Ultima Generazione: chi sono gli attivisti e perché bloccano le strade

Redazione:

Negli ultimi mesi gli attivisti contro il cambiamento climatico di Ultima Generazione hanno ottenuto sempre più notorietà e risonanza, soprattutto in virtù delle loro proteste non violente che hanno avuto delle ripercussioni sui cittadini: pensiamo ad esempio agli ormai noti blocchi stradali, che hanno luogo soprattutto a Roma.

Da una parte le loro azioni hanno riacceso l’esigenza di affrontare seriamente la questione climatica, ma dall’altra hanno generato un malcontento diffuso tra la popolazione, soprattutto tra gli automobilisti, che invece di guardare alla problematica in sé, puntano il dito contro il loro modo di contestare. Quest’oggi proveremo a conoscere meglio la loro storia e le loro ragioni.

Chi sono gli attivisti di Ultima Generazione?

Se volessimo raccontare in estrema sintesi le identità degli attivisti, basterebbe spiegare che sono lavoratori, studenti, genitori e figli preoccupati di come il cambiamento climatico abbia eroso le possibilità di avere un futuro sicuro.

Più nel dettaglio, come apprendiamo dal sito ufficiale, Ultima Generazione è una campagna italiana di disobbedienza civile nonviolenta nata nel 2021 e interna al movimento internazionale Extinction Ribellion. Rispetto ad altri gruppi che combattono per la stessa tematica, questi attivisti hanno creato clamore per via delle loro modo di protestare.

Già un anno fa le loro azioni venivano documentate in tutto il Paese: prima con il blocco delle autostrade (soprattutto del Grande Raccordo Anulare), successivamente con gli scioperi della fame, i colpi di vernice al ministero della Transizione Ecologica e i sit-in all’interno dei musei.

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Per quali motivi gli attivisti di Ultima Generazione bloccano le strade?

In linea generale, Ultima Generazione si rivolge sia ai cittadini sia al Governo italiano, in quanto il cambiamento climatico è una faccenda che riguarda ognuno di noi. L’obiettivo è portare all’attenzione della comunità politica e sociale l’esigenza di interrompere gli investimenti in combustibili fossili e accelerare sulle rinnovabili, portando le emissioni di gas serra a zero entro il 2025 e l’istituzione di assemblee cittadine.

In particolare, gli attivisti chiedono di interrompere immediatamente la riapertura delle centrali a carbone dismesse e di cancellare il progetto di nuove trivellazioni per la ricerca ed estrazione di gas naturale, al fine di portare avanti un incremento di energia solare ed elica di almeno 20GW e creare migliaia di nuovi posti di lavoro nell’energia rinnovabile.

In un’intervista a Il Corriere della Sera, uno degli attivisti ha voluto anche rispondere alla rabbia dei cittadini che si trovano bloccati in mezzo alla strada durante le loro manifestazioni “Mi rendo conto che una persona svegliata nel mezzo del sonno si arrabbi nel momento in cui gli dico che c’è una catastrofe in corso e che bisogna agire tutti, ma smuove anche le coscienze. Polarizza in un senso e nell’altro, e i risultati che stiamo vedendo ce lo dimostrano”

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Perché Ultima Generazione non va a protestare dai politici?

Tecnicamente parlando, Ultima Generazione ha spesso portato avanti le proprie proteste anche sotto i palazzi istituzionali, rivolgendosi soprattutto ai politici più noti. Possiamo ricordare ad esempio le azioni contro il ministero della Transizione Ecologica, che fu imbrattato con della vernice rossa.

Durante quel periodo, i protagonisti della vicenda chiesero (e ottennero) un incontro con l’allora ministero del MiTE Roberto Cingolani, che però finì con l’insoddisfazione da parte degli stessi attivisti, motivati ancora di più a continuare le proprie proteste.

In particolare gli scioperi della fame sono principalmente destinati a richiamare il dialogo con i rappresentanti politici, un’azione portata avanti anche durante le recenti elezioni politiche: “Non ci sentiamo rappresentati da una politica che condanna a morte la sua popolazione”, commentò all’epoca uno dei giovani ad AGTW.

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Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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