Quello che le donne (con o senza disabilità) vogliono: “Sei proprio una bella persona” | 1° puntata

Chiudete gli occhi e immaginate: una serata in compagnia dei vostri amici, improvvisamente si aggiunge alla comitiva una persona nuova. Le vostre antenne si rizzano, gli occhi scrutano curiosi, si illuminano soprattutto se tra voi scatta una sottile attrazione, dando inizio così ai primi timidi tentativi di avvicinamento:

“Ciao come ti chiami?”

“È la prima volta che vieni qui?”

Se sarete fortunate comincerà uno scambio interessante. Parlerete di tutto lo scibile umano- politica, religione, scie kimiche, complotti, sesso e voi sfoggerete tutte le migliori armi di seduzione in vostro possesso: dal flap flap delle lunghe ciglia, al mancamento aggrappata alle tende come Sarah Bernhardt, al fazzoletto di seta caduto distrattamente dalla vostra gelida manina.

Tutto sembra procedere nel migliore dei modi, la luna, le stelle, i grilli, il mare testimoni del vostro incontro ma, ad un tratto, il tapino vi dirà:

“Sei proprio una bella persona”.

I grilli, che fino a quel momento erano la vostra colonna sonora, bruscamente tacciono, guardandosi tra loro con l’espressione tipica: “Amico mio che hai fatto! Non glielo dovevi dire!”. Le onde fermano il loro sciabordio, la luna impaurita corre a nascondersi dietro le stelle che, imbarazzate, si spengono come una lampadina fulminata.

Non so voi, ma su di me la frase “Sei proprio una bella persona” ha l’effetto del gambaletto velato color carne, l’antisesso per eccellenza. Fa il paio solo con “Sai che quando parlo con te mi dimentico del tuo problema?”. In questo caso mi diverto immensamente quando, come Igor in Frankestein Jr, guardo il mio interlocutore e con aria sorpresa chiedo “Quale problema?”.

immagini di film ridisegnate per quello che le donne vogliono sentirsi dire

Dimmi che sono ironica, intelligente persino che ho un brutto carattere. Dimmi che ho begli occhi, labbra carnose, un bel sedere (il mio, modestamente, è stato dichiarato Patrimonio dell’Unesco). Perché così capisco che mi hai visto veramente.

Non so se sono una bella persona, so che sono una donna e che, come tutte, amo essere apprezzata dentro e fuori. Perché sì, care lettrici e cari lettori, sono una donna con una disabilità, con un corpo che c’è, esiste, anche se non è perfetto.

Puoi dirmi che non ti piace, che non si incastra con il tuo, ma non ignorarlo. Non renderlo invisibile. Perché non lo è affatto.

Armanda Salvucci
Armanda Salvucci
Laureata in Lingue e Letterature straniere europee, consegue un primo Master in Comunicazione di Impresa e Relazioni Pubbliche e un secondo in Project Management per le ONP e le ONG. Consulente e docente, per 9 anni, di fundraising presso la Scuola di Roma Fund-raising.it. Lunga è la sua esperienza nelle organizzazioni non profit. Come ideatrice del progetto Sensuability, affronta il tema sulla sessualità e la disabilità anche per Abilitychannel ed Heyoka, parlandone in modo ironico e leggero.

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