Che cos’è, come si presenta, come curare e chi colpisce la distrofia muscolare?

Il termine distrofia muscolare raggruppa gravi malattie neuromuscolari degenerative e genetiche che causano un’atrofia ed un indebolimento progressivo della muscolatura scheletrica, riducendo notevolmente le capacità motorie della persona.

In Italia l’1% della popolazione è affetto da malattie neuromuscolari, percentuale che equivale al 10% di tutti gli ammalati neurologici. Le persone con distrofia muscolare sono circa 20.000. Le forme più diffuse sono la distrofia muscolare di Duchenne e la distrofia muscolare di Becker, ma le forme esistenti sono più numerose ed il decorso della malattia appare differente per ogni soggetto.

Come si manifesta la distrofia muscolare?

Ciò che caratterizza la distrofia muscolare è il processo degenerativo a carico dei muscoli del corpo che determina una crescente e progressiva disabilità motoria che, nei casi più gravi, può coinvolgere anche le vie respiratorie, rendendo la persona dipendente da ausili di ventilazione meccanica. I muscoli che vengono colpiti sono diversi e variano anche a seconda della forma di distrofia.

Quali sono i sintomi della distrofia muscolare?

Le distrofie muscolari sono malattie degenerative ereditarie dei muscoli scheletrici, ma l’innervazione dei muscoli che sono coinvolti, al contrario di quanto avviene nelle atrofie neuropatiche e spinali, è integra.

Le tipiche caratteristiche di questo gruppo di malattie sono la distribuzione simmetrica della debolezza e dell’atrofia muscolare, la sensibilità conservata, la persistenza dei riflessi cutanei e l’incidenza eredo-familiare.

Tra i segni e i sintomi riconosciuti come più indicativi della patologia si riconoscono:

  • Difficoltà nei movimenti nella vita quotidiana, come per esempio alzarsi e salire le scale;
  • Andatura ciondolante e tendenza a portare l’addome in avanti;
  • Stanchezza frequente;
  • Lordosi;
  • Scoliosi, che si accentua con il progredire della malattia e, nei casi più gravi, può portare a delle difficoltà connesse con l’attività respiratoria.
problemi schiena tra sintomi distrofia muscolare

Come guarire dalla distrofia muscolare?

Il percorso che porta alle cure di una distrofia muscolare e, più in generale, di una malattia genetica è come una scala, il cui primo gradino è l’individuazione del difetto genetico che causa la malattia. Il secondo, invece, consiste nello studio accurato dei geni-malattia alterati cercando di comprenderne il funzionamento normale nell’organismo e i meccanismi che portano alla malattia.

Partendo da queste basi si possono ideare strategie, nuovi farmaci e terapie genetiche che compensino il difetto, testare la loro efficacia in modelli cellulari (terzo gradino) o animali (quarto gradino). Quando una terapia si dimostra efficace negli animali si può salire sul quinto gradino della scala, quello della fase clinica, in cui la cura viene sperimentata su gruppi sempre più grandi di pazienti per valutarne sicurezza ed efficacia.

Ad oggi non esiste una vera e propria cura specifica per la distrofia muscolare. Si usano alcuni farmaci detti steroidei, di cui il cortisone è il più impiegato ed il più conosciuto, che prolungano la capacità motoria e alleviano i maggiori sintomi collaterali come la stanchezza. Il cortisone sembra anche rallentare la comparsa di problemi respiratori e cardiaci.

Nonostante i benefici sintomatologici in grado di apportare, in genere questi farmaci hanno effetti collaterali, però ben tollerati dalla maggioranza dei pazienti: aumento di peso, disturbi psico-comportamentali, cataratta, diminuzione della densità ossea. Soprattutto se somministrati ai bambini, è indispensabile monitorarli durante l’assunzione e far sì che siano seguiti da un’equipe di specialisti fra i quali anche uno psicologo.

I pazienti distrofici devono sottoporsi a controlli abituali anche per verificare la situazione respiratoria e cardiaca. In caso di deficit respiratorio ci si può avvalere della ventilazione meccanica non invasiva, mentre nei casi più gravi si può arrivare alla tracheotomia. L’introduzione delle macchine respiratorie ha innalzato la stima di sopravvivenza oltre i trent’anni.

Per ciò che riguarda eventuali problemi cardiaci, nelle prime fasi della loro manifestazione si effettua una terapia farmacologica a base di ace-inibitori, anche se la progressione della malattia rende nel tempo inutili questi farmaci. Nei pazienti distrofici non è possibile eseguire un trapianto di cuore.

Leggi anche: Distrofia Muscolare Duchenne, la rigenerazione muscolare è possibile?

medici cercano cura distrofia muscolare

Come diagnosticare la distrofia muscolare? Il segno di Gowers

Il segno di Gowers è uno degli strumenti diagnostici impiegati per formulare la diagnosi di condizioni come la distrofia o l’atrofia muscolare. Il test va a valutare il comportamento del paziente nel momento in cui deve compiere un determinato movimento.

In genere viene chiesto al paziente di posizionarsi sul pavimento e poi di alzarsi: se per sollevarsi tiene il tronco flesso in avanti facendo principalmente forza con le braccia poggiate sulle ginocchia il test si considera positivo.

Distrofia muscolare di Duchenne

La distrofia muscolare di Duchenne è una malattia genetica causata dall’assenza totale di una proteina, la distrofina. Colpisce soggetti di sesso maschile (1/3500), mentre le femmine in genere sono “portatrici sane”, tranne rari casi in cui la sindrome si manifesta in forma lieve.

In Italia circa 5.000 persone sono affette da questa patologia. La distrofia muscolare di Duchenne è determinata da alterazioni di un gene localizzato nel cromosoma X che contiene le informazioni per la produzione della distrofina.

La sindrome si manifesta nella prima infanzia, intorno ai 3 anni, quando il bambino mostra difficoltà a saltare, correre, salire le scale, alzarsi da terra. La distrofia muscolare di Duchenne è progressiva e porta a perdere l’uso degli arti inferiori verso l’adolescenza e di quelli superiori intorno alla prima età adulta. Insorgono anche difficoltà respiratorie e complicazioni cardiache che riducono notevolmente le aspettative di vita.

Circa un 30% dei malati presenta un deficit cognitivo che però rimane stabile. Possono essere presenti inoltre difficoltà di apprendimento e problemi di linguaggio. Salvo rarissimi casi, la distrofia muscolare di Duchenne colpisce esclusivamente i maschi, perché, a differenza delle femmine, possiedono una sola copia del cromosoma X e quindi non hanno la possibilità di compensare un eventuale deficit con una copia del cromosoma funzionante.

Leggi anche: Distrofia Muscolare Duchenne, la rigenerazione muscolare è possibile?

cos'è distrofia muscolare di duchenne

Distrofia muscolare di Becker

La distrofia muscolare di Becker è molto simile a quella di Duchenne e si differenzia da questa principalmente per il decorso, che è più lento.

Anche la distrofia di Becker è causata da alterazioni nel gene della distrofina che però, a differenza della Duchenne, portano alla sua diminuzione di questa proteina e non alla sua totale assenza. È per questo motivo che i sintomi della distrofia di Becker sono meno gravi.

I sintomi, che di solito compaiono nei bambini a circa 12 anni, possono manifestarsi anche più tardi e possono includere:

  • disturbi cognitivi, che non peggiorano nel tempo;
  • stanchezza;
  • perdita di equilibrio e coordinamento;
  • debolezza muscolare nelle braccia, collo e in altre zone del corpo;
  • debolezza muscolare delle gambe e del bacino che determina difficoltà a camminare e frequenti cadute che peggiorano con l’età;
  • difficoltà ad eseguire alcuni movimenti con le gambe a causa della perdita di massa muscolare;
  • problemi di respirazione.

Distrofia muscolare facio-scapolo-omerale

La distrofia facio-scapolo-omerale è considerata una forma rara di distrofia (e più in generale di malattia) caratterizzata da una distribuzione del difetto di forza. Presenta una frequenza di un caso su 20.000 nati vivi ed è la forma di malattia ereditaria muscolare più frequente dopo la distrofia di Duchenne e la distrofia miotonica di Steinert.

La modalità di trasmissione della distrofia facio-scapolo-omerale è autosomica dominante, quindi un individuo affetto ha una probabilità del 50% di trasmetterla ai propri figli, indipendentemente dal sesso.

La diagnosi prenatale è possibile nelle gravidanze da coppie in cui sia stata precedentemente identificata l’anomalia genetica in uno dei due genitori ed il primo esame da effettuarsi in caso di sospetto clinico è l’analisi del DNA.

Può essere già ben evidente fin dalla prima infanzia, con sintomatologia completa oppure manifestarsi in età giovane-adulta, con sintomi anche molto sfumati. La malattia generalmente non comporta riduzione delle aspettative di vita, ma naturalmente questo dipende da un eventuale coinvolgimento della muscolatura respiratoria o dalla presenza di gravi aritmie. Non esiste, ad oggi, un trattamento risolutivo per questa malattia.

torace individuo senza distrofia muscolare

Distrofia muscolare dei cingoli

Le distrofie muscolari dei cingoli coinvolgono in maniera primitiva la muscolatura dei cingoli, sia pelvico (inferiore) che scapolare (superiore).

I primi sintomi sono caratterizzati dalla debolezza dei muscoli del cingolo pelvico, con difficoltà nel salire le scale, nel rialzarsi da terra e nel correre speditamente. I sintomi correlati alla debolezza muscolare degli arti superiori, benché presenti sin dall’esordio (scapole alate), sono di solito più tardivi.

Queste forme di distrofie possono essere trasmesse con meccanismo autosomico (cioè colpiscono entrambi i sessi) sia dominante (di solito uno dei genitori affetti ha il 50% di possibilità di trasmettere la malattia ai figli) che recessivo (entrambi i genitori devono essere portatori non affetti del gene malattia perché il 25% dei figli sia malato).

La causa è di solito dovuta a mutazioni in geni diversi, sette dominanti e quindici recessivi, ma il loro numero è destinato ad ampliarsi. La mutazione genica, a sua volta, provoca una ridotta presenza o la completa assenza della proteina corrispondente, che non può più svolgere il proprio lavoro.

La più recente classificazione utilizza la proteina carente per individuare la specifica forma di distrofia dei cingoli: si parlerà quindi di calpainopatia per le malattie da deficit di calpaina 3, di disferlinopatia per le malattie da deficit di disferlina e così via.

Si assiste inoltre ad un aumento dei valori della creatinchinasi (CK o CPK) di entità variabile da tre-cinque fino a cento volte il valore massimo normale. Il decorso clinico è estremamente variabile, con forme gravi ad insorgenza precoce e rapida progressione e forme di minore entità che permettono agli individui che ne sono affetti una quasi normale aspettativa di vita e di autonomia motoria. Al momento non esiste una terapia causativa per nessuna forma di distrofia dei cingoli.

fisioterapia per persona con distrofia muscolare

Distrofia muscolare di Emery-Dreifuss

La distrofia muscolare di Emery-Dreifuss è caratterizzata da tre sintomi:

  • precoce insorgenza di retrazioni a carico dei gomiti, delle anche e della colonna cervicale;
  • atrofia e debolezza muscolare progressiva;
  • interessamento del muscolo cardiaco che si può manifestare con situazioni patologiche come l’insufficienza cardiaca, palpitazioni o aritmie (paralisi atriale).

Per quanto riguarda i geni colpiti, in base alle ipotesi mature finora, ce ne sarebbero due:

  • il gene LMNA, situato sul cromosoma 1, determina sia forme autosomiche dominanti della patologia (basta ereditare una copia alterata del gene da uno dei genitori per manifestare la condizione) che recessive (per far sì che la patologia si manifesti occorre ereditare due copie alterate del gene da entrambi i genitori);
  • il gene EMD, situato sul cromosoma X, è responsabile di una modalità di trasmissione di tipo recessivo legato all’X. In genere quindi a presentare i sintomi sono solo i maschi, mentre le femmine sono portatrici sane.

Distrofia muscolare miotonica

Le distrofie miotoniche sono malattie ereditarie che si trasmettono con meccanismo autosomico dominante: ciò significa che ad essere colpiti sono indistintamente maschi e femmine ed ogni figlio di una persona affetta ha un rischio del 50% di essere a sua volta colpito dalla malattia.

L’età d’esordio e le manifestazioni cliniche sono molto variabili a seconda del tipo di alterazione genetica, ma si osservano marcate differenze anche nei singoli individui e nei vari membri di una stessa famiglia. Le distrofie miotoniche colpiscono prevalentemente il muscolo scheletrico e quello cardiaco, il corpo vitreo dell’occhio, le ghiandole sessuali, il sistema endocrino, il muscolo liscio e il sistema nervoso centrale.

Le forme di distrofia miotonica

Esistono due forme di distrofia miotonica:

  1. La prima, relativamente frequente (1 caso su 10.000 nati vivi) è definita DM1 o distrofia di Steinert ed è causata dal difetto del gene della miotonina proteina kinasi (DMPK);
  2. La seconda, più rara, è la DM2 o PROMM, ovvero la miopatia miotonica prossimale, secondaria al difetto del gene della Zinc Finger Protein 9 (ZNF9).

Con il termine di miotonia o fenomeno miotonico clinico si definisce una contrazione muscolare che persiste anche dopo la cessazione dello stimolo volontario.

In altre parole i muscoli, oltre ad essere più deboli, si rilasciano con difficoltà dopo la contrazione e il paziente fatica a lasciare la presa dopo avere stretto con forza un oggetto. Ad oggi non esiste una terapia risolutiva per la malattia, anche se sono in fase di studio avanzato varie strategie molto promettenti.

Distrofia muscolare di Steinert

Si tratta di una forma particolare di distrofia muscolare con meccanismo autosomico dominante. Significa che a essere colpiti sono indistintamente uomini e donne, oltre al fatto che un genitore con tale condizione ha il 50% di possibilità di trasmettere la malattia ai figli.

Come possiamo riconoscere la distrofia muscolare di Steinert? Tale patologia colpisce la muscolatura scheletrica e altre parti del corpo (occhi, cuore, gonadi, sistema endocrino, muscolatura liscia e sistema nervoso centrale).

Tra le forme di distrofia muscolare di Steinert si riconoscono:

  • forme congenite gravissime;
  • forme infantili gravi;
  • forme dell’adolescenza e dell’adulto (le più comuni).
distrofia muscolare in bambino

Distrofia muscolare genetica

Nella distrofia muscolare genetica le mutazioni possono essere di vario tipo e comprendono sia sostituzioni nucleotidiche (alterazione genetica consistente nella perdita o sostituzione di una sola base nucleotidica – si dice anche mutazione puntiforme), sia delezioni, ma tutte hanno come effetto quello di causare l’assenza totale della proteina (distrofinopatia).

Alcuni esami di laboratorio permettono di evidenziare il danno muscolare: un parametro importante nelle analisi del sangue è quello della creatinchinasi (cpk), enzima presente normalmente solo nel muscolo ma che viene liberato in circolo in presenza di danno muscolare.

Vi sono poi due esami che permettono di fare diagnosi certa della distrofia muscolare di Duchenne: la biopsia muscolare e l’indagine molecolare. Nel primo caso viene prelevato un piccolo campione di muscolo, sotto anestesia, ed in seguito viene sottoposto ad analisi al microscopio per ricercare eventuali fibre degenerate. Nel secondo caso, con un semplice prelievo di sangue e sfruttando tecniche di biologia molecolare, si studia il gene implicato per accertare la presenza di mutazioni.

La distrofia di Duchenne e quella di Becker si distinguono generalmente per l’età in cui compaiono, anche se i sintomi sono simili e le modalità di trasmissione ereditaria sono le stesse. Nel dubbio, si può valutare la quantità di distrofina presente nel muscolo: se è ridotta ma non è assente del tutto, e se altre osservazioni concordano, la diagnosi depone a favore della distrofia muscolare di Becker.

diagnosi distrofia muscolare

Distrofia muscolare ereditaria

Tutte le cellule dell’organismo umano contengono 46 cromosomi, raggruppati in coppie di 23 Cromosomi di cui 22 autosomi e una coppia di cromosomi sessuali.

I cromosomi sessuali X e Y sono differenti per dimensioni e forma, e ciò riflette il differente contenuto genetico: il cromosoma Y, molto più piccolo, possiede geni meno numerosi e differenti da quelli portati dal cromosoma X. I maschi sono portatori di una coppia di cromosomi sessuali (XY), mentre le femmine hanno due cromosomi sessuali identici (XX).

Queste forme di distrofia muscolare ereditaria seguono una modalità di trasmissione familiare tipica: le femmine portatrici sane, avendo un cromosoma X con difetto genetico ed uno normale, trasmettono la patologia al 50% dei figli maschi (che possiedono un unico cromosoma X ereditato dalla madre), mentre il 50% delle figlie saranno portatrici in quanto possiedono due cromosomi X, uno di derivazione materna, e l’altro di derivazione paterna.

La malattia si manifesta quando un individuo riceve due copie del gene alterato, una dal padre e l’altro dalla madre. In questo caso entrambi i genitori di un ammalato sono portatori sani del difetto genico, sebbene nessuno dei due manifesti segni di malattia. In altri casi è sufficiente una sola copia del gene alterato per determinare la malattia, di solito ad esordio tardivo, che viene quindi trasmessa dal genitore ammalato.

Nella distrofia muscolare l’analisi molecolare prenatale del gene della distrofina permette di ricercare nel DNA fetale la presenza delle mutazioni più frequenti, che nel loro complesso sono causa di circa l’80% dei casi di distrofia muscolare di Duchenne nella popolazione italiana.

Ma cosa si intende per diagnosi prenatale? L’insieme delle indagini, strumentali e di laboratorio, che consentono di monitorare lo stato di salute del feto durante la gravidanza per identificare patologie su base genetica, infettiva, iatrogena (causata da farmaci) o ambientale. Le varie tecniche permettono di individuare alcune patologie malformative multifattoriali, eventuali anomalie cromosomiche, nonché la presenza del genoma di agenti infettivi.

Le indicazioni all’esecuzione della diagnosi prenatale sono:

  • età materna avanzata (uguale o maggiore a 35 anni)
  • precedente figlio affetto da un’anomalia cromosomica
  • storia familiare di malattia genetica
  • consanguineità
  • patologie materne e altre situazioni di rischio elevato.
medico cerca distrofia muscolare

Distrofia muscolare negli adulti

A seconda della forma di distrofia muscolare da cui si è affetti, i primi sintomi possono comparire in periodi diversi della vita, dall’infanzia alla terza età. In tutti i casi la distrofia muscolare peggiora tanto più quanto più i muscoli si indeboliscono e, purtroppo, non esiste una cura in grado di debellare la malattia.

I sintomi principali della distrofia muscolare negli adulti sono l’indebolimento e la perdita della massa muscolare che colpiscono anche chi sviluppa questa malattia quando è bambino. In effetti il termine “distrofia muscolare” indica un gruppo di più di 30 patologie ereditarie che portano proprio all’indebolimento e alla perdita della massa muscolare.

Esistono dei tipi di distrofia muscolare che possono svilupparsi anche in età adulta, come la Distrofia muscolare facio-scapolo-omerale.

Leggi anche: Disabilità e Sessualità: la Distrofia Muscolare

A chi rivolgersi per la distrofia muscolare?

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Le associazioni a cui puoi rivolgerti:

Riccarda Ambrosi
Riccarda Ambrosi
Volto storico di Abilitychannel è autrice di articoli scientifici sulle patologie neurodegenerative e neuromuscolari, di articoli sui problemi dell'accessibilità e sugli sport paralimpici. Segue la Nazionale Calcio Amputati nel settore di avviamento al calcio per i bambini amputati o con difficoltà motorie. E' Consigliere di Anchio, Onlus di Milano che favorisce l'inclusione al contrario di bambini disabili verso bambini normodotati. E' Presidente dell'Associazione "Tutti in acqua Onlus", creata a Iseo per promuovere lo sport e l'integrazione tra le persone con difficoltà motorie e relazionali e le persone normodotate, scopo sociale che favorisce anche il turismo accessibile e la gestione di eventi dedicati. Per la Fispes, Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali del Comitato Italiano Paralimpico, è Referente Scuola per i rapporti con le famiglie per l'Academy Calcio di bambini amputati e cerebrolesi. Membro della Commissione Paralimpica della Federazione Italiana Bocce, che si occupa di atleti normodotati e di atleti paralimpici e con difficoltà motorie e cognitive.

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