La Sindrome da Burnout riguarda anche i caregiver

L’annuncio è arrivato qualche tempo fa, e promette di cambiare la concezione mondiale nei confronti del nostro stato d’animo lavorativo. L’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha ufficialmente riconosciuto la Sindrome da Burnout come condizione medica patologica. Nota anche come stress da lavoro, si tratta di uno stato di salute che mina la qualità della vita di una persona. Tuttavia, il riconoscimento della patologia sarà effettivo solo da gennaio 2022, in quanto è stata inserita nell’undicesima revisione dell’elenco internazionale delle malattie riconosciute a livello mondiale.

Sindrome da Burnout caregiver

Come riconoscere la Sindrome da Burnout

L’esaurimento da lavoro nasce e si sviluppa nel momento in cui la persona è esposta eccessivamente a eventi stressanti sul proprio luogo di lavoro. Eventi che possono protrarsi nel lungo periodo. Inoltre, nella maggior parte dei casi, non sono osservati e gestiti con adeguata attenzione. È uno stress emotivo cronico caratterizzato da diverse condizioni simili alla depressione: sensazione di perdita del significato della propria mansione lavorativa, ridotta produttività, tendenza a considerare le persone come oggetti. Ma tale condizione non si verifica solo nei lavoratori: anche i disoccupati sono a rischio, in quanto la Sindrome da Burnout colpisce gli individui che sentono forte spossatezza, isolamento progressivo dal mondo del lavoro e aumento considerevole della sensazione di negatività. In aggiunta, l’evoluzione di tale condizione porta alla depressione stessa e agli stati d’ansia e di panico.

Quali sono i segnali dello stress da lavoro?

La professoressa di psicologia dell’Università della California, Christina Maslach, ha condotto uno studio sul Burnout, elencandone i principali segnali. Ad esempio, non riuscire a dormire o avere grosse difficoltà a superare malattie banali come il raffreddore. Specificatamente riferito al luogo di lavoro, invece, sono le sensazioni di alienazione dai colleghi e dai capi, oltre al sentirsi costantemente soffocati e non riuscire a dare il meglio di sé.

Le categorie più colpite

In linea generale, le categorie lavorative più colpite riguardano le figure assistenziali: medici, infermieri, poliziotti, vigili del fuoco, assistenti sociali, caregiver. Ovviamente, la Sindrome da Burnout può colpire indipendentemente dal tipo di lavoro, come chi è schiacciato da numerosi impegni che si dividono tra lavoro e famiglia. In aggiunta, una recente indagine di guidapsicologi.it ha individuato nei millenials la fascia d’età più colpita dallo stress da lavoro (39,54%). Seguono la Generazione X (25,62%), i baby boomers (15,32%) e la Generazione Z (7,53%).

La questione dei caregiver

Non esistendo una legislazione in materia, la questione dei caregiver resta alquanto complessa. Molto spesso, tale figura lavorativa è svolta dai famigliari degli anziani con ridotte capacità o delle persone con disabilità gravi. Tuttavia, prendersi cura di qualcuno, annullando completamente la propria esistenza, comporta un dispendio d’energie non indifferente. Soprattutto nei casi in cui una famiglia non può assumere un badante o fare forza sull’aiuto di più persone. Come sottolinea Harmonia Mentis, “il caregiver è sottoposto a uno stress intenso e prolungato, che incide sulla sua qualità di vita e sulla sua salute, sia fisica sia mentale”. Un quadro aggravato dalla mancanza di risorse che, il più delle volte, lo Stato italiano non garantisce.

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Ci sono soluzione per combattere lo stress da lavoro?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fornito ai medici tutte le istruzioni per diagnosticare la Sindrome da Burnout, così da non confonderla con altre patologie simili. Lo stress da lavoro non è autodiagnosticabile e non è relazionata a una semplice sensazione di stanchezza lavorativa. Tuttavia, ci sono delle azioni che possiamo compiere nel quotidiano per contrastare l’avanzamento della patologia. Un primo step è parlare con qualcuno dei propri problemi o confrontarsi con un amico. Importante, poi, è prendersi del tempo per sé al fine di recuperare le energie: non solo una vacanza, ma anche un’attività fisica quotidiana portata avanti nel tempo. Infine, un suggerimento per sentirsi meno sopraffatti dalle questioni lavorative è realizzare una lista con tutte le proprie mansioni, così da migliorare l’organizzazione del proprio lavoro. Nel caso dei caregiver, Heyoka ha realizzato un approfondimento sulla possibilità per il caregiver e l’anziano di andare in vacanza contemporaneamente.