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Queer: che significa, come nasce e cos’è una comunità queer

Redazione:

Queer” è un termine ombrello che attualmente abbraccia un’ampia varietà di identità sessuali e di genere che non corrispondono alle norme eterosessuali e cisgender. In passato però questo termine è stato spesso usato con tono dispregiativo, soprattutto in contesti anglofoni.

Questo approfondimento mira a esplorare il significato, l’origine e l’importanza del concetto di “queer”, analizzando in particolare le dinamiche delle relazioni e delle famiglie queer, e come queste si inseriscono all’interno del più ampio contesto sociale e culturale.

Cosa vuol dire essere persona queer e come nasce il termine

Il termine “queer” ha origini che risalgono alla fine del XIX secolo, quando era utilizzato per descrivere qualcosa di strano o fuori dall’ordinario. Di fatto la traduzione in italiano è “strano“, “eccentrico” o “insolito“, e veniva usato per discriminare le persone omosessuali (in Italia sarebbe il corrispettivo di insulti come “checca”).

Tuttavia dagli anni Ottanta e Novanta il movimento LGBT si è riappropriato del termine, ornandolo di un’etichetta di orgoglio e resistenza: oggi infatti la parola identifica un’ampia varietà di identità sessuali e di genere. Non mancano però le critiche nei confronti di questa scelta all’interno della comunità, che vede ancora toni dispregiativi nella parola.

A ogni modo, l’obiettivo di ricontestualizzare la parola queer nasce dall’esigenza di promuovere una visione più fluida e aperta dell’identità umana, che non rispecchi solamente i canoni sociali dell’eterosessualità e dei cisgender. Tutto ciò ha portato a inserire l’iniziale stessa nel titolo del movimento, per cui oggi abbiamo la comunità LGBTQIA+, che identifica:

  • L= lesbica;
  • G= gay;
  • B=bisessuale;
  • T= transgender e transessuale;
  • Q= queer;
  • I= intersessuale:
  • A=asessuale;
  • += possibilità di inglobare altre identità di genere e/o orientamenti sessuali.

Dunque la persona queer racchiude può essere identificata con identità molto ampie, tuttavia l’importante è che non rientrino nelle categorie eteronormative di genere e sessualità. Da qui possiamo capire che la caratteristica principale della comunità queer è il rifiuto all’adesione di etichette tradizionali, per sposare invece concetti quali la fluidità e l’intersezionalità di autodeterminarsi, abbandonando quindi le aspettative sociali e culturali su chi amare e su come identificarci.

Secondo quanto scrive Ohga, il termine è entrato in ambito accademico nel 1990 grazie alla Teoria Queer formulata dalla studiosa Teresa De Laurentis, la quale parla di una visione della sessualità e del genere che va oltre le tradizionali etichette e rifiuta l’eterosessualità come termine di paragone per le altre identità.

Il Portale di informazione antidiscriminazione LGBT aggiunge inoltre che questa teoria è stata consolidata dalla filosofa statunitense Judith Butler, la quale ci invita ad abbandonare l’attuale visione semplicistica delle identità e delle sessualità.

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movimento queer
By vanenunes da envato elements

Come nasce il movimento queer

Contrariamente a quanto si possa pensare, il Movimento Queer non nasce recentemente, ma ha origine negli Stati Uniti alla fine degli anni Cinquanta, grazie a una serie di rivolte che hanno accesso l’esigenza della comunità di far valere i propri diritti.

In particolare, come racconta l’Università degli Studi di Napoli Federico II, la prima protesta più importante fu quella del 1959, andata in scena in una tavola calda di New York, ritrovo per queer di strada, prostitute e marchettari che puntualmente erano vittime di provocazioni da parte della polizia.

La scintilla più significativa però fu la rivolta di Stonewall, un bar di New York, andata in scena il 28 giugno 1969, quando un gruppo di poliziotti cominciò ad arrestare senza preavviso chiunque fosse sprovvisto di documenti o avesse violato la legge sul travestitismo. Da qui partirono gli scontri per tutta la notte. Il giorno successivo centinaia di queer e radicali si ritrovarono di nuovo di fronte al bar.

Che cos’è la famiglia queer

La famiglia queer rappresenta un concetto inclusivo e non tradizionale di famiglia, che sfida le norme eteronormative su cosa significhi essere una famiglia. Essa può includere una varietà di strutture familiari, come coppie dello stesso sesso con o senza figli, famiglie poliamorose, reti di supporto formate da amici intimi e parenti scelti, e molte altre configurazioni.

La famiglia queer pone l’accento sull’amore, il rispetto e il sostegno reciproco, al di là dei vincoli biologici o delle aspettative tradizionali. In questo contesto, il termine “famiglia” diventa un luogo di accettazione e appartenenza per chiunque si identifichi con le esperienze e i valori queer.

Una definizione più precisa è stata data da Michela Murgia sui propri social: “Il rapporto non queer nasconde al suo interno strumenti di oppressione dell’altrə. Il mutamento è la sola possibilità di sopravvivenza dell’energia vitale che ognunə di noi coltiva intimamente. La fedeltà è l’altro nome del possesso, l’umore dove fermenta la tossina della gelosia, che inquina i sentimenti e struttura i rapporti di potere più dolorosi e squilibrati […]. La violazione della fedeltà è l’alibi delle violenze domestiche e dei femminicidi. È in nome della fedeltà che si può dare a una donna della p***a, giudicarne il comportamento e persino ottenere delle attenuanti in tribunale se la si ammazza. Se devono imporci di promettere la fedeltà, è perché non ci appartiene”.

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Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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