Dislessia, una forma di disabilità del linguaggio

dislessia-ability channel-logopedia-neuropsichiatria infantile-deficit attenzione-dislessia cause-dislessia adulti-dislessia sintomi-dislessia rimedi-dislessia cos'è-dislessia come riconoscerlaLa dislessia è la manifestazione più comune di quelli che vengono definiti Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), che in genere si manifestano nei primi anni di scolarizzazione. La dislessia, definita dall’International Dyslexia Association come “una disabilità dell’apprendimento di origine neurobiologica”, colpisce circa il 3-7% della popolazione. 

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA)

La dislessia è un disturbo del neurosviluppo appartenente al gruppo dei cosiddetti Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) caratterizzati appunto da difficoltà in specifiche abilitàinerenti l‘apprendimento (lettura, scrittura, grafia,ecc.) in un contesto di funzionamento intellettivo di assoluta normalità. Questi disturbi, infatti, non sono causati né da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali, psicologici o da deficit sensoriali.

In base al tipo di abilità ‘compromessa’, i Disturbi Specifici dell’Apprendimento si suddividono in:

  • dislessia. Disturbo specifico che riguarda la capacità di leggere in modo corretto e fluente e che si manifesta con difficoltà nel decodificare un testo;
  • disortografia. Disturbo specifico della scrittura che si manifesta con difficoltà di natura ortografica e fonografica;
  • disgrafia. Disturbo specifico che interessa la grafia;
  • discalculia. Disturbo specifico che interessa le abilità di numero e di calcolo.

Alcuni numeri

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(Fonte immagine: Associazione Italiana Dislessia).

Nonostante in Italia non sia ancora molto conosciuti, si stima che questo tipo di disturbo interessi almeno 1.500.000 persone con una media di uno o due alunni per classe. La diagnosi generalmente avviene in meno della metà dei casi. Rappresenta la disabilità di apprendimento più comune e colpisce circa il 3-7% della popolazione.

Dislessia, cause e classificazione

Il bambino dislessico è in grado di leggere e scrivere, anche se con difficoltà. Per farlo, infatti, è costretto ad impiegare tutte le proprie abilità e capacità, e questo fa sì che si stanchi rapidamente. Alla base di questo disturbo sembra esserci un’origine neurobiologica che, dal punto di vista funzionale, si esprime sotto forma di deficit nella componente fonologica del linguaggio. Ciò determinerebbe quindi un diverso funzionamento della rete neuronale predisposta al corretto svolgimento di attività come la lettura, la scrittura ed il calcolo.

Le tipologie 

Vengono distinte due principali forme di dislessia:

  1. dislessia evolutiva. Disordine dell’apprendimento che si evidenza in genere nei primi anni di scuola;
  2. dislessia acquisita. Causata da danni cerebrali dovuti ad ictus o atrofia.

Inoltre sono in atto studi per valutare la componente genetica ed ereditaria della dislessia.

Dislessia, i sintomi

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Saper riconoscere i segni della dislessia è fondamentale per poter giungere ad una diagnosi il più precocemente possibile, così da evidenziare le effettive difficoltà del bambino. I limiti che si possono manifestare nell’ambito dell’apprendimento compaiono in genere già dai primi anni di scuola e persistono, seppur attenuati, anche negli anni seguenti. Sebbene ogni caso sia a sé e diverso da qualsiasi altro, le difficoltà comuni al bambino con dislessia sono diverse:

  • ritardo nell’acquisizione di abilità quali lettura e scrittura associato, in alcuni casi, ad un’insorgenza ritardata di parola;
  • mancanza di consapevolezza fonologica (per leggere è necessario avere la capacità di associare rapidamente le lettere con i corrispettivi suoni orali o fonemi);
  • difficoltà nel distinguere la destra dalla sinistra;
  • il bambino può invertire i numeri, sostituire le lettere, avere difficoltà ad imparare le tabelline o altre informazioni sequenziali come i mesi dell’anno o i giorni della settimana;
  • difficoltà nel nominare gli oggetti o nel ricercare la parola giusta;
  • disordine nelle attività svolte.

In alcuni casi possono associarsi difficoltà nella scrittura e nel calcolo o difficoltà in alcune abilità motorie come allacciarsi le scarpe. Infine possono essere presenti difficoltà di relazione con i compagni o la scuola in generale che sono però la diretta conseguenza delle problematiche scolastiche che il bambino incontra, e non la loro causa.

Questo tipo di problemi persiste anche in età adulta anche se in forma diversa. L’adulto con dislessia infatti può aver difficoltà nel riassumere racconti o storie, nella memorizzazione nell’apprendimento di lingue straniere o nella lettura ad alta voce.

Le particolarità

Accanto alle difficoltà di apprendimento, vi sono tante caratteristiche positive che spesso sono associate ai DSA e che rendono queste persone davvero uniche:

  • hanno una percezione globale delle cose riuscendo a vedere le situazioni in modo più ampio;
  • pensano e memorizzano soprattutto per immagini;
  • possiedono un’intelligenza nella norma o superiore;
  • sono curiosi, intuitivi e creativi.

Dislessia, i test diagnostici 

Una diagnosi precoce di dislessia, che non può essere effettuata prima della fine del secondo anno di scuola primaria, è fondamentale. Non soltanto perché impedisce al bambino di apprendere le fondamenta di lettura, scrittura, calcolo e numeri, ma anche perché può influire negativamente sulla sua autostima. Inoltre risulta utile per evitare quegli errori comuni che possono portare il genitore a pensare che la causa del problema sia riconducibile ad uno scarso impegno del figlio o all’eventuale presenza di problematiche di natura psicologica.

In caso si sospetti una dislessia quindi, dopo aver informato la scuola ed avuto un confronto con gli insegnanti, è consigliabile rivolgersi all’Azienda Sanitaria Locale di competenza o al centro privato più vicino. La valutazione sarà effettuata da esperti attraverso colloqui e specifici test che andranno a quantificare determinate capacità in base ad età e scolarità, e non solo. È infatti essenziale indagare le capacità cognitive del bambino, le abilità prassiche, spaziali, mnemoniche e di linguaggio per escludere l’eventuale presenza di deficit sensoriali, neurologici, cognitivi ed emozionali relazionali.

La stesura di una diagnosi corretta e completa è indispensabile inoltre per l’elaborazione di un progetto educativo e didattico che sia il più possibile mirato alle necessità specifiche del bambino.

Dopo la diagnosi, cosa fare?

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Dopo la diagnosi il percorso si differenzia a seconda dell’età del soggetto con dislessia, del grado e della specificità del disturbo.

Il Piano Didattico Personalizzato (PDP) è un documento redatto dagli insegnanti in seguito ad un confronto con gli specialisti che seguono lo studente ed i genitori il cui obiettivo è quello di mettere a fuoco le strategie e gli strumenti utili a far sì che lo studente possa apprendere quanto più possibile e con le minori difficoltà. Il tutto senza andare ad intaccare i contenuti del programma scolastico che rimangono gli stessi degli altri compagni. Il PDP quindi non è altro quindi che un progetto educativo personalizzato che rispetta i tempi di apprendimento dell’alunno valutando i suoi progressi rispetto alla situazione di partenza.

Oltre al supporto logopedistico che in molti casi risulta fondamentale, è essenziale che l’ambiente familiare in particolare supporti il bambino aiutandolo a costruire un’immagine positiva delle proprie potenzialità e quindi di sé.

Condizioni correlate

La dislessia si presenta spesso associata ad altre difficoltà di apprendimento, come:

  • disgrafia;
  • disturbo dell’elaborazione uditiva: disabilità dell’ascolto che colpisce la capacità di elaborare le informazioni uditive;
  • disprassia: condizione neurologica caratterizzata da difficoltà nel compiere gesti e movimenti coordinati;
  • sindrome da decificit dell’attenzione e ADHD: studi statistici riportano che l’ADHD si verifica nel 12-24% di tutte le persone con dislessia.

La legge 170 del 2010

Con l’approvazione da parte del Parlamento Italiano della Legge n.170 dell’8 ottobre 2010 “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”, viene ufficialmente riconosciuto che la dislessia, la disgrafia, la discalculia e la disortografia sono Disturbi Specifici dell’Apprendimento che richiedono una “diagnosi specialistica da parte del Servizio sanitario” ed una “riabilitazione”.

La legge prende quindi in considerazione tutto il percorso formativo scolastico dalla scuola dell’infanzia fino all’università garantendo così il “diritto di usufruire di strumenti compensativi e dispensativi” (ad esempio sostituzione della lettura con l’ascolto di audiolibri) e particolari ed “adeguate forme di verifica e di valutazione” (come un tempo prolungato per svolgere i compiti).

Percorsi terapeutici e ricerche recenti

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È importante chiarire che il trattamento agisce sulle conseguenze e sugli effetti della dislessia, ma non sulle cause. La dislessia infatti è una caratteristica della persona e non una malattia dalla quale si può guarire, per quanto gli interventi su lettura, ortografia e calcolo comportino un miglioramento delle abilità quanto meno nel breve termine.

Alla persona dislessica deve essere garantita una coordinazione di interventi che favoriscono la riduzione del disturbo, l’inserimento scolastico, sociale e lavorativo ed il più completo sviluppo delle potenzialità personali. Ogni percorso terapeutico dovrà quindi essere elaborato in base alle esigenze del singolo soggetto e dovrà essere finalizzato a:

  • ridurre le lacune riscontrate nelle capacità di base;
  • conquistare capacità di lettura più adeguate.

Affinché si possano raggiungere dei buoni risultati il bambino dovrà essere informato sul lavoro che si andrà a svolgere conoscendo di volta in volta gli obiettivi da raggiungere.

Le ricerche recenti

I ricercatori della Scuola di Medicina dell’Università di Yale, secondo quanto riportato dal notiziario online delle Scienze, hanno scoperto che le alterazioni che si verificano a livello del gene DCDC2, situato nel cromosoma 6 umano, sarebbero associate alla dislessia. Una mutazione genetica di DCDC2 condurrebbe infatti ad un difetto nella formazione delle reti cerebrali preposte alla lettura. L’alterazione genetica avrebbe inoltre carattere ereditario.

Consigli utili 

  • informarsi il più possibile sul problema;
  • confrontarsi con altri genitori che condividono la stessa esperienza;
  • aiutare il bambino nelle attività scolastiche supportandolo senza sostituirsi a lui nelle attività;
  • incoraggiare il bambino ed i suoi sforzi elogiando ogni traguardo raggiunto, anche se minimo;
  • evitare paragoni o confronti con gli altri compagni;
  • approcciare il bambino alla lettura in modo divertente, stimolando la sua curiosità;
  • utilizzare anche strumenti alternativi alla lettura come cassette, cd, video;
  • rispettare i tempi del bambino nello svolgere i compiti assegnati incoraggiandolo anche a prendersi delle piccole pause.

Le associazioni a cui puoi rivolgerti

Dislessici famosi

Lo sapevi che tanti personaggi famosi, oggi come un tempo, hanno avuto a che fare con la dislessia? Musicisti come Beethoven, artisti come Van Gogh, atleti come Mohammed Alì, scrittori come Agatha Christie, attori come Tom Cruise e Dustin Hoffman e scienziati come Newton ed Einstein, sono solo alcuni esempi.

Ognuno è un genio, ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.
(Albert Einstein)