Wheelchair TchoukBall: “Vogliamo diventare uno sport paralimpico”

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Il Wheelchair TchoukBall (la pronuncia è “ciukball”) ci rammenta che una delle più grande magagne contemporanee per gli atleti con disabilità è rendere paralimpico uno sport. Di fatto, tale pratica – per lo più sconosciuta alle cronache – lotta ogni giorno per ottenere tutti i riconoscimenti del caso. A dircelo è Andrea Lanza, fisioterapista normodotato di 34 anni, fautore dell’adattamento in carrozzina del TchoukBall.

“Alla fine del mio percorso di studi – ci racconta -, dopo essere stato giocatore di TchoukBall ed essere venuto in contatto con la sporterapia in un’unità spinale, ho messo insieme le due cose. In sostanza, ho cercato di adattare lo sport alla carrozzina, assieme all’aiuto di alcuni colleghi”. Un percorso che, negli ultimi anni, ha portato a diversi traguardi, come ad esempio alla nascita del regolamento ufficiale italiano, punto di riferimento sul piano internazionale per diversi paesi (come Ungheria e Argentina).

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Ma come funziona il Wheelchair TchoukBall?

“Il TchoukBall è uno sport di squadra. Si gioca su un campo di basket su cui, ai due estremi, sono presenti dei pannelli elastici contro i quali bisogna tirare la palla, che rimbalza sul pannello e deve cadere all’esterno di un semicerchio che rappresenta la zona proibita all’interno della quale non si può entrare. La squadra avversaria deve prendere al volo la sfera prima che tocchi terra. Se tocca terra, il punto va alla squadra in attacco, se la palla viene presa al volo si continua a giocare.

È un gioco che nasce dall’idea di un medico per prevenire gli infortuni da contatto. Di fatto, il Wheelchair TchoukBall è uno sport che non prevede il contatto fisico tra i giocatori. Dal mio punto di vista, si adattava bene a una pratica in carrozzina, oltre alle fasi iniziali dopo un evento traumatico che porta alla disabilità. Così, abbiamo traslato le regole della pratica in piedi a quelle in carrozzina, senza modificare praticamente nulla”.

Difesa!!!

Pubblicato da Wheelchair TchoukBall su Sabato 10 giugno 2017

 

Ecco, ma quali sono le regole precise?

“Innanzitutto, abbiamo solo aggiunto un’area (chiamata ‘attacco/difesa’) che permette di tirare e difendere, al posto della pratica di saltare che avviene nello sport per normodotati. In sostanza, consente di fare un numero maggiori tiri in attacco e di prendere i palloni più bassi in difesa. I tre passi, invece, sono stati sostituiti con le tre spinte della carrozzina. Girare su se stesso con la carrozzina, però, non è contato come cambio di direzione. In aggiunta, abbiamo ampliato da 3 a 5 i secondi per tenere la palla. Il motivo è puramente logistico: per un giocatore di Wheelchair TchoukBall, prendere la sfera significa mettere la palla sulle gambe e avanzare in carrozzina”.

Wheelchair TchoukBall Andrea Lanza intervista al fautore dello sport ability channel

Qual è l’anno di nascita ufficiale del Wheelchair TchoukBall?

“Il primo regolamento adattato è stato presentato alla Federazione Italiana di TchoukBall nel 2008. Mentre nel 2011 abbiamo avuto il riconoscimento dalla Federazione internazionale (Fitb), che nel 2015 ha poi istituito un rappresentate a livello internazionale del Wheelchair TchoukBall, che attualmente sono io”.

È annoverato tra gli sport paralimpici?

“No. Pensa che il TchoukBall non è riconosciuto nemmeno dal CONI come sport per una questione numerica di società. Questo sport nasce dalle scuole, molte società per anni sono rimaste delle rappresentanze scolastiche. Da poco tempo sono delle vere e proprie ASD, ma ancora oggi non siamo riconosciuti. Però collaboriamo con il Comitato Italiano Paralimpico, che ci segue dal 2008. Ci ha invitato a numerose manifestazioni come sport sperimentale e ha comunque patrocinato tutti gli eventi proposti dal Wheelchair TchoukBall. L’ultimo, ad esempio, è stato il trofeo internazionale all’interno dei campionati europei di TchoukBall dell’estate 2019, con la presenza del CIP Lombardia. Ma già nel 2010 Pancalli sosteneva il Wheelchair TchoukBall come sport per disabili”.

Volete diventare sport paralimpico?

“L’obiettivo è quello. C’è da tenere conto anche che i nostri giocatori anche livelli di lesioni alti: abbiamo, per esempio, atleti tetraplegici che riescono tranquillamente a giocare”.

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Angelo Andrea Vegliante
Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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