We – Want – Sex!

LOVEGIVERIl sesso nella vita di una persona non è soltanto la soddisfazione di un istinto, di un desiderio, ma è anche affermazione stessa dell’essere uomo o donna. Purtroppo ci sono persone con disabilità tali da rendere quasi impossibile il normale corteggiamento che porta poi a una piacevole conclusione… ma queste sono persone con gli stessi istinti e desideri degli altri e se l’unico modo è pagare… non ci vedo niente di male. Il fatto che sia il governo a pagare secondo me mette in luce l’aspetto ‘terapeutico’ della cosa. Forse è meglio pagare 12 prestazioni sessuali all’anno che non degli antidepressivi.”

(E.)

I voucher del sesso…dall’Olanda

Parlare di sesso non è mai facile. E’ un argomento delicato, complesso e dalle mille sfaccettature.
Si può parlare di sesso dando un opinione, riportando un fatto, esprimendo un’idea o cercando di fare tutte queste cose insieme. Non esiste una verità assoluta, ma tante verità diverse. Esistono le persone ed il modo in cui vivono, il mondo in cui vivono. Esistono famiglie dalle mentalità più o meno aperte come esistono uomini e donne più o meno gentili, più o meno rispettosi, semplicemente diversi. La realtà è che ci sono talmente tante variabili che un libro non potrebbe contenerle tutte, perché proprio quando saresti lì per scrivere la parola fine ne arriverebbe un’altra che non avevi considerato e allora via, si ricomincia.
Quello che si può fare però, è dare spazio a qualcuna di queste verità, qualche sguardo diverso sul mondo, un po’ di libertà; solo per il gusto di ascoltare qualcosa di diverso dai nostri pensieri, senza dare giudizi.
E come potremmo, poi? Non abbiamo appena detto che non esiste una verità assoluta?

Dunque, arriviamo ai fatti; anzi, al fatto. Una notizia di qualche giorno fa riporta la decisione del governo olandese di voler finanziare delle prestazioni sessuali per i disabili fino ad un massimo di dodici all’anno.
Avete capito bene, ho scritto: Olanda. Il “paese dei balocchi”, delle libertà, dei coffee-shop e delle ragazze in vetrina. Lo stesso paese dove non esistono spacciatori e le prostitute hanno la possibilità di fare il proprio mestiere in luoghi sicuri dove hanno il diritto (ed il dovere) di essere sottoposte a periodici controlli medici per la tutela della loro e dell’altrui salute. E dove, come ogni altro lavoratore, pagano le tasse. Ma non dilunghiamoci su discussioni che non ci interessano.

assistente sessualeLa figura dell’assistente sessuale, detta anche “Lovegiver“, non è proprio una professione nata la settimana scorsa, nemmeno nel nostro paese. Non ha delle origini antiche, questo è certo, ma nemmeno così giovani da non potersi attribuire il “merito” di un disegno di legge (anche se ahimè, in Italia, è fermo da due anni). Ma non è così che va ovunque, e il Belgio ed i paesi scandinavi lo sanno bene.
Ed ecco la prima domanda: a chi è rivolto, questo finanziamento? Sicuramente solo ai disabili gravi!
In effetti questa “clausola” non è specificata, e a mio avviso a ragion veduta.
Credo sia importante ricordare che nel mondo ci sono persone di ogni genere, età, nazionalità, sesso, e credo che per ognuna di loro, in relazione a queste variabili, ci sia una pulsione diversa, una sensazione diversa, un modo diverso di pensare e vivere l’esperienza sessuale. Per questo motivo non credo sia giusto escludere alcuna possibilità, perché ogni persona racchiude dentro di sé un mondo che nessuno può avere la presunzione di capire ma che, quanto meno, dovrebbe essere lasciato libero di esprimersi. Così le necessità di un disabile grave che non è in grado di muoversi senza aiuto o quelle di una persona con una disabilità intellettiva, non saranno mai le stesse di un ragazzo paraplegico che non ha il coraggio (o semplicemente la voglia) di esternare le proprie pulsioni sessuali con la famiglia, o di un altro che decide di affrontare il proprio problema con la madre. Una donna che all’improvviso viene messa con le spalle al muro, costretta a prendere una decisione per il bene del figlio, perché è di questo che si tratta. Lui soffre, si sente costretto in un corpo incapace di dargli ciò che desidera e per questo il suo desiderio aumenta, giorno dopo giorno. Lei sa di non poterlo ignorare, sa che il silenzio non lo farà smettere di esistere; ma chi insegna ad una madre come comportarsi in situazioni come questa?
E così un uomo che si innamora di una collega perché fraintende una sua carezza o attenzione non avrà bisogno delle stesse attenzioni di un giovane che, per lo stesso motivo, si prende una cotta per una sua compagna di classe. Perché magari quella ragazza è stata la prima, in vita sua, a cercare un contatto con lui.

L’amore può essere spietato, il sesso è più semplice, ancor di più se a pagamento. Paghi per avere una cosa, la ottieni e tutto finisce. Sai già come andrà a finire, non ci sono sorprese. O almeno molto raramente…
Si tratta di situazioni completamente diverse. E proprio per questo credo che tutte meritino di essere vissute.

Il sesso è una cosa estremamente intima e personale, un qualcosa che forse in molti di noi immaginano tinto di magia, bellezza e semplicità. Alcuni lo assimilano all’amore, altri sono attenti a sottolinearne le differenze. Ciò che però è insindacabile è sempre il solito punto: il sesso è un bisogno umano. Da coloro che non riescono a stare senza nemmeno un giorno, a quelli per cui è più comune la “scadenza settimanale o mensile” stile latte parzialmente scremato, è un’esigenza, una necessità, una fonte di gioia. Non voglio entrare in casi particolari più o meno delicati o drammatici, perché è chiaro che ognuno abbia il proprio vissuto, che purtroppo non è sempre dei migliori. E su questo preferisco tacere.
Ma, rivolgendomi al resto del pubblico, spero di aver parlato a nome di tutti (o quasi). Appurato questo fatto ed accettato che ognuno di noi ha bisogno di fare sesso, bisogna chiedersi se sia realmente un diritto garantito a tutti, ma a tutti tutti, intendo. In generale? No. Nel nostro paese? No. In Olanda? Sì, forse non totalmente, ma siamo sulla buona strada. Tengo a precisare che il mio “forse non totalmente” è riferito al fatto che, almeno per il momento, non è chiaro se tali prestazioni finanziate dallo Stato siano estese anche al ‘gentil sesso’ o meno; ed in caso contrario ci sarebbe senz’altro qualcosa da ridire.
Se il sesso è un bisogno dell’uomo, come tale dovrebbe essere anche un diritto. Ma non credo che molti di noi si siano mai posti la questione, in effetti. E’ che se le cose non ti riguardano da vicino non è facile mettersi nei panni dell’altro e chiedersi: “Ma se fossi io a non avere la possibilità di soddisfare questa mia necessità, come la vivrei?”.
Così, anche se la vita va avanti, alcuni desideri rimangono insoddisfatti, incapaci di trasformarsi in piccole grandi gioie. Fin quando una mattina apri il giornale e leggi “L’Olanda finanzia 12 prestazioni sessuali all’anno per i disabili”. E via con la sagra dei commenti. I primi ad essere partoriti sono in genere i meno degni di nota, quelli che esprimono sentenze; ma dopo qualche minuto, con un po’ di pazienza, quasi in fondo alla fila…eccoli lì! I pensieri! Le idee costruttive! Ed è a queste idee, che voglio dare spazio.

Diritto o condanna?

disabilamandoLavorare nell’ambito della disabilità mi permette ogni giorno di imparare qualcosa di nuovo, di avere un punto di vista differente, di calarmi nei panni di una persona diversa da me e chiedermi come mi comporterei se fossi al suo posto. Come mi è successo venendo a conoscenza del libro Disabilamando di Daniele Furlan, in cui l’autore (e amico di Ability Channel) ha voluto coinvolgere l’attenzione del pubblico su uno degli aspetti più intimi e sconosciuti della vita di una persona disabile: la sessualità, per l’appunto.

Gran parte di coloro a cui ho chiesto un’opinione in merito alla questione olandese però sono atleti, persone che oltre ad essere campioni paralimpici hanno le proprie idee sulla vita; un aspetto che credo sia importante sottolineare.
Trattandosi di un argomento delicato dove possono essere chiamate in causa anche l’etica e la morale ho preferito, per una questione di privacy, non trascrivere per intero i nomi delle persone intervistate, limitandomi piuttosto a firmare i commenti con una iniziale. Questi sono i loro pensieri. A loro voglio lasciare l’ultima parola.

Io in realtà non concepisco l’atto sessuale a pagamento per cui non riesco a condividere questa iniziativa. Non credo sia giusto prevedere un’agevolazione simile nei confronti delle persone disabili, perché non credo debbano essere trattate diversamente, essendo persone come tutte le altre. E’ vero che in Olanda c’è una concezione diversa di prostituzione, ma allora credo che ne dovrebbe essere fatta solo una questione di reddito: chi non può permettersi di pagare una prestazione sessuale, può usufruire del sussidio statale. Penso che fare questo tipo di discorso per i disabili sia pericoloso, perché credo che sotto la forma di una facilitazione si nasconda in realtà una grossa condanna: la considerazione che il disabile non sia in grado di essere come gli altri nella relazione a due. E questa è una cosa che a mio avviso non deve esistere.”
(F.)

Ovviamente penso che tutto dipenda dal tipo di disabilità. Un disabile che come me ha una paraplegia o un amputato non credo abbia bisogno di prestazioni sessuali per soddisfare i propri bisogni o per capire se è all’altezza di poter affrontare una futura relazione. Al contrario, penso che un disabile mentale o chi è affetto da una grave disabilità fisica senta molto la mancanza di affettività… Ormai sono da 20 anni in questo mondo, e mi rendo conto che molti ragazzi con grave disabilità abbiano difficoltà a trovare qualcuno disposto a fare sesso con loro. Sono favorevole a questa iniziativa: un po’ di sesso non ha mai fatto male a nessuno, anzi!
(V.)

Difficile da trattare questo argomento! Penso che il sesso sia comunque un atto di libertà esteso a tutti, e quindi anche ai disabili. Immagino che questo finanziamento sia rivolto ai disabili gravi che non possono avere rapporti con l’esterno o che si trovano in condizioni molto difficili… Se fosse così non vedo perché non si possa fare in modo di rendere la loro vita il più normale possibile.”
(A.)

Credo sia una cosa triste, ma non sono nessuno per giudicare…credo debbano commentare le famiglie. Scusa, ma io non posso farlo.”
(M.)

Se non sbaglio anni addietro era già stata fatta una cosa del genere… A freddo si può pensare “Wow!”, lingua alla Fantozzi e le solite battutine, ma se ci si riflette un attimo forse sembra quasi una forma di contentino della serie “Sai, il povero disabile ha bisogno di fare sesso…”
(R.)

Sono d’accordo, è un diritto.”
(M.)