Neuralink di Elon Musk, un dispositivo nella testa per aiutare (anche) i paraplegici: come funziona?

Neuralink è la nuova start-up di Elon Musk. Il progetto neurotecnologico dell’imprenditore sudafricano è stato svelato nel luglio 2019 per la prima volta alla California Academy of Sciences di San Francisco (USA), a due anni di distanza dalla sua fondazione. Lo stesso Musk ha ammesso l’esistenza di un’idea nella nuova azienda che potrebbe migliorare la qualità della vita delle persone con paraplegia (e non solo).

Neuralink di Elon Musk: cosa fa?

La prima iniziativa di Neuralink è la realizzazione di un minuscolo dispositivo capace di aiutare i paraplegici a controllare computer e smartphone, anche se le prime applicazioni potrebbero riguardare casi di epilessia, morbo di Parkinson e diverse disabilità visive. In che modo? Impiantando un chip direttamente nel cervello grazie a fili sottili e impercettibili quanto un capello.

Il ‘White Paper’ della società, infatti, parla di interfacce cervello-macchina che permetterebbero “il ripristino della funzione sensoriale e motoria e il trattamento dei disturbi neurologici” (Indipendent). Grazie alle sue dimensioni ridotte, tale congegno si presenta come il meno invasivo possibile, in quanto è limitato a 256 elettrodi piccoli e flessibili, con massimo 3.072 elettrodi per array distribuiti su 96 thread.

In base a quanto riferito da Musk, il sensore è stato già testato su una scimmia, la quale sarebbe riuscita a controllare un computer usando il proprio cervello. Per le prime sperimentazioni cliniche della tecnologia sull’essere umano si aspettava l’approvazione della Fda (U.S. Food and Drug Administration), arrivata nel 2020: ora sono possibili i test su pazienti con gli arti paralizzati (The Nex Tech).

Come spiega Repubblica, l’installazione del microchip avverrebbe grazie a un foro di 8 mm nel cranio. Dopodiché, i fili verrebbero ‘iniettati’ con un ago di 24 micron per rilevare l’attività dei neuroni. Per fare ciò, si opterà a una squadra composta da un neurochirurgo e un robot programmato per ridurre i rischi alla salute del paziente.

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Fonte foto: Repubblica

Neuralink di Elon Musk: aggiornamenti 2020

Nell’agosto 2020 Elon Musk ha presentato alcune novità riguardo al progetto di Neuralink. In particolare, spiega The Verge, la società ha svelato gli ultimi progressi ottenuti grazie alla sperimentazione animale. In questo caso, non si tratta più di una scimmia, bensì di una maialina (chiamata Gertrude) alla quale, due mesi prima della presentazione pubblica, è stato impiantato il dispositivo prodotto dall’azienda dell’imprenditore sudafricano.

Ciò che è stato mostrato durante una conferenza stampa è la presenza di piccolo chip a forma di moneta pensato per stare a filo con il cranio. Insomma, totalmente diverso rispetto al progetto iniziale, che prevedeva un piccolo modulo appoggiato vicino l’orecchio. Si tratta di un vero e proprio “Fitbit nel tuo cranio con piccoli fili”, ha detto Elon Musk.

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Fonte foto: The Verge

Neuralink: a cosa serve il dispositivo BCI

Come detto precedentemente, questo nuovo microchip di Neuralink andrebbe a inficiare su un possibile miglioramento della qualità della vita delle persone disabili. Inoltre, Elon Musk ha ammesso che tale progetto aprirebbe una frontiera importante verso la “simbiosi AI”: in pratica, una fusione tra cervello umano e intelligenza artificiale.

Ovviamente, non sono mancate alcune polemiche in merito al concetto del transumanesimo e a un mondo sempre più dominato dalle caratteristiche dell’intelligenza artificiale. Anche perché l’applicazione di questa tecnologia dovrebbe avere una diffusione su larga scala (inizialmente il prodotto sarà “piuttosto costoso”, ma si punta a ridurlo a poche migliaia di dollari). Tuttavia, già in una conferenza del 2016, lo stesso Musk si era detto fiducioso nel domare l’AI.

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Angelo Andrea Vegliante
Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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