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Disabilità: la scuola fa abbastanza per trasmettere il valore del rispetto altrui?

L’estate sta finendo, ahimè: i rientri dalle vacanze sono stati anche quest’anno lenti e faticosi.
Settembre, il mese in cui ricomincia tutto, in cui i ritmi riprendono piano piano ad ingranare, è il mese dell’inizio delle scuole in Italia e, con esso, il rientro a scuola di migliaia di bambini, bambine, ragazzi e ragazze, anche con disabilità.

Il macro tema della disabilità a scuola include molti argomenti, tra cui il rapporto tra docenti di sostegno e persona con disabilità, i fondi che vengono destinati alle attività di inclusione e sensibilizzazione, le barriere architettoniche.

Il mio contatto con il mondo scolastico non è quotidiano: incontro gli studenti circa una volta ogni due mesi, andando nelle classi a raccontare la mia esperienza paralimpica. Noto sempre molto interesse in ciò che dico: le domande che mi vengono poste riguardano non solo le mie gare e le mie medaglie, ma anche come ho superato le paure, il sentirmi diversa, il dovermi accettare.

Vogliono sapere quanto costano le protesi, se posso permettermele e se posso farmi la doccia in piedi. Questioni pratiche, legate alla quotidianità. E proprio perché non vivo la scuola ogni giorno, ho cercato di informarmi su come viene vissuta la disabilità a scuole, attraverso articoli (tra cui anche su Ability Channel, in merito agli assistenti di sostegno e all’assistenza nelle scuole) e chiedendo direttamente ad amici o conoscenti che insegnano in istituti primari e secondari.

disabilità a scuola
Foto concessa da Martina Caironi

Quest’ultimi all’unisono hanno voluto rimarcare la mancanza di formazione degli insegnanti di sostegno e la scarsità di fondi. Riporto di seguito alcuni loro pensieri, a cominciare da Valentina: “Ok i progetti di sensibilizzazione, ma manca il sostegno da parte dello Stato che precarizza gli insegnanti di sostegno. La figura che affianca lo studente disabile non è formata, lo fa per ripiego. Gli insegnanti delle materie devono modulare i compiti in classe in base alla disabilità. Le infrastrutture, in particolare nei paesi più piccoli, ancora non sono adeguate”.

Gli fanno eco le parole di Davide: “Dal punto di vista legislativo la scuola sembra fare abbastanza per promuovere l’inclusione ed il rispetto altrui. Nei fatti no: ci sono classi-pollaio, la riduzione costante delle ore di sostegno, i supplenti (metà del corpo docente) inseriti nelle classi a fine ottobre. Tutto ciò riduce le possibilità di integrazione degli alunni disabili. Inoltre da anni gli insegnanti che fanno sostegno non sono formati: sono insegnanti di altre materie momentaneamente collocati sul sostegno”.

Infine anche Serena traccia un quadro abbastanza problematica della disabilità a scuola: “Secondo me la scuola, soprattutto superiore, non fa molto per la ‘diversità’ intesa a 360 gradi. Nei confronti di stranieri, extracomunitari, disabili manca il rispetto e c’è poca sensibilità. Sarebbe bello ascoltare le storie di queste persone o, meglio ancora, sarebbe interessante che la scuola organizzasse dei Camp di qualche giorno per sensibilizzare riguardo il diverso, che in fondo è più simile di quanto pensiamo”.

Leggi anche: “Io, Martina Caironi, vi racconto come ho fatto il nuovo record del mondo”

Martina Caironi
La vita a 18 anni le ha fatto cambiare idea e prospettive in seguito all'amputazione della gamba sinistra. E’ diventata un’atleta paralimpica che ha scritto alcune delle più belle pagine dell’atletica leggera salendo, per l’Italia, sul gradino più alto del podio. E’ componente del consiglio internazionale degli atleti dell’IPC, ha girato il mondo, imparato lingue ma soprattutto è messaggera di positività ed inclusione. Per lei non si deve parlare di disabilità ma di abilità, di quello che le persone possono, devono fare, avendo ben presente gli obiettivi da raggiungere.

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