Caparezza, stop (per ora) ai live a causa dell’acufene: “Gli ultimi 20 e mi fermo”

Redazione:

Dal 2015 Caparezza convive con l’acufene, una condizione caratterizzata da un fastidioso ronzio nelle orecchie, una condizione che sta seriamente mettendo a dura prova il suo percorso artistico.

E i primi effetti negativi della patologia adesso si fanno sentire con più forza, tant’è che il 48enne pugliese ha deciso di abbandonare temporaneamente i live: “Faccio queste venti date e mi fermo, perché i concerti dal vivo rappresentano una sollecitazione straordinario del mio udito e non posso rischiare troppo”, ha confessato Michele Salvemini, come riporta Il Quotidiano Nazionale.

La malattia di Caparezza, niente più concerti dal vivo (per ora): “Ho smesso di cercare cure miracolose”

E quindi, presumibilmente, il prossimo tour di Caparezza per portare in giro per l’Italia l’ultimo album pubblicato, “Exuvia“, potrebbe essere l’ultimo? Non è detto, ma di certo la situazione va monitorata.

Soffrendo di acufene e ipoacusia non posso più fare lunghi giri di concerti come accadeva in passato – ha spiegato -. In questi sette anni di difficoltà ho incontrato tanti colleghi che m’hanno detto senti questo, fatti vedere da quello, io l’ho fatto ma non è cambiato alcunché. Così ho smesso di cercare cure miracolose per il mio deficit uditivo”.

Successivamente, lo stesso rapper ha sottolineato in una Stories di Instagram che semplicemente non ci sarà una ripresa invernale del tour di Exuvia, e che ciò non significa un suo ritiro dalle scene.

Comunque, questo deficit uditivo mina sensibilimente la qualità della vita della persona è pone dei limiti abbastanza forti, sebbene nel Belpaese le venga riconosciuta solo il 2% dell’invalidità civile. Probabilmente a causa della difficoltà di trovare una cura specifica, preceduta da enormi ostacoli per avere una diagnosi certa e tempestiva.

Anche se nel caso di Caparezza la situazione è dovuta a una specifica causa, l’attività live. “D’altronde – ha sottolineato Salvemini – nella vita tutte le cose belle finiscono col toglierti qualcosa. A me questo fischio continuo ha modificato l’udito. Lì per lì, quando ho scoperto di non poter più ascoltare la musica in cuffia, sono andato in crisi, pensando al mio corpo come a una prigione. Così ho provato di tutto, pillole, iniezioni, psicoterapia, ma alla fine ho capito che dovrò semplicemente tenermelo e magari pensare ad altro, distrarmi”.

Nel 2017 l’artista di Molfetta aveva ampiamente parlato del suo deficit nell’album “Prisoner 709“, una toccante opera intimista all’interno della quale i riferimenti all’acufene si sprecano. Celebre è il brano “Larsen“, dedicato proprio alla sua condizione e il cui videoclip ufficiale descrive la patologia come un volatile dalle forme umane che, sgradevolmente, lo accompagna ovunque vada.

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Che cos’è l’acufene?

L’acufene è un disturbo dell’udito contraddistinto da un fischio o un ronzio all’orecchio che destabilizzano la qualità della vita del paziente. Può essere di diverse intensità. Conosciuta in inglese con il termine “Tinnitus“, l’acufene può essere considerata una patologia – anche se il dibattito sull’utilizzo o meno di questo termine è ancora aperto.

Attualmente non è nota la causa dietro l’origine della condizione, tuttavia sono al vaglio diverse ipotesi, come la Sindrome di Ménière, lo stress emotivo, il bruxismo, il Parkinson, l’Alzheimer o i problemi cardiovalscolari. Infine non esiste una cura specifica, ma ci sono alcune soluzioni che possono essere adottate previa autorizzazione del medico curante, e sono di tipo farmacologico, strumentale e psicoterapeutico.

Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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