Analisi del Sangue: a cosa servono e quando farle?

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L’analisi del sangue è uno degli esami di laboratorio più diffusi. Attraverso un prelievo di sangue venoso è infatti possibile avere una panoramica su diversi aspetti della nostra salute tramite la conoscenza dei valori dei principali componenti del sangue.

Il dott. Alberto Frosi di idoctors.it, specialista in Medicina Interna ed Igiene e Medicina Preventiva a Milano, ci aiuta a comprendere meglio la natura di questo esame e la sua utilità.

In cosa consiste e a cosa serve l’analisi del sangue?

L’idea di poter trarre informazioni sulla salute di una persona dai suoi liquidi organici è antichissima nella storia della medicina occidentale. Con la nascita e lo sviluppo della moderna medicina scientifica i progressi in questo campo sono stati impressionanti. Si pensi solo al concetto di “biopsia liquida”, esame del sangue con il quale, in determinati casi, si può fare una diagnosi di tumore quasi altrettanto accurata che con una biopsia tradizionale che comporta la puntura traumatica di un organo.

Basta un semplice prelievo di sangue da una vena, o addirittura da una goccia di sangue ottenuta pungendo un dito, e si possono ricavare una enorme quantità di elementi sullo stato di salute della persona e spesso orientare o concludere una diagnosi precisa, presupposto indispensabile per la successiva terapia e auspicata guarigione.

Come si effettua un esame del sangue?

Per quanto riguarda l’aspetto pratico dell’esame del sangue, molti laboratori non richiedono alcuna prenotazione. Basta presentarsi al mattino da e fino a una certa ora con la richiesta del medico che specifichi gli esami da fare e, come ricordato più sopra, il quesito diagnostico, oltre alle generalità del paziente.

Non tutti gli esami richiedono il digiuno (dalla sera prima, non cenando troppo tardi), comunque, nel dubbio, rimandare la colazione dopo il prelievo non sarà un grosso problema. Se ci sono dubbi, meglio fare una telefonata al laboratorio e chiedere, o consultare i loro sito: molti laboratori infatti pubblicano lì le informazioni dettagliate sui determinati esami.

Ogni quanto sottoporti a questo esame?

La prescrizione di un esame di laboratorio del sangue (o delle urine, delle feci o di altro liquido organico) dovrebbe sempre essere un atto medico. Infatti, sia la corretta tempistica di esecuzione, la scelta degli esami e la loro interpretazione richiedono una preparazione che solo il medico possiede. Egli ha studiato e si aggiorna continuamente su trattati di medicina e articoli scientifici.

In generale, la autoprescrizione di esami del sangue non deve essere incoraggiata. Internet fornisce una quantità di informazioni smisurata sulla salute e sulle malattie e la loro discernita è compito arduo anche per il medico aggiornato. Si tenga conto che oggi gli esami clinici eseguiti sul sangue e disponibili nella maggior parte dei laboratori sono un numero immenso.

Va inoltre sottolineato che eseguire esami del sangue inutili, non mirati o inappropriati comporta diverse conseguenze negative. Ne cito solo alcune: spreco di risorse personali e pubbliche, risultati che a catena innescano altri esami, anche invasivi (con i relativi rischi) e inutili, nonché visite specialistiche evitabili, ansia ingiustificata, nonché perdita di giornate di lavoro e di tempo libero.

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Esistono degli esami del sangue a scopo preventivo?

Gli esami del sangue fatti a scopo preventivo, o meglio sarebbe a dire, di diagnosi precoce, non devono essere richiesti ed eseguiti senza criteri precisi, che oggi si tende a codificare sempre più dettagliatamente, con linee guida approvate dalle varie società scientifiche.

Un esempio è rappresentato dai marcatori tumorali, solo alcuni dei quali ha senso eseguire a scopo di diagnosi precoce, e anche per quei pochi la questione è molto dibattuta e controversa all’interno della comunità scientifica. Il loro maggior impiego riconosciuto è il seguire nel tempo l’andamento della terapia anti-tumorale (dunque a diagnosi già avvenuta) e confermare l’avvenuta guarigione.

Le linee guida suggeriscono a che età iniziare gli screening per le diverse malattie, in base al sesso, all’anamnesi familiare, alle caratteristiche cliniche del soggetto, il tipo di esame da eseguire. Indi i tempi per i successivi controlli. Nel caso in cui compaiono dei sintomi di sospetta malattia, sarà il medico a decidere se eseguire esami del sangue e quali, in questo caso mirati al quesito clinico, che, lo ricordiamo, è sempre indispensabile indicare nella richiesta. Diversamente, il laboratorio non può in genere accettarla.

Casi particolari sono gli esami di laboratorio che vengono richiesti dalle assicurazioni e dalla medicina del lavoro, che seguono criteri specifici dei rispettivi settori (esempio presenza nel sangue di sostanze tossiche nel caso di certe lavorazioni a rischio).

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È possibile che il risultato di un esame di laboratorio sia sbagliato?

La risposta è che è molto difficile che ci sia un vero e proprio errore, ad esempio uno scambio di provette o altri errori grossolani ed errori umani. La stragrande maggioranza degli esami del sangue è eseguita da macchine, sempre più sofisticate e precise. Le procedure, dal momento del prelievo fino alla trascrizione finale del referto sono accuratamente standardizzate in tutti i laboratori italiani (del SSN o accreditati) e del mondo occidentale a tecnologia avanzata. I controlli di qualità sono sistematici, accuratissimi e prevedono vari livelli.

Variazioni possono accadere per alcuni esami in relazione alla modalità del prelievo, all’osservato digiuno e a qualche altro tipo di interferenza, ma non sono in genere rilevanti. Almeno per gli esami di base routinari. Per alcuni esami più delicati, come alcuni test immunologici, ci possono essere differenze da laboratorio a laboratorio e, talvolta, può essere utile la ripetizione in un laboratorio diverso.

In ogni caso, nessun esame di laboratorio ha un’accuratezza del 100%. Tutti gli esami, anche i migliori, hanno una certa percentuale di falsi positivi e di falsi negativi. Falso positivo e falso negativo non sono affatto errori! Sono concetti statistici e, tra l’altro, il loro significato cambia a seconda della frequenza di una data malattia nella popolazione cui il soggetto appartiene.

Come si interpretano i risultati delle analisi?

Attenzione a confrontare i risultati guadando i valori di riferimento normali, quasi sempre posti accanto al risultato! I valori di riferimento possono cambiare, a volte di molto, da un laboratorio all’altro e anche lo stesso laboratorio, nel tempo, li può modificare. Attenzione anche alle unità di misura e ai decimali! Anche questi cambiano spesso da un laboratorio a un altro.

Per quanto riguarda inoltre gli asterischi posti accanto ai valori alterati, deve essere ben chiaro che il programma informatico del laboratorio o della macchina che esegue l’esame, in base all’intervallo di normalità predefinito, produce automaticamente la segnalazione di “fuori range”, per questo un risultato “asteriscato” non significa necessariamente malattia e, ancora una volta, deve essere interpretato dal medico (e mai dal dottor Google!).

Un esame del sangue alterato può infatti certamente orientare verso una malattia, ma in certi casi può anche non significare affatto che una persona è malata. Questo è il motivo per cui il risultato degli esami del sangue deve essere sempre interpretato da un medico e non disgiunto da una valutazione globale della persona.

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