Il Doomscrolling può erodere la nostra salute mentale e fisica

Il doomscrolling accentuato dalla pandemia Covid ci sta inevitabilmente trasportando in una spirale di erosione mentale e fisica, risaltata da una quotidianità totalmente cambiata e dalla condivisione di notizie negative. E gli esperti lanciano l’allarme.

A oggi siamo di fronte a una pratica non ancora assimilabile come vera e propria malattia, ma è ipotizzabile che presto il contesto si aggraverà. Se le previsioni saranno confermate, il rischio è vivere una situazione simile a quella patita con la Sindrome da Burnout. Proviamo a fare chiarezza.

Che cos’è il doomscrolling?

Con il termine doomscrolling viene indicata l’azione compulsiva di consumare notizie negative sui social media attraverso dispositivi di varia natura, in primis smartphone e personal computer. La parola “scrolling”, ad esempio, si riferisce proprio allo “scrollare” informazioni, post, foto e video che vediamo su una pagina Facebook, su un account Twitter, sulla home di Instagram e via discorrendo.

L’origine del doomscrolling non è recente, bensì è emersa più o meno quando leggere news attraverso i social iniziò a diventare una quotidianità – tanto da risultare persino una pratica ossessiva e compulsiva. A causa della pandemia da Coronavirus, la quale sta fortemente caratterizzando le nostre giornate, oggi siamo di fronte a uno scenario esponenzialmente distruttivo per gli individui.

Sull’ago della bilancia, infatti, c’è il nostro modo di usare (e consumare) tutti questi strumenti. Basti pensare che negli ultimi 6 mesi tale termine ha subito un’impennata di ricerche su Google, soprattutto negli Stati Uniti d’America, dove sembra esserci maggiore consapevolezza sul tema.

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doomscrolling pericoloso salute mentale fisica

In cosa consiste il doomscrooling?

Per descrivere bene ciò di cui stiamo parlando, conviene guardare a una nostra giornata tipo. Appena ci alziamo dal letto, la prima cosa che osserviamo sono le notifiche e le notizie provenienti dagli schermi dei nostri smartphone – prima ancora di gustarci una buona colazione o svegliarci con una stimolante doccia.

Dopo di che, durante la giornata, se non ci interfacciamo con questi strumenti proviamo astinenza dalle notifiche push che ci ricordano (angosciosamente) di controllare questi mondi virtuali. E così, accediamo a un sistema di consumo indirettamente auto-imposto e auto-lesivo.

Un circolo vizioso che si ripete anche la sera, prima di addormentarci. L’ultima cosa che controlliamo prima di andare a letto, di fatto, è il nostro smartphone, con il rischio potenziale di intercettare contenuti nocivi per la nostra mente e il nostro corpo.

Purtroppo, la nuova quotidianità plasmata dal Covid non ha fatto altro che manifestare un quadro già complesso di suo. Riflettiamo, ad esempio, sulla massiccia presenza di questioni sociali e umane, che improvvisamente hanno assunto un valore equivalente: incremento della disoccupazione, società in crisi, sanità al collasso, impossibilità di avere una piena autonomia senza rischiare di contrarre il nuovo Coronavirus.

A tale scenario, va aggiunta anche una condizione di vita abbastanza problematica per tutti. Non è più così semplice compiere alcune azioni abituali come andare a mangiare una pizza al ristorante con amici o bere una birra al pub con il proprio partner, così come anche una semplice passeggiata in compagnia può risultare complicata.

Insomma, la vita normale ante-Covid ci sembra un lontano ricordo, e questo accentua maggiormente le problematiche derivanti dal doomscrolling, con il rischio di essere inghiottiti in un pozzo oscuro senza fondo.

doomscrolling in tempo di covid

Il doomscrolling può essere pericoloso per la nostra salute mentale e fisica?

Con il passare del tempo, il doomscrolling può determinare delle conseguenze abbastanza gravi sulla nostra salute. A lanciare l’allarme è il Conuseling and Wellness Center of Pittsburgh (CWC) che, attraverso le parole della co-fondatrice Nicole Monteleone, ha riferito a KDKA quanto le persone siano dipendenti dalle notizie negative: le vogliono, le cercano e le trovano.

“Non possiamo fermarci – ha spiegato Monteleone -, siamo programmati per questo a livello evolutivo, perché se impariamo qualcosa da una grade cosa cattiva o se cerchiamo risposte, allora possiamo sentirci di controllare il nostro ambiente”. Secondo gli esperti, questo meccanismo porta alla manifestazione di condizioni quali ansia, depressione e stanchezza.

A confermare certe impressioni c’è anche la dottoressa Candice Biernesser, psichiatra dell’Università di Pittsburgh, la quale ha affermato che esistono delle ricerche che indicano che usare un’ora o mezz’ora i social media prima di andare a letto “può avere un impatto sui disturbi del sonno per tutta la notte” (pittsburgh.cbslocal.com).

In base a quanto dichiarato dal Former surgeon general americano, il dottor Vivek Murthy, il doomscrolling è un’attività decisamente pericolosa e devastante: “Devi tirarti fuori da quello. Non si tratta solo di disimpegnarsi, ma anche di affrontare l’impatto che ha sulla tua mentalità, che spesso può durare per ore” (New York Times).

Infine, secondo Nicole Ellison, studentessa di comunicazione e social media presso la School of Information dell’Università del Michigan, l’assuefazione e la spasmodica ricerca delle news negative è un “richiesta di elaborazione cognitiva” che ha lo scopo di darci risposte e di trovare “un senso a tutto ciò. Non esiste una narrativa generale che ci aiuti” (Wired).

Cosa fare contro doomscrooling?

Le operazioni utili a contrastare il doomscrolling si basano sulla natura stessa delle persone. Se per noi le cattive notizie sono dei veri e propri dolci digitali di cui non possiamo fare a meno, dobbiamo stare attenti a non abbuffarci troppo.

Il neuroscienziato Adam Gazzaley ha proposto due step precisi per allontanarci da questo meccanismo autolesivo. Innanzitutto, bisogna elaborare un piano di controllo su cosa, quanto e come consumiamo: un po’ come fare una dieta alimentare. Se vogliamo perdere peso, dobbiamo centellinare cosa mangiamo.

Perciò, dopo aver riconosciuto che il doomscrolling determina effetti negativi sulla nostra persona, bisogna riqualificare il nostro circolo di fruizione della notizia.

Successivamente, sarebbe opportuno redigere delle pratiche da far diventare un’abitudine. Cioè, fissare degli appuntamenti quotidiani che non coinvolgano assolutamente l’uso dei social media: fare una passeggiata all’aperto, fissare delle riunioni giornaliere, leggere un libro, disegnare, impegnarsi nella meditazione e così via.

Al fine di sottolineare le potenzialità nocive del doomscrolling, la reporter di finanza ed economia globale della M.A. Columbia Journ, Karen K. Ho, ha convertito il proprio profilo in un account dove ricorda ai propri utenti di abbassare considerevolmente la propria attività online.

Angelo Andrea Vegliante
Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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