un gruppo di malattie clinicamente eterogenee e relativamente frequenti nella popolazione, che esordiscono abitualmente entro il primo anno di vita e sono trasmesse con carattere autosomico recessivo.
Distrofia congenita , le varie forme
- Forme legate a difetti genetici riguardanti proteine coinvolte nella glicosilazione del distroglicano.
- Forme dovute ad alterazioni genetiche riguardanti proteine che compongono la matrice extracellulare del muscolo scheletrico.
- Forme legate ad alterazioni di geni che codificano per proteine delle quali ancora non si conosce la funzione.
- Distrofia di Ullrich: legata ad alterazioni del collagene tipo VI e caratterizzata da importanti retrazioni articolari prossimali associate a lassità delle articolazioni distali, torcicollo, scoliosi e grave andamento clinico.
- Distrofia congenita con insorgenza precoce di rigidità del rachide: legata alla selenoproteina N1, codificata sul cromosoma 1.
- Distrofia congenita con insufficienza respiratoria e ipertrofia muscolare: caratterizzata da severa compromissione del diaframma e ipertrofia muscolare generalizzata (cromosoma 1).
- Distrofia congenita con ipotrofia cerebellare: associata a deficit cognitivo.
- Muscle eye brain disease (MEB): caratterizzate dall’insieme di gravi alterazioni della corteccia cerebrale e da problemi dell’occhio di vario tipo, oltre che da prognosi severa.
Distrofia congenita , la clinica
La distrofia congenita è caratterizzata da debolezza muscolare diffusa, abitualmente asimmetrica e prevalentemente prossimale. Nei casi in cui il deficit motorio sia già presente nella vita intrauterina, si avranno retrazioni articolari, che portano ad un quadro di artrogriposi multipla congenita. In alcune forme si arriva ad un cammino autonomo e ad una discreta autonomia funzionale, mentre altre forme determinano deficit motori più severi ed i riflessi sono diminuiti o assenti.
Esiste anche un possibile interessamento del muscolo cardiaco e dell’apparato respiratorio, ed in alcune forme anche un coinvolgimento di vario tipo e gravità del sistema nervoso centrale: subclinico o clinicamente evidente.
Distrofia congenita , il DNA
La distrofia congenita è trasmessa con carattere autosomico recessivo. Per cui l’alterazione del DNA è presente in entrambi gli elementi di una copia di cromosomi ed è quindi necessario che vi siano due copie del gene affetto perchè la malattia si manifesti. Generalmente entrambi i genitori sono portatori ed il rischio di ricorrenza della malattia, per una coppia che abbia già avuto il figlio affetto, è del 25% ad ogni gravidanza.
Distrofia congenita , la Merosina
La merosina, o laminina alfa-2, è una proteina che funge da legame tra la membrana e la matrice extracellulare. E’ codificata sul cromosoma 6 ed è stata individuata intorno al 1993-1994. Da qui la classificazione in distrofie muscolari congenite merosino-positive e merosino-negative; classificazione oggi ritenuta superata. I soggetti che presentano difetto completo di merosina hanno di solito un quadro clinico piuttosto severo e non deambulano. Anche il sistema nervoso centrale è coinvolto in forma subclinica. Poichè la merosina è presente anche nel sistema nervoso periferico, è possibile individuare una neuropatia in queste persone, di solito senza rilevanza clinica. Esistono poi molte varianti con merosina parzialmente ridotta e quadro clinico meno severo.
Distrofia congenita , la diagnosi
Serve un buon esame clinico e un’attenta raccolta dei dati anamnestici. Molto utile la biopsia muscolare: l’esame istopatologico, che rivela alterazioni che possono variare da modesti segni miopatici ad un quadro aperto di distrofia congenita, con degenerazione, necrosi e rigenerazione delle fibre. Altrettanto utile è la risonanza magnetica (encefalo) che può dimostrare alterazioni della sostanza bianca, caratteristiche di alcune forme, così come peculiari alterazioni della corteccia dell’encefalo.
In alcune forme può servire la risonanza magnetica muscolare, la quale dimostra un interessamento selettivo di alcuni gruppi rispetto ad altri. Infine l’analisi genetica consente la definizione di una diagnosi precisa di distrofia genetica.
Per tutte le forme di distrofia congenita bisogna fare attenzione alle posture, alle retrazioni e a tutto ciò che può facilitare l’autonomia motoria. Inoltre, si dovranno impostare controlli della funzionalità cardiaca e respiratoria in sonno e veglia. Quando necessario, dovrà anche essere impostata un’adeguata terapia dell’epilessia che può accompagnarsi all’interessamento del sistema nervoso centrale. Andranno inoltre previste attente valutazioni neuroftalmologiche e ortottiche per le forme che abbiano coinvolgimento oculare.
Per finire, si rendono indispensabili opportuni interventi relativi ai possibili deficit cognitivi presenti in alcune forme di distrofia congenita.
E’ importante ricordare che esistono ancora forme non note di distrofia congenita, delle quali non si conosce né il difetto genetico né l’evoluzione clinica.












