Disabilità all’asilo nido, integrazione e diritti

Disabilità e nido In genere, in ambito di formazione ed istruzione, l’attenzione viene posta principalmente sulla scuola dell’obbligo, ben poco si sente dire sugli asili nido,e ancor meno sul tema della disabilità all’asilo nido.  Ma la scuola è di tutti, l’educazione e l’istruzione sono un diritto che deve essere garantito, fin dalla nascita, a tutti i bambini, compresi i più piccoli. 

L’importanza di un’integrazione precoce

Disabilità all'asilo nido Diverse ricerche scientifiche hanno messo in evidenza come le esperienze e la qualità della vita nei primi 3/4 anni di vita influenzino lo sviluppo intellettuale e percettivo di un individuo. In particolare per un bambino disabile, il rapporto diretto e concreto con la realtà fatta di oggetti, forme e colori che stimolano sensi e percezioni, dovrebbe essere continuo, vario e precoce, soprattutto se si parla di un bambino disabile. Interventi mirati e specifici che favoriscano la sua integrazione nel contesto sociale quindi, non dovrebbero essere rinviati ma, al contrario, dovrebbero essere attivati prontamente fin dai primi mesi di vita del bambino. Nel mondo in cui viviamo, nel quale l’ambiente svolge un ruolo sempre più determinante nello sviluppo del sistema nervoso e nell’assimilazione di abilità e competenze, l’integrazione precoce assume un significato particolare e fondamentale.

Normalmente il personale attivo nell’ambito della prima infanzia non possiede una formazione ed una competenza specifici per l’intervento e l’approccio con bambini disabili, ma attraverso la collaborazione con i servizi sociali ed un’equipe di esperti ed attivi sul territorio, è possibile elaborare e definire gli atteggiamenti ed i comportamenti più adatti allo sviluppo di capacità fisiche e sociali di ciascun bambino. Per ogni sezione che accoglie un alunno con difficoltà, la normativa prevede che sia presente un educatore in più di supporto: in questo modo è possibile garantire la partecipazione del bambino sia a dei momenti di crescita individuale sotto la supervisione di un operatore, sia a delle attività collettive insieme agli altri coetanei.

Disabilità all’asilo nido, il percorso normativo a tutela dell’educazione

Disabilità all'asilo nidoFino agli anni ’70 l’asilo nido era concepito come un servizio sociale (più che educativo) che rientrava nel quadro di una politica per la famiglia e che in particolare andava a sostenere le madri lavoratrici. Vi erano classi differenziate per bambini con difficoltà di apprendimento e scuole speciali per alunni definiti “anormali” che, a partire dal 1971, grazie alla Legge n.1044, erano affiancati da insegnanti statali specializzati e qualificati. Con la legge n.517 del 4 agosto 1977, la cosiddetta Legge Falcucci, oltre ad essere abolite le classi differenziali per alunni “svantaggiati” così da consentire a tutti gli alunni con handicap di avere accesso alle scuole elementari ed alle scuole medie inferiori, venivano indicati gli strumenti utili all’integrazione:

  • classi costituite da un massimo di 20 alunni;
  • insegnanti di sostegno specializzati;
  • sostegno specialistico da parte degli enti locali e dello Stato.

Nel 1992, con l’approvazione della Legge Quadro n.104 sulla disabilità veniva sancito il diritto all’inserimento negli asili nido dei più piccoli, con età compresa tra 0 e 3 anni. La legge prevede anche che i bambini piccoli con disabilità grave abbiano priorità di accesso agli asili nido e che le ASL e gli enti locali adeguino queste strutture alle esigenze dei bambini disabili.

La legge 104/92

Disabilità all'asilo nidoLa legge 104 è la legge nazionale che regola gran parte di quanto riguarda il mondo della disabilità e che, nel caso particolare, riconosce a pieno i fini educativi e formativi degli asili nido per i quali prevede gli stessi accorgimenti che individua anche per i diversi ordini e gradi scolastici. Ma cosa stabilisce la legge in ambito formativo ed educativo?

  1. Accesso del bambino disabile all’asilo nido 
  2. Integrazione all’asilo nido, definita dal comma 3: “l’integrazione scolastica ha come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità della persona handicappata nell’apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione”.
  3. L’integrazione si svolge insieme agli altri bambini.

Il DPR del 24 febbraio 1994

Disabilità all'asilo nidoQuesto DPR è di fondamentale importanza perché equipara gli asili nido alle scuole, dispone la struttura del Profilo Dinamico Funzionale e definisce gli step per la realizzazione e la verifica del PDF e del Piano Educativo Individualizzato (PEI).

La ASL, in seguito alla segnalazione della famiglia che vuole inserire il proprio figlio a scuola, deve:

  • identificare e riconoscere l’handicap;
  • garantire l’esecuzione dell’esercizio (salute, assistenza, educazione).

Gli strumenti che impiega per assolvere a questi compiti sono:

  1. Certificazione medica: attesta la presenza di un deficit fisico, psichico o sensoriale.
  2. Diagnosi funzionale: documento in cui gli esperti appartenenti all’unità multidisciplinare costituita dal medico specialista nella patologia segnalata, dal neuropsichiatra infantile, dal terapista della riabilitazione e dagli operatori sociali pubblici o convenzionati, descrivono la compromissione funzionale dello stato psico-fisico del bambino in situazione di deficit, raccogliendo tutti gli elementi clinici e psicosociali. Gli elementi clinici si acquisiscono tramite la visita medica diretta dell’alunno e l’acquisizione dell’eventuale documentazione medica preesistente. Gli elementi psico-sociali si acquisiscono attraverso una specifica e dettagliata relazione in cui sono sono riportati:
    – i dati anagrafici del soggetto;
    – i dati relativi alle caratteristiche del nucleo familiare (composizione, stato di salute dei membri, tipo di lavoro svolto, contesto ambientale, ecc.).
  3.  Il Profilo Dinamico Funzionale: segue la diagnosi funzionale ed indica, dopo un periodo di inserimento al nido, il livello di sviluppo mostrato dall’alunno disabile in tempi brevi (dopo 6 mesi) e in tempi medi (dopo 2 anni). Ad elaborarlo è l’unità multidisciplinare che ha redatto la diagnosi funzionale a cui si aggiungono gli educatori, l’insegnante di sostegno e la famiglia. Il PDF comprende inoltre la descrizione delle funzioni del bambino in relazione alle difficoltà e alle potenzialità che il soggetto dimostra di incontrare nelle diverse attività descritte nella diagnosi funzionale.
  4.  Il Piano Educativo Individualizzato (PEI): è elaborato dagli operatori della ASL, dagli operatori della, dall’educatore e dall’insegnante di sostegno del nido, dall’equipe psicopedagogica del municipio di riferimento, e dalla famiglia. Costituisce la pianificazione di tutti gli interventi integrati fra loro (educativi, riabilitativi e formativi) ed è un documento costantemente aggiornabile e consultabile.

E’ importante che ogni asilo nido accolga, inserisca ed includa tutti i bambini senza alcun tipo di eccezione, attivando le risorse necessarie e gli strumenti previsti. Perché chi meglio della scuola e della famiglia è in grado di garantire una formazione priva di limiti e pregiudizi a quelle persone che domani costruiranno il nostro mondo?

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Redazione - Ability Channel
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