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Ludopatia: cos’è, sintomi, significato, cure e cosa fare con un ludopatico

Redazione:

La ludopatia è una malattia che rientra nell’insieme delle dipendenze comportamentali, e fa riferimento alla dipendenza dal gioco d’azzardo, sebbene non sia un vero e proprio sinonimo, quanto un sinonimo non preferenziale.

In partica, il termine più adatto per parlare di ludopatia sarebbe il gioco d’azzardo patologico (abbraviato con GAP) e trova classificazione nel DSM 5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), all’interno del quale è definito come un “comportamento problematico persistente o ricorrente legato al gioco d’azzardo”

Si tratta di un disturbo comportamentale, una malattia del gioco d’azzardo, che provoca disagio e porta alla compromissione del funzionamento individuale, tanto da minare il proprio stile di vita e le relazioni della propria sfera privata (affettive, amorose, lavorative, familiari).

Quali sono i sintomi della Ludopatia?

Come possiamo capire se si soffre di ludopatia? Una delle caratteristiche principali della persona ludopatica è la cronicità, cioè si tratta di una condizione che dura nel tempo, almeno per un periodo di 12 mesi. Tra i sintomi possiamo riconoscere:

  • bisogno di giocare elevate quantità di denaro;
  • irrequietezza o irritabilità;
  • compromissione delle proprie relazioni e della propria sfera sociale;
  • negare o mentire sulla presenza del disturbo;
  • chiedere ad altri il denaro per risollevare la propria situazione finanziaria;
  • presenza di pensieri persistenti riguardanti il gioco d’azzardo;
  • giocare quando ci si sente a disagio oppure stressati, depressi o ansiosi.

Come nasce la ludopatia: le cause e a cosa porta

I fattori di rischio e le cause che possono portare una persona a diventare vittima della ludopatia sono diversi, e possono riguardare vari ambiti della propria vita. Insomma, tutto dipende da diverse ragioni, come:

  • lo stile di vita;
  • abitare in quartieri disagiati;
  • mancanza di istruzione;
  • vulnerabilità neurobiologica, quindi predisposizione di tipo genetico;
  • condizione di disoccupazione;
  • aver vissuto eventi traumatici;
  • vivere situazioni psicologiche particolari, come ansia, depressione o stress.

La ludopatia, o più in generale il gioco d’azzardo, può essere associato a distubo bipolare, disturbo ossessivo-compulsivo o disturbo del comportamento alimentare.

Chi sono i ludopatici?

La persona ludopatica sembra essere caratterizzata dal decision-making, cioè l’incapacità di prevedere il danno economico legato alla ludopatia. Questo comportamento può compromettere la natura stessa della persona, facendo emergere in essa spirito di bramosia, incapacità di valutare e considerare le conseguenze, difficoltà di controllo e instabilità emotiva. Secondo quanto riporta Ipsico, citando Custer, esisterebbero 5 tipologie di giocatori d’azzardo:

  • Professionisti: si mantengono giocando d’azzardo, ma non ne sono dipendenti in quanto non perdono il controllo sull’attività e ne controllano l’evolversi sia dal punto di vista economico che temporale.
  • Antisociali: si servono del gioco d’azzardo per ottenere denaro in maniera illegale.
  • Sociali occasionali: il gioco è considerato una forma di divertimento e di socializzazione.
  • Per fuga e per alleviamento: effetto analgesico (e non di euforia) per trovare sollievo alle sensazioni di ansia, depressione, rabbia, noia o solitudine.
  • Compulsivi: hanno perso il controllo sull’attività di gioco, tanto da minare le relazioni familiari, sociali e lavorative.

Come si esce dalla ludopatia?

Questo articolo non sostituisce il parere di un medico, dunque per qualsiasi strada terapeutica va ascoltato un professionista. Contro il disturbo da gioco d’azzardo, la prima soluzione è la terapia cognitivo comportamentale, che aiuta il paziente a comprendere come mai si sono attivati certi meccanismi che lo hanno portato alla ludopatia. In caso di dipendenze più severe, potrebbe essere necessaria una terapia farmacologica o anche una terapia di gruppo.

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Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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