Sclerosi Multipla Recidivante, un farmaco rallenta la malattia

Si chiama Mavenclad (cadribina compresse) ed è in grado di rallentare la progressione della Sclerosi Multipla Recidivante ad elevata attività nei pazienti adulti. Il farmaco è disponibile in Italia a seguito della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 19 del 24 gennaio 2019. In aggiunta, viene passato dal Servizio Sanitario Nazionale in quanto, da marzo 2019, è inserito nella classe di rimborsabilità A. Il trattamento si basa sull’assunzione per via orale di 20 compresse ogni 2 anni, così da contrastare adeguatamente l’avanzare della malattia.

Mavenclad Sclerosi Multipla Recidivante

Chi ne può usufruire

Come si può leggere dalla Determinata dell’Agenzia Italiana del Farmaco dell’11 marzo 2019, i pazienti che possono usufruire del trattamento devono avere le seguenti caratteristiche cliniche o di diagnostica per immagini:

  • pazienti con 1 recidiva nell’anno precedente e almeno 1 lesione Gd+ in T1 o 9 o piu’ lesioni in T2 durante la terapia con altri DMD;
  • pazienti con 2 o piu’ recidive nell’anno precedente, in trattamento con DMD o meno.

Oltre alla somministrazione del farmaco, il paziente dovrà eseguire una visita specialistica neurologica e una conta linfocitaria prima di iniziare il trattamento, come spiega Aism.

Come funziona il nuovo farmaco contro la Sclerosi Multipla Recidivante

La terapia farmacologica contro la Sclerosi Multipla Recidivante deve essere iniziata e seguita da un medico specializzato nel trattamento della Sclerosi Multipla. Il trattamento, della durata di 2 anni, è composto da 2 cicli, ognuno dei quali corrisponde a 2 settimane di cura (all’inizio del primo mese e all’inizio del secondo mese dell’anno di trattamento corrispondente). Ogni settimana coincide con 4 o 5 giorni in cui il paziente assume una o due compresse come singola dose giornaliera. L’assunzione del numero di compresse varia a seconda del peso corporeo della persona.

La cladribina, il principio attivo contenuto nel farmaco in questione, si attiva preferenzialmente all’interno dei linfociti B e T, interferendo con la sintesi di DNA. Visto il coinvolgimento diretto dell’acido deossiribonucleico, vi sono alcune accortezze da tenere a mente. Ad esempio, le compresse non deve essere assunte in caso di gravidanza, in quanto può provocare malformazioni congenite, o in età fertile, in quanto può alterare la formazione delle cellule sessuali mature. Infine il sito ufficiale del farmaco rivela che il trattamento può aumentare il rischio di sviluppare il cancro. Per questo motivo, bisogna seguire attentamente le istruzioni del medico sullo screening per il cancro.

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Il prof. Comi: “Malattia sotto controllo anche dopo il trattamento”

La novità di Mavenclad risiede nel suo effetto prolungato anche dopo la terapia. “È in grado di tenere sotto controllo la malattia anche per i due anni successivi”, spiega il professor Giancarlo Comi, docente ordinario di neurologia all’Università Vita-Salute dell’ospedale San Raffaele di Milano, riporta Donna Moderna. “Come hanno provato gli studi condotti su 2000 pazienti, nei due anni di assunzione in 4 casi su 10 non ci sono state ricadute e in 9 su 10 nemmeno progressione della disabilità. E dopo 4 anni 7 malati su 10 continuano a non avere attacchi”.

Fonti immagini: Logo Mavenclad + Pixabay (prima foto) | infografica Aism (seconda foto)