Cosa sono gli Special Olympics? Ecco la storia completa

Redazione:

Gli Special Olympics sono Giochi sportivi dedicati a persone con disabilità intellettiva. Fanno parte del quadro dello Sport Unificato, dunque in alcune discipline possono gareggiare anche persone normodotate.

A livello internazionale sono un’organizzazione riconosciuta e possono vantare la possibilità di inserire nel proprio nome la dicitura “Olympics”. Il motto degli Special Olympics è il seguente: “Che io possa vincere, ma se non riuscissi che io possa tentare con tutte le mie forze”.

Storia degli Special Olympics (contesto “ritardati mentali”)

La nascita degli Special Olympics è figlia di un processo maturato da eventi e persone che, nel corso del tempo, hanno promulgato una maggiore consapevolezza nei confronti delle persone con disabilità intellettiva.

Prima di iniziare a vedere i momenti salienti, dobbiamo ricordare il contesto storico-culturale in cui ci muoveremo: siamo tra gli anni Quaranta e Sessanta, un’epoca in cui la disabilità era spesso nascosta.

Così come accadde per la nascita delle Paralimpiadi, a opera del prof. Antonio Maglio, anche negli USA la società aveva bisogno di una maggiore connessione con certe tematiche. Basti pensare che, all’epoca, le persone con disabilità intellettiva venivano riferite con la terminologia “ritardati mentali”, oggi ovviamente in disuso in quanto discriminatorio.

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Fonte foto: pagina Facebook Special Olympics Italia

Special Olympics e il ruolo di Eunice Kennedy Shriver con i campus estivi

Una delle prime date da osservare – come racconta l’omonima organizzazione internazionale – è il 1946, quando negli Stati Uniti d’America venne creata la Joseph P. Kennedy Foundation, realtà che ebbe un peso enorme nella nascita di questo movimento olimpico dedicato alle persone con disabilità intellettiva: basti pensare che, inizialmente, questa fondazione si concentrò sullo studio delle condizioni degli individui in questione, e su come prendersene cura.

E un anno dopo venne fuori il nome che permise ciò che oggi conosciamo come Special Olympics: Eunice Kenney Shriver (sorella di John Fitzgerald Kennedy), che nel 1947 venne nominata amministratrice fiduciaria della Fondazione, mentre nel 1957 ne assunse la direzione.

Se da una parte la Fondazione operava a livello sociale, dall’altra Eunice poteva contare su un filo diretto con la presidenza degli Stati Uniti d’America: grazie all’elezione del fratello alla carica nel 1960 infatti, la donna spinse più volte il neopresidente USA a rendere la disabilità intellettiva uno degli aspetti centrali della nuova amministrazione. Un doppio binario che permise al Paese un’evoluzione importante sull’attenzione e la sensibilizzazione nei confronti della tematica.

Come se non bastasse però, la stessa Eunice mise in gioco anche le proprie risorse. Nel giugno 1962 – data storica per gli Special Olympics – la direttrice della Fondazione creò un campo estivo, lo “Shriver Camp“, per giovani tra i 6 e i 16 anni con disabilità intellettiva all’interno della propria abitazione, sita nella periferia di Washington.

Durante questa iniziativa, che si ripeté anche nei mesi e nelle estati successive (come il campus del luglio 1962, stavolta finanziato dalla JPK Jr. Foundation), Eunice chiamò a raccolta svariati volontari anche con una certa esperienza. Nell’estate del 1963 l’idea si diffuse a macchia d’olio, tanto che la Fondazione Kennedy organizzò campus a livello nazionale, grazie ai quali parteciparono circa 800 giovani con disabilità intellettiva.

Eunice Kennedy Shriver
Eunice Kennedy Shriver (Foto di Heather Glenn)

James N.Oliver come Guttmann e Maglio: lo sport è un beneficio per le persone con disabilità intellettiva

Un’altra importante adesione al progetto fu quella del dottor James N. Oliver dall’Inghilterra nel giugno 1964: il suo apporto fu fondamentale, in quanto fu scelto per i suoi studi pioneristici diffusi nel 1958 (“The Effects of Physical Conditioning Exercises and Activities on the Mental Features of Educationally Sub-Normal Boys, British Journal di Psicologia dell’Educazione, XXVIII, giugno 1958) circa il valore positivo dell’attività fisica nei bambini con disabilità intellettiva (approcci molto simili ai lavori di Ludwig Guttmann e Antonio Maglio per le Paralimpiadi).

I risultati furono eccezionali, tanto che Eunice Kennedy Shriver iniziò a ragionare sull’estensione del programma per tutto l’anno, e non solo nei mesi estivi. Ad esempio, il 2 novembre 1966 propose “concorsi sportivi a livello nazionale” tra squadre composte da giovani con disabilità intellettiva.

La nascita ufficiale degli Special Olympics

Ed è probabilmente anche a queste evoluzioni che si arrivò al 29 marzo 1968, giorno in cui la direttrice della Fondazione e il Chicago Park District annunciarono in conferenza stampa un piano per i primi giochi “olimpici” per bambini con disabilità intellettiva, che si tennero pochi mesi dopo, il 20 luglio 1968 al Soldier Field di Chicago.

All’epoca, la cerimonia venne aperta da un corridore adolescente imbracciando una torcia per accendere la “Fiamma della speranza di John F. Kennedy“. Gli sport che andarono in scena furono salto in lungo, lancio di softball, nuoto di 25 yards, nuoto di 100 yards, salto in alto, trattino di 50 yards e pallanuoto. Infine il 2 agosto 1968 Special Olympics venne ufficialmente costituita, con la formazione di Special Olympics Inc. il 2 dicembre 1968.

Nei suoi primi anni di storia, i Giochi Speciali furono finanziati dalla Fondazione Kennedy e altri enti esterni. Oggi però tale Fondazione non sostiene più questa manifestazione sportiva internazionale.

Come sono riconosciuti gli Special Olympics a livello internazionale?

Uno degli aspetti attuali che riguarda i Giochi Speciali è la sua riconoscibilità nel mondo. Di fatto non sono le Paralimpiadi, ma hanno comunque nel nome la dicitura “Olympics”. A tal proposito, le altre organizzazioni internazionali riconoscono questa rassegna sportiva come tale?

Nel dicembre 1971 fu proprio la Commissione Olimpica degli Stati Uniti d’America a concedere ufficialmente ai Giochi Speciali di mettere il termine “Olympics” nel proprio nome. Inoltre il 15 febbraio 1988 fu firmato un protocollo d’intesa con la Commissione Olimpica Internazionale per riconoscere ufficialmente gli Special Olympcs e i suoi atleti con disabilità intellettiva. In questo modo, allenamenti e gare devono rispettare gli alti ideali del movimento olimpico internazionale. A oggi il movimento è presente in circa 200 paesi.

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Gli Special Olympics sono i Giochi olimpici Speciali dedicati agli atleti con disabilità intellettiva. Ecco come, dove e quando sono nati (Fonte: specialolympics.org)

Special Olympics in Italia

In Italia il movimento è abbastanza radicato nella società, è presente dal 1983 e, solo nel Belpaese, conta oltre 12mila atletisecondo i dati dell’organizzazione nazionale. Anche qui il movimento è riconosciuto dalle istituzione, in particolare come Associazione Benemerita, dal CONI e dal Comitato Italiano Paralimpico. A oggi le discipline sportive previste sono:

  • Sport ufficiali: Atletica leggera, Badminton, Bocce, Bowling, Calcio, Canottaggio, Equitazione, Ginnastica artistica, Ginnastica ritmica, Golf, Indoor Rowing, Nuoto, Nuoto in acque libere, Pallacanestro, Pallavolo, Sport Invernali (Corsa con le Racchette da neve, Sci alpino, Sci nordico, Snowboard) Rugby, Tennis e Tennistavolo.
  • Sport dimostrativi: Beach Volley, Danza Sportiva, Dragon Boat, Pallanuoto, Triathlon e Vela.
  • Sport Sperimentali: Floorball, Karate
  • Sport Unificato: Atletica leggera (staffetta), Badminton, Bocce, Bowling, Calcio, Canottaggio, Corsa con le racchette da neve, Karate, Nuoto (staffetta), Nuoto in acque libere, Pallacanestro, Pallavolo, Rugby, Tennis e Tennistavolo.
Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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