Wheelchair GP, le corse inclusive: intervista all’ideatore

Il Wheelchair GP nasce ufficialmente nel 2016, con la prima gara andata in scena a Cassano Magnago (Varese). Sono passati ben tre anni, e la notorietà di questo sport è andata aumentando. Tant’è che abbiamo contattato il presidente onorario Michele Sanguine, persona con distrofia muscolare di Duchenne, nonché ideatore e creatore del Wheelchair GP, al fine di conoscere più da vicino questa disciplina sportiva.

Come nasce il Wheelchair GP?

“Nasce dalla voglia di includere tutti. A differenza purtroppo di altri sport, molti ragazzi sono ‘costretti’ ad andare alle partite e a non giocare. Quindi tu tra i disabili ti senti escluso. Invece nelle nostre gare ognuno partecipa, giustamente c’è chi arriva ultimo, c’è chi vince, però nessuno viene alla gara a guardare gli altri. Tutti partecipano”.

Nel senso che nessuno sta in panchina.

“Esatto, senza una panchina”.

Quali sono le regole principali?

“Avere una carrozzina elettrica, di qualsiasi velocità. Noi imponiamo di mettere la cintura, per i caschi ci stiamo organizzando. E poi non c’è un regolamento rigido, l’unica cosa è di essere corretti e, soprattutto, non imbrogliare. Noi, quando facciamo le qualifiche, facciamo fare un giro della pista per capire la carrozzina quanto va. E, purtroppo, c’è chi imbroglia: chi fa così, esce dallo spirito del Wheelchair GP”.

Fa sorridere questa cosa, perché il fatto che ci sia qualcuno che imbroglia significa, sdrammatizzando, che c’è tanto interesse per questo sport.

“Noi lo abbiamo visto dall’aumento dei partecipanti. Bene o male, arriviamo a 15 o 20 a gara. Dall’inizio che eravamo una decina, adesso a ogni gara diventiamo di più. Quindi sicuramente l’agonismo c’è, c’è chi viene per vincere, ma anche solo per girare”.

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Ci sono state realtà che hanno supportato la tua idea?

“Fortunatamente, ho trovato tanti amici che hanno formato lo staff dei volontari. Per chi l’ha appoggiata, qualche sponsor, che avendo visto che la gara è carina e funziona, ci aiuta. Chi ha esposto carrozzine elettriche, veicoli per disabili… L’appoggio è arrivato principalmente dalle aziende e non dalle associazioni”.

Qual è invece il riscontro dei partecipanti? Che sono di diverse fasce d’età e sesso, è uno sport molto inclusivo.

“Il riscontro principale è vedere 5 o 6 piloti che vengono a tutte le gare. Se vengono, significa che si divertono. Poi ho dei genitori che, dopo ogni gara, mi ringraziavano per aver dato la possibilità ai bambini di divertirsi. C’è anche un quasi 60enne che viene sempre e mi dice: ‘Ogni gara che farete, io verrò sempre’. Ci sono veramente tante età”.

Immagino che questo sia l’inizio di un percorso per portare il Wheelchair GP a un maggiore riconoscimento a livello nazionale. Come vi state muovendo in tal senso?

“Vorrei lanciare un appello: ci piacerebbe creare una specie di format. Se, ad esempio, un gruppo del Lazio volesse organizzare una gara, venga qui a vederci, così da organizzare diverse filiali e vari staff in diverse regioni italiane, così da riuscire a creare una rete. Sai, nel mio staff c’è gente che lavora e che ha famiglia, sarebbe difficoltoso fare tutto da soli. Di fatto ora le gare le organizziamo solo in Lombardia, perché non riusciamo a muoverci da qui”.

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Le prossime gare

Si rinnovano gli appuntamenti del Wheelchair GP anche per il 2019. Nel dettaglio:

  • 19 maggio a Cavaria (VA);
  • 9 giugno a Montano Lucino (CO);
  • 7 luglio a Rozzano (MI);
  • 15 settembre a Parabiago (MI).

Iscriversi è facilissimo (e gratuito): basta andare sul sito ufficiale e scegliere a quale tappa partecipare.

Fonte foto: pagina Facebook Wheelchair GP