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Disability Pride Month: il “Capitol Craw” e i diritti delle persone disabili

Redazione:

Ogni anno a Luglio in tutto il mondo ricorre il Disability Pride Month, il mese dedicato all’orgoglio sulla disabilità. Si tratta di un’occasione pubblica, culturale e sociale per accendere ancora di più i riflettori sull’esigenza di migliorare i diritti delle persone disabili.

Prima ancora però, è la rivendicazione dell’orgoglio di essere persone con disabilità: o meglio, di guardare alla propria disabilità come una parte di ciò che si è, e non come espressione che totalizza una persona. Un messaggio che sensibilizza non solo le stesse persone disabili, ma anche l’intera comunità.

Tuttavia la storia del Disability Pride Month così come la conosciamo oggi ha origini lontanissime, le cui radici affondano in un evento storico che ha dato il via a un cambiamento epocale, soprattutto negli Stati Uniti d’America.

Quando nasce il Disability Pride Month?

Il Disability Pride Month è un sentimento che nasce a seguito di un evento storico ben definito, che negli Stati Uniti d’America ha aperto le porte a maggiori tutele per i diritti delle persone con disabilità. Ma di che evento stiamo parlando?

È il 12 marzo 1990 quando più di mille persone, principalmente attivisti per i diritti delle persone disabili provenienti da tutto il Paese, marciarono silenziosamente dalla Casa Bianca al Campidoglio per chiedere al Congresso l’approvazione dell’ADA, l’Americans with Disabilities Act.

All’epoca l’ADA era considerato un documento fondamentale per gli statunitensi con disabilità. Basti pensare che, fino a quel momento, l’unica legge in materia di disabilità era il Rehabilitation Act (Rehab Act) del 1973, che proibiva la discriminazione basata sulla disabilità all’interno dei programmi governativi. E basta: niente scuola, niente lavoro, niente accessibilità, niente trasporti, niente assistenza sanitaria. Insomma, nessun diritto dedicato specificatamente alla categoria.

Insomma, le speranze dell’epoca erano tutte rivolte all’ADA, le cui bozze circolavano in Campidoglio, ma i tempi di approvazione era incredibilmente lunghi. Così l’ADAPT, associazione nata nel 1983 in difesa dei diritti delle persone con disabilità, coordinò la marcia “Wheels of Justice“, che ha portato più di mille persone al Campidoglio, creando uno dei simboli più noti e iconici nel mondo della disabilità.

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Fonte foto: Disability Rights Florida (Tom Olin Collection. University of Toledo Libraries)

In molti ricordano quando, arrivati al Campidoglio, circa 60 manifestanti abbandonarono le proprie carrozzine per salire i gradini della struttura, strisciando. In particolare a colpire fu una bambina, Jennifer Keelan-Chaffins, che strisciò lungo tutti i gradini: “Per me, a sei anni, è stata la prima volta che ho visto persone con disabilità come me lottare per i propri diritti – affermò la piccola -. Ho capito che queste persone con disabilità stanno lottando per il loro diritto a essere riconosciute e accettate… e anch’io posso farlo, e voglio farne parte”.

Quella giornata è passata alla storia con l’appellativo di “Capitol Crawl“, ed è diventata la dimostrazione fisica dell’inadempienza del Governo americano nei confronti dei diritti delle persone con disabilità, il cui simbolo veniva identificato nelle barriere architettoniche. Dopo aver salito i gradini, gli attivisti incontrarono il presidente della Camera Tom Folwy e il leader della minoranza alla Camera Bob Michels per chiedere di velocizzare l’approvazione dell’ADA.

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Questa non fu l’unica azione degna di nota a passare alla storia, in quanto nei giorni seguenti i manifestanti tornarono alla carica con altre manifestazioni di disobbedienza civile non violenta, visto che i rappresentanti di Governo stavano ancora tergiversando sulla possibilità di approvare in fretta l’ADA.

Di fatto, il giorno dopo una nuova protesta in Campidoglio portò la polizia ad arrestare più di 100 persone, principalmente con disabilità, tra cui anche la madre di Keelan-Chaffins, Cynthia Keelan. E ancora, il 14 marzo 1990 circa 300 attivisti occuparono gli uffici del Congresso del deputato Hamilton Fish e Bud Shuster, la sala riunioni del comitato giudiziario e altri spazi, sempre per chiedere l’approvazione dell’ADA.

Anche in questo caso, la polizia arrestò alcuni dimostranti. La voce dei manifestanti però non restò nel limbo del dimenticatoio, in quanto il 26 luglio 1990 l’allora presidente George W. Bush firmò la legge.

Cosa celebra oggi il Disability Pride Month?

Ancora oggi il Disability Pride Month è un’occasione fondamentale per sensibilizzare la comunità su quanto sia fondamentale salvaguardare e difendere i diritti delle persone disabili, nonché ripensare alle attuali politiche sociali per migliorare le condizioni di vita di chi presenza una disabilità, come l’autonomia e l’inclusione.

A questi concetti però se n’è aggiunto un altro, cioè la rivendicazione dell’orgoglio di essere una persona con disabilità. Grazie anche all’influenza del Pride infatti, oggi il Disability Pride Month indica anche la celebrazione delle persone con disabilità così come sono, con la loro identità, la loro cultura e il loro contributo alla società.

L’obiettivo dell’iniziativa è porre fine allo stigma sociale che accompagna qualsiasi persona disabile à e promuovere invece l’immagine in base alla quale la disabilità fa parte della diversità umana. Insomma, è un modo per celebrare se stessi e, contemporaneamente, migliorare la percezione e la consapevolezza che la società ha delle disabilità.

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Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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