aCapo, Comitato Lavoratori: “Chiediamo dignità, no assistenzialismo”

La notizia era già nell’aria per gli impiegati normodotati e disabili della Cooperativa sociale integrata aCapo (ex Capodarco). Solo qualche mese fa, però, è arrivata l’ufficialità. Ben 168 tra lavoratrici e lavoratori sono stati licenziati a causa dei numerosi appalti persi dalla propria società. Tuttavia, mentre le persone ‘abili’ hanno avuto nuove collocazioni, per i lavoratori disabili c’è lo spettro del dimenticatoio sociale. Per questo motivo, mercoledì 11 dicembre 2019, il Comitato Lavoratori Disabili aCapo ha indetto una manifestazione sotto la Regione Lazio per chiedere dignità e rispetto.

Licenziamenti aCapo, la dinamica

Nel corso dell’ultimo anno, come ci spiega Domenico Teramo del Comitato, “aCapo, che gestiva il servizio Recup di prenotazione di prestazioni sanitarie e numerosi sportelli nelle Asl, ha perso numerosi appalti nella Regione”. Una dinamica che ha portato a una “procedura di licenziamento collettivo“, iniziata il 24 giugno 2019 e formalizzata il 2 settembre 2019 dopo un incontro senza soluzioni tra la cooperativa, la Regione e le organizzazioni sindacali. Ma mentre “i lavoratori normodotati sono passati a nuove società, quelli disabili non hanno trovata alcuna collocazione”. Secondo il Comitato, quindi, “nel cambio appalto, la Regione si doveva preoccupare che questi lavoratori mantenessero un’internità nei posti di lavoro”.

Cosa chiede il Comitato Lavoratori Disabili

Di fronte a tale contesto, il Comitato reclama “alla Regione un intervento che ripristini il percorso di inserimento lavorativo della vecchia cooperativa, dandogli eventualmente dei progetti” oppure che “trovi nuovi percorsi”. La richiesta si basa sul fatto che, come ricorda Teramo, l’espulsione di questi lavoratori sta creando “situazioni di dramma sociale, perché molti di loro sono privi di appoggio familiare“. Insomma, serve “garantirgli una vita dignitosa”. Anche perché, “non possono stare troppo tempo fuori dal mondo del lavoro. Il rischio è che non ci rientrino più”. Perciò, il Comitato non chiede assistenzialismo, ma misure tali che permettano a questi lavoratori di svolgere attività. 

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