Caregiver familiari, arriva il primo Fondo Nazionale

Caregiver familiare Finalmente un primo, piccolo passo verso l’inquadramento professionale di tutte quelle persone che si prendono cura dei propri cari non autosufficienti, invalidi o affetti da gravi patologie sopperendo alle mancanze dello Stato.

Nei giorni scorsi infatti la Commissione Bilancio del Senato ha approvato all’unanimità un emendamento alla Legge di Bilancio proposto dalla Senatrice Bignami che prevede l’istituzione di un fondo di 60 milioni di euro per il triennio 2018-2020 (dunque 20 milioni annui) a sostegno dei caregiver familiari, una categoria sempre più rappresentata nel nostro paese alla quale però fino ad oggi non sono stati dati l’importanza, il rispetto e la dignità che merita al pari (se non di più) di qualsiasi altra occupazione, seppur non professionale.

Essere un caregiver in Italia significa dedicare la propria esistenza a quella di un’altra persona, significa annullare sé stessi, significa anteporre la salute del familiare alla propria, significa consacrarsi in maniera totale ed incondizionata affinché alla persona che amiamo venga garantita una vita quanto più dignitosa possibile nonostante non si disponga delle risorse economiche ed i mezzi per farla presso una struttura adatta o per farla seguire da una badante. Essere un caregiver in Italia significa, purtroppo, poter contare solo sulle proprie forze, significa non potersi permettere il lusso di ammalarsi, di essere stanchi, di dire “non ce la faccio più” nemmeno una volta.

E’ difficile stabilire concretamente in quanti nel nostro Paese conducano una vita come questa perché il più delle volte si tratta di persone che si prendono cura dei propri familiari nell’ombra, in maniera gratuita e volontaria, con la consapevolezza di non poter fare affidamento su una legge che assicuri loro alcun diritto particolare. Ciò che è certo è che si tratta di un numero non esiguo di persone, un numero che non può e non deve essere ignorato: secondo le indagini statistiche degli ultimi anni sono più di 3 milioni le persone che in Italia si prendono cura di familiari non autosufficienti, e di questi 4/5 sono donne. Spesso si tratta di un ruolo del tutto improvvisato, una scelta “obbligata” dovuta alla mancanza di risorse economiche e mezzi per poter garantire un’assistenza da parte di personale specializzato.

Forse però, qualcosa pian piano si sta muovendo, o almeno ci auguriamo davvero sia così: con questo emendamento per la prima volta è stata riconosciuta la figura del caregiver come “la persona che assiste e si prende cura del coniuge, di una delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto, di un familiare o di un affine entro il secondo grado, anche di un familiare entro il terzo grado, che a causa di malattia, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative, non sia autosufficiente e in grado di prendersi cura di sé, sia riconosciuto invalido in quanto bisognoso di assistenza globale e continua di lunga durata, o sia titolare di indennità di accompagnamento”.

Nella definizione di caregiver sono inclusi tutti coloro che assistono una persona usufruendo della Legge 104 o con l’indennità di accompagnamento, ma non tutti quelli che assistono i propri familiari avranno lo stesso tipo di trattamento; l’eventuale sostegno economico previsto sarà valido anche per le “unioni di fatto”.

In attesa che venga approvato un disegno di Legge ad hoc (fermo da tempo in Commissione Lavoro al Senato) che riconosca formalmente il ruolo del caregiver inquadrando con chiarezza chi possa usufruire di tale sostegno economico, come e per quanto tempo, il fondo speciale ha lo scopo di andare a coprire interventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore economico e sociale dell’attività di cura non professionale del caregiver familiare.

Finalmente lo Stato sembra riconoscere che garantire un’assistenza adeguata a chi vive in condizioni di criticità è anche un suo dovere e non soltanto di un familiare, il caregiver, che verosimilmente da solo non può assolvere tale compito senza alcun tipo di supporto, sostegno. Finalmente, con questo primo piccolo passo, il caregiver familiare viene considerato come una persona che ha il compito di assicurare e tutelare i diritti, la salute ed il benessere di qualcuno che non è solo un parente ma che, come tutti gli altri, è una persona, un cittadino italiano per il quale non esistono solo doveri, ma anche diritti. Che devono essere rispettati.