Eutanasia che cos’è

eutanasia

“Morire dev’essere come addormentarsi dopo l’amore, stanchi, tranquilli e con quel senso di stupore che pervade ogni cosa”.

Così probabilmente immaginava la sua fine Piergiorgio Welby, una morte serena ed indolore. Immobilizzato nel suo letto a causa di una gravissima forma di distrofia muscolare poteva sperare solo nell’eutanasia, parola che in greco significa appunto “buona morte”.  Alla fine chiese e ottenne, dopo una lunga battaglia, che gli fosse staccato il respiratore che lo teneva in vita.

Una questione controversa poiché in Italia porre deliberatamente termine alla vita di un malato non è consentito dalla legge. Per questo motivo Fabiano Antoniani, meglio conosciuto come DJ Fabo, cieco e tetraplegico in seguito ad un incidente, ha deciso di porre fine alle sue sofferenze recandosi in una struttura della vicina Svizzera dove l’eutanasia è garantita dallo Stato anche ai cittadini stranieri.

Legalizzare l’eutanasia

Personalmente ritengo sia molto complicato, se non impossibile, affrontare temi che non viviamo direttamente sulla nostra pelle: è difficile immaginare infatti cosa possa passare nella mente di una persona che vive attaccata ad un respiratore, immobilizzata nel letto, senza alcuna speranza per il proprio futuro. Ci possono essere persone che vogliono farla finita, che vogliono interrompere una vita fatta di dolore e sofferenza, perché priva di qualsivoglia prospettiva. La tragica fine del grande regista Mario Monicelli ne è un esempio.

Ma possono essercene altre come il giovane Matteo Nassigh, 19 anni , che pur vivendo da sempre prigioniero di un corpo inerme si definisce una mente pensante, portatore di una luce, capace di cambiare il mondo. 

Come si fa quindi ad esprimere un giudizio, a condannare od assolvere? E quindi a regolamentare una questione così delicata come questa del suicidio assistito che coinvolge sofferenze, coscienze, valori etici, teologici e del diritto?

La situazione dell’eutanasia in Italia e in Europa

In Europa l’eutanasia attiva, dove il decesso è provocato con la somministrazione di farmaci che inducono la morte, è stata legalizzata in alcuni stati come Olanda, Belgio (più di 2000 casi nel 2015), Svezia e Svizzera. Altri come Francia e Germania ammettono solo l’eutanasia passiva, quella cioè determinata dalla sospensione dei farmaci o dall’astensione del medico nel compiere interventi con lo scopo di prolungare la vita.

In Italia invece qual è la situazione? In attesa che la proposta di legge per la sua legalizzazione promossa dall’Associazione Coscioni ed attualmente ferma nelle commissioni congiunte Affari sociali e Giustizia, l’eutanasia è ancora considerata come un omicidio: l’articolo 579 del codice penale afferma “chiunque causi la morte di un uomo con il consenso di lui, è punito con la reclusione da 6 a 15 anni”. La stessa pena è prevista per il suicidio assistito con la seguente formula” se si fornisce ad un ammalato un veleno che il paziente ingerisce da solo, si commette omicidio del consenziente”.

Una proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia, promossa dall’Associazione Coscioni, è incardinata nelle commissioni congiunte Affari sociali e Giustizia, ma il dibattito è fermo al 2016.

Cosa è permesso in Italia:

  • la terapia del dolore con la somministrazione di farmaci analgesici, che se da un lato possono condurre il malato ad una morte prematura, dall’altro assolvono il medico in quanto lo scopo è alleviare le sofferenze del paziente e non procurarne la morte;
  • è garantita la libertà di cura e terapia attraverso gli articoli 13 e 32 della costituzione. In particolare l’art. 32, 2° comma, recita: “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge“. In base a tale principio nessuna persona capace di intendere e di volere può essere costretta ad un trattamento sanitario anche se indispensabile alla sopravvivenza, proprio come nel caso di Piergiorgio Welby;
  • è accettato inoltre il rifiuto dell’accanimento terapeutico. Il medico, se la morte è imminente e inevitabile, è legittimato ad interrompere o rifiutare trattamenti gravosi per il malato e sproporzionati rispetto ai risultati che è lecito attendersi;
  • la Legge 38 del 2010 di fronte a situazioni che diventano sempre più complicate fornisce le linee guida per la sedazione palliativa profonda e continua per i pazienti terminali che vengono addormentati per non costringerli a soffrire, non per provocare la morte.
  • infine la cessazione delle cure dopo la diagnosi di morte, in particolare dopo la diagnosi di morte cerebrale, come accadde per Eluana Englaro, rimasta per 17 anni in stato vegetativo.

Eutanasia pro e contro

Se nel 2006 l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano auspicava un confronto politico per risolvere la questione l’attuale Capo dello Stato Sergio Mattarella non si è pronunciato, ignorando anche la lettere che gli scrisse proprio DJ Fabo.

Come è facile immaginare ci sono schieramenti contrapposti assolutamente fermi sulle proprie posizioni:

Ragioni a favore dell’eutanasia volontaria

  • La libertà di scelta come principio fondamentale democratico;
  • La qualità della vita come diritto assoluto, l’inaccettabilità di soffrire a causa di una malattia.

Ragioni contro l’eutanasia volontaria

  • Il giuramento di Ippocrate, che ogni medico deve prestare prima di iniziare la professione, nella sua versione originale esclude esplicitamente l’eutanasia;
  • La Chiesa cattolica, come molte altre religioni considerano l’eutanasia come il suicidio, un atto peccaminoso;
  • La piena consapevolezza, cioè se il paziente è in grado di prendere la decisione;
  • Il desiderio della famiglia di vivere il più a lungo possibile accanto al proprio caro;
  • La considerazione dell’eutanasia come un omicidio, se attiva, e suicidio, se passiva.

Il protocollo della “buona morte”

La legge svizzera prevede un preciso protocollo per quella che viene chiamata la “morte volontaria assistita”.

  1. Invio della documentazione medica presso la struttura prescelta dove sarà valutata da tre medici.
  2. In seguito all’accettazione si procede ad un primo colloquio con un medico, tenuto a tentare di dissuadere il paziente.
  3. Se si intende proseguire il medico incontrerà nuovamente il paziente per capire se davvero si vuole andare avanti.
  4. Somministrazione di due pastiglie antivomito e ulteriore richiesta del medico di desistere.
  5. Preparazione della dose letale a base di PentoBarbital di Sodio, un potente barbiturico che diventa letale se supera i 3 grammi, che sarà poi versata in un bicchiere d’acqua.
  6. Assumere autonomamente il composto.

DJ Fabo, non potendo usare le mani, ha spinto con la bocca un pulsante per attivare l’immissione del farmaco letale. In pochi minuti è entrato in coma profondo e gli si è bloccata la respirazione. Mezz’ora per congedarsi dal mondo…

Il costo del “trattamento è di circa 13.000 euro. Sul web si trovano i siti di associazioni come Exit-svizzera italiana che si occupano dell’assistenza e dell’accompagnamento dei pazienti con gravi patologie irreversibili e clinicamente accertate e senza possibilità di guarigione verso la Morte Volontaria Assistita

 

Piergiorgio Welby, Eluana Englaro, DJ Fabo, Dino Bettamin, Massimo Fanelli, Mario Monicelli…la vita era la loro, come a loro apparteneva il diritto di decidere, di scegliere tra la libertà di morire o di continuare a vivere senza futuro… Agli altri, a noi, rimane il dovere di trovare una soluzione, di applicare quel buon senso capace di superare le opposte ideologie e, soprattutto, di astenerci dal giudicare gesti e comportamenti di pazienti, medici, familiari e attivisti, che rispondono unicamente alla loro coscienza.