A Tokyo 2020 arrivano i robot

Tokyo 2020 sarà uno spartiacque storico importante per l’inserimento dei robot nella società. Qualche giorno fa, infatti, gli organizzatori dei Giochi che si terranno il prossimo anno nella capitale del Giappone hanno presentato diversi ausili robotici previsti per la manifestazione. In particolare, le nuove tecnologie sono state pensate nel ruolo di assistenti per lavoratori, spettatori e atleti per svariate mansioni.

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I robot arrivano a Tokyo 2020

I principali indiziati all’uso dei robot a Tokyo 2020 sono sicuramente le persone con disabilità. Tuttavia il loro impiego assistenziale sarà ampliato per diversi casi. Nella realizzazione di tale obiettivo, sono state rivelate le prime tecnologie che saranno in campo durante le Olimpiadi e le Paralimpiadi. Innovazioni che portano la firma di due note aziende internazionali.

L’HSR di Toyota

La multinazionale giapponese Toyota Motor Corporation ha presentato lo Human Support Robot (HSR). Si tratta di un robot con braccio meccanico che assiste le persone in carrozzina. Le sue principali mansioni riguarderanno il trasporto bagagli, la divulgazione di informazioni e l’indicare il posto negli stadi agli spettatori. Per il momento, Toyota ha annunciato che ci saranno ben 16 Human Support Robot allo Stadio Olimpico di Tokyo.

Il PAS di Panasonic

Il marchio giapponese Panasonic (della Panasonic Corporation) ha invece esibito una struttura alquanto complessa. Cioè, un esoscheletro che permetterà alle persone di trasportare qualsiasi oggetto con minor fatica. Sarà peculiarmente utilizzato dagli addetti ai lavori dei Giochi, ma è ipotizzabile che da qui fino all’inizio di Tokyo 2020 vi saranno piccole evoluzioni che ne aumenteranno la portata d’utilizzo.

Da Brasile 2014 a Tokyo 2020

Il calcio d’inizio dei Mondiali di Calcio di Brasile 2014 portò la firma di Juliano Pinto, ragazzo paralizzato dalla vita in giù, avvenuto grazie a un esoscheletro celebrale realizzato dal neuro ingegnere Miguel Nicolelis. Sono passati ben 5 anni da quell’episodio, e ora Tokyo 2020 si appresta a divenire la culla della civiltà robotica nel mondo dello sport.

Le nuove tecnologie sono spesso accolte con gioia. Anche perché si rivelano ausili nevralgici per la qualità di vita di una persona con disabilità (e non solo). Tuttavia, insorgono anche svariate diatribe etiche riguardo al loro smodato utilizzo, che potrebbe comportare cambiamenti disarmanti nella società. Pensiamo, ad esempio, al ricambio del contesto lavorativo. Alcune rassicurazioni sono arrivate da Masaaki Komiya, vicedirettore generale di Tokyo 2020 – come riporta Ansa: “I robot […] possono avere una relazione amichevole con gli esseri umani e possono lavorarci insieme”. Ai posteri l’ardua sentenza.