Dall’Italia l’esoscheletro smontabile Twin: che cos’è?

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È possibile realizzare un esoscheletro smontabile? Sì, anche perché l’hanno già fatto e porta una firma italiana. Stiamo parlando dell’esoscheletro smontabile Twin (‘gemello’, dall’inglese) progettato e realizzato dal Rehab Technologies Lab dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (laboratorio voluto da Inail). In poche parole, si tratta di una tecnologia avanzata che aiuta le persone paraplegiche a camminare, con l’aggiunta della portabilità dello strumento stesso.

Come funziona l’esoscheletro smontabile

Com’è facilmente intuibile, Twin è un esoscheletro in grado di essere smontato e trasportato ovunque. A spiegarne i dettagli ci pensa Matteo Laffranchi, ricercatore del Rehab Technologies Lab IIT-Inail, a LaVocediGenova.it: “Ci sono dei motori all’altezza dell’anca e del ginocchio con delle manopole che permettono di smontare passo per passo l’esoscheletro”. Semplice, efficiente e immediato.

“Andando a fare una semplice mezza rotazione sulle manopole, ho un set di componenti che posso riporre all’interno di una borsa e portare in giro in modo agevole”. L’idea di questo esoscheletro smontabile nasce proprio per favorirne la trasportabilità, “che è uno degli ostacoli principali che ha ostacolato l’utilizzo di queste macchine finora”.

Laffranchi: risposta a un’esigenza di autonomia

Una caratteristica peculiare del progetto Twin risiede nel consegnare una risposta molto forte al desiderio di autonomia richiesto dai pazienti paraplegici. Come racconta il ricercatore Laffranchi, infatti, l’indipendenza viene prima di tutto, poi c’è “la funzionalità, la capacità di fare determinati tipi di cammino e via dicendo”.

“Non vogliamo sostituire la carrozzina”

L’esoscheletro smontabile Twin è compreso di una batteria che dura fino a un massimo di 4 ore. Può lasciare perplessi una disponibilità di tempo così limitata, tuttavia è lo stesso Laffranchi a spiegarne la scelta. “Al momento l’obiettivo non è quello di sostituire la carrozzina”, rivela il ricercatore. Insomma, lo scopo è puramente ausiliare, un dispositivo che possa alternarsi alla carrozzina.

Inoltre, questa tecnologia verrà impiegata anche “per fare terapia, per fare riabilitazione al passo nel caso in cui hai ancora una possibilità residua. Un’attività fisica di un’ora o due è già molto lunga” per un paziente paraplegico. Pazienti che sono i primi indirizzati a questa innovazione, in quanto Laffranchi spera che le attuali sperimentazioni cliniche vengano ampliate sempre più.

Non è adatto a tutti

Ovviamente, come ogni sviluppo tecnologico, ci sono dei pro e dei contro. Le condizioni favorevoli sono abbastanza chiare, ora veniamo a un limite. Perché sì, l’esoscheletro smontabile Twin non è adatto a tutti. O meglio, non è per tutti.

Come sottolinea Laffranchi, “chi utilizza questo mezzo sono persone più sportive, entusiaste, motivate e hanno voglia di fare movimento”. Dunque, ad esempio, “funzionano meno sul paziente anziano che non ha un beneficio diretto”.

Angelo Andrea Vegliante
Angelo Andrea Vegliante
Da diversi anni realizza articoli, inchieste e videostorie nel campo della disabilità, con uno sguardo diretto sul concetto che prima viene la persona e poi la sua disabilità. Grazie alla sua esperienza nel mondo associazionistico italiano e internazionale, Angelo Andrea Vegliante ha potuto allargare le proprie competenze, ottenendo capacità eclettiche che gli permettono di spaziare tra giornalismo, videogiornalismo e speakeraggio radiofonico. La sua impronta stilistica è da sempre al servizio dei temi sociali: si fa portavoce delle fasce più deboli della società, spinto dall'irrefrenabile curiosità. L’immancabile sete di verità lo contraddistingue per la dedizione al fact checking in campo giornalistico e come capo redattore del nostro magazine online.

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