Joseph Goebbels: il “diavolo zoppo”…padre della comunicazione

J.P. GoebbelsUn uomo colto, intelligente, freddo, uno dei più importanti gerarchi nazisti. Un uomo che ai suoi comizi usava arrivare con un regolare ritardo perché “aumenta la tensione, così mi ascoltano di più”. Un genio moderno e crudele e sicuramente, visti i suoi successi, il più grande pubblicitario mai esistito. Nonostante il suo fanatismo, Goebbels è stato, senza dubbio, un vero intellettuale della sua epoca. 

Le origini e l’avvicinamento al mondo politico di Joseph Goebbels

J.P. GoebbelsIl 29 ottobre 1897 Joseph Paul Goebbels nasce a Rheydt, una cittadina della bassa Renania. Terzo figlio di una famiglia della piccola borghesia tedesca, riceve un’educazione cattolica, studia pianoforte e a scuola è sempre tra i primi della classe. Sin da bambino soffre di una malattia al midollo osseo e per tutta la vita è costretto a camminare con una gamba più corta dell’altra. A causa di questa menomazione non può partecipare alla prima guerra mondiale e così, profondamente deluso, decide di dedicare ogni suo sforzo allo studio, chiuso in una soffitta dove si emargina dal mondo.

Nel clima di confusione generale del primo dopoguerra, determinato dalla sconfitta della Germania e dalla proclamazione della Repubblica di Weimar, Goebbels si avvicina al mondo attivo della politica e alle elezioni del gennaio 1919 vota per il Partito Nazionalista. Nel 1921 consegue la laurea in lettere e filosofia e da quel momento decide di dedicarsi alla scrittura; purtroppo però i saggi e gli articoli che scrive vengono puntualmente rifiutati.
L’idea di non riuscire ad affermarsi come scrittore lo getta in uno stato di profonda prostrazione e depressione. Dopo mesi di ricerche l’unico lavoro che riesce a trovare è quello di impiegato in una banca di Colonia: è qui che il suo risentimento personale si trasforma in intolleranza e disprezzo verso coloro che si arricchiscono con le speculazioni finanziarie, primi fra tutti gli ebrei.

L’incontro con il Führer

J.P. GoebbelsMonaco, 1923. Il capo del Partito Nazionalsocialista Adolf Hitler, alla testa di un piccolo gruppo di squadre d’assalto, militari e reduci, tenta di mettere a segno un colpo di stato che però viene stroncato: Hitler e gli altri congiurati vengono arrestati. In questo periodo Goebbels, a conoscenza dell’episodio ed affascinato dalla personalità del futuro Führer, decide di seguire il processo avvicinando così al Partito. Dopo aver presenziato a numerosi comizi e frequentato le sezioni locali del Partito, a metà degli anni ’20 Gregor Strasser, Dirigente Organizzativo del Partito, lo segnala ad Hitler; nel 1925 finalmente i due hanno l’opportunità di conoscersi. Il capo del Partito, che sin da subito lo prende in simpatia, decide di metterlo alla prova facendogli tenere un discorso a Monaco che si rivela un successo e, al termine del quale, Hitler lo abbraccia commosso.

Verso la fine dell’ottobre 1926, Hitler nomina Goebbels responsabile del partito di Berlino con l’obiettivo di conquistare la capitale tedesca, considerata una città “rossa” dato che la maggior parte degli elettori era socialista o comunista. Ma il fascino e la determinazione di Goebbels riescono ad attirare verso il nazionalsocialismo numerosi elettori dei quartieri operai della città che appartengono al KPD, il Partito Comunista di Germania.

L’ascesa di Goebbels è solo agli inizi: nel 1928 entra in Parlamento e nel 1933, anno della nomina a cancelliere di Hitler, viene nominato Ministro per l’educazione popolare e della propaganda, incarico che terrà per 12 anni, fino alla fine dei suoi giorni.

“La propaganda non deve essere intelligente, deve avere successo”

J.P. GoebbelsAl momento dell’ascesa al potere di Hitler la Germania possiede un sistema di informazione molto sviluppato: il numero di quotidiani e settimanali pubblicati ogni anno supera di gran lunga quello di qualsiasi altra nazione industrializzata ma, nonostante Berlino sia la capitale della carta stampata, il potere editoriale è principalmente nelle mani dei piccoli editori locali che possiedono circa l’81% dei quotidiani tedeschi.

L’industria cinematografica tedesca è tra le maggiori al mondo e il cinema e la radio sono le due nuove grandi dimensioni dell’intrattenimento di massa. Goebbels arriva a controllare tutti i settori culturali, dalla musica al teatro, e pensa che la battaglia della cultura sia fondamentale per la conquista politica delle masse.

“Noi vogliamo sostituire coloro che sanno con coloro che sono” 

Con l’instaurarsi del regime nazista centinaia di quotidiani prodotti da partiti diversi da quello Nazionalsocialista sono messi fuori legge, lo Stato si appropria delle tipografie e delle attrezzature che appartengono al Partito Comunista e Social Democratico cedendole, nella maggior parte dei casi, al nuovo Partito Nazista, i nazisti prendono il controllo anche degli organi di stampa indipendenti. Joseph Goebbels diventa un vero e proprio dittatore della cultura del Terzo Reich ed è il principale artefice delle campagne di “arianizzazione” della cultura e rivolte contro la cosiddetta “arte degenerata” che costringono all’esilio centinaia di scienziati e artisti, sia ebrei che non come Albert Einstein, Sigmund Freud, Bertolt Brecht, Marlene Dietrich e Thomas Mann. Centinaia di migliaia di libri sono andati perduti nei famosi roghi da lui organizzati a Berlino istigando gli studenti nazionalsocialisti a perlustrare e saccheggiare le biblioteche alla ricerca di opere proibite dal regime.

Il regime inonda le radio, la stampa e i cinegiornali. Nel 1936 Goebbels fa produrre uno spezzone in 3D molto prima che Hollywood lanciasse quella tecnica. Comprende i gusti del pubblico a cui propone, in linea con le preferenze della massa, la commedia o il dramma storico piuttosto che i film politici. Frequenta i teatri di prosa, controlla le sceneggiature, consiglia i soggetti e suggerisce modi e temi d’espressione.

Nel giro di pochi mesi, il regime nazista distrugge la stampa libera tedesca e in meno di dieci anni la casa editrice del Partito, la Eher, diventa la più grande mai esistita in Germania.

Gli undici principi di Joseph Goebbels

J.P. GoebbelsLa realtà è che i principi che erano alla base della propaganda di Goebbels durante la dittatura si applicano ancora oggi, sia in propaganda politica che nel marketing, in una realtà che dovrebbe vedere la democrazia protagonista. Forse sarebbe il caso di fermarsi un attimo a riflettere.

1. Principio della semplificazione e del nemico unico.

E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.

 2. Principio del metodo del contagio.

Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.

 3. Principio della trasposizione.

Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.

 4. Principio dell’esagerazione e del travisamento.

Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.

 5. Principio della volgarizzazione.

Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.

 6. Principio di orchestrazione.

La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.

 7. Principio del continuo rinnovamento.

Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.

 8. Principio della verosimiglianza.

Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.

 9. Principio del silenziamento.

Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.

 10. Principio della trasfusione.

Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali.

Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.

 11. Principio dell’unanimità.

Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità.

L’antisemitismo

J.P. GoebbelsGoebbels è ossessionato dalla “questione ebraica”. Fin dall’inizio vede gli ebrei, sia in patria sia all’estero, come una fonte di disgrazie per la Germania.
Nel marzo 1942 scrive: “Non ci deve essere sentimentalismo su questo”. Il 16 novembre del 1941 sulla sua rivista settimanale Das Reich pubblica un articolo dal titolo di “Gli ebrei volevano la guerra, ora ce l’hanno!” con il quale da’ voce ufficiale al grande schema nazista di incolpare gli ebrei europei in quanto causa della guerra: i nazisti possono finalmente razionalizzare ciò che usano chiamare Soluzione Finale.

La malattia

La sua infanzia è segnata da una grave malattia, secondo alcuni un’osteomielite e secondo altri una forma di paralisi cerebrale infantile che lo colpisce molto giovane, all’età di sette anni. A causa di un’operazione chirurgica al femore riuscita male, la gamba sinistra rimane per sempre più corta dell’altra determinando la sua caratteristica “andatura zoppicante”.

La vita sentimentale

J.P. GoebbelsJoseph Goebbels è sposato con Magda, la moglie divorziata di un grande industriale con la quale avrà cinque figli; testimone di nozze è stato lo stesso Hitler. Il matrimonio costituisce una pedina importante nella carriera di Goebbels, e la coppia rappresenta per il regime un modello di famiglia da seguire.

Nella seconda metà degli anni trenta il braccio destro del Führer diventa l’amante dell’attrice cecoslovacca Lída Baarová. Nonostante secondo la dottrina nazista la donna, vista la nazionalità, sia considerata di razza inferiore, il potere dell’amore offusca le teorie razziste del ministro della propaganda che, per amore di lei, è pronto a separarsi dalla moglie. Quando sua moglie Magda viene a sapere della storia se ne lamenta con Hitler, padrino dei loro figli che, provando una notevole simpatia per lei, decide di intervenire: Goebbels deve separarsi dalla Barova e rimettere insieme il suo matrimonio modello.

In seguito a questo episodio i rapporti con il Führer sono troncati fino a guerra avanzata ed il ministro, per riguadagnarsi la fiducia perduta e la passata influenza politica decide di spingersi particolarmente in evidenza nella mostruosa macchinazione antiebraica che sfocia nella tragica Notte dei Cristalli del 9 novembre 1938.

Gli ultimi anni

Nell’aprile del 1945 Goebbels riceve dal Führer due importanti nomine: Ministro plenipotenziario per la mobilitazione alla guerra totale e poi Generale delle Forze Armate Tedesche con l’incarico della difesa di Berlino. Hitler lo nomina inoltre Cancelliere del Reich così che alla morte del Führer, il 30 aprile 1945, subentra al cancellierato, rimanendo in carica un solo giorno ovvero fino alla sua morte, le cui circostanze restano ancora dubbie.

Secondo una versione dei fatti, la sera del 1° maggio Magda avrebbe narcotizzato i figli con della morfina e, una volta addormentati, li avrebbe uccisi servendosi del cianuro. Poi Goebbels avrebbe sparato alla moglie e si sarebbe infine tolto la vita. Una ricostruzione diversa sostiene invece che i due coniugi, date disposizioni per la cremazione dei loro corpi, si sarebbero fatti uccidere con due colpi alla nuca esplosi da un attendente.

I corpi della famiglia Goebbels furono sepolti in modo anonimo e solo nel 1970 cremati dai russi per poi essere dispersi nel fiume Elba.