Storia del Codice Braille: come è nata la lingua dei ciechi

Il codice o l’alfabeto Braille non è altro che un sistema in rilievo costituito da sei puntini la cui combinazione rappresenta suoni differenti. La sua invenzione si deve al francese Louis Braille che, a partire dagli inizi del 1800, ha consentito anche alle persone non vedenti di poter leggere e scrivere al pari degli altri. Un sistema apparentemente molto semplice che ha cambiato completamente il modo di vivere di migliaia di persone con disabilità visiva. 

La storia del Codice Braille: il suo inventore

Louis Braille nasce a Coupvray, un paesino non lontano da Parigi, nel 1809. Suo padre era un sellaio e Louis spesso, spinto da una grande curiosità tipica dei bambini, si divertiva a osservarlo all’opera. A soli 3 anni però, a causa di un tragico incidente avvenuto proprio nell’officina paterna, Louis perde la vista ad entrambi gli occhi.

Nonostante le umili origini, la famiglia aveva molto a cuore la sua educazione e così decise di far rientrare Louis nell’istituto del paese insieme ai suoi compagni normovedenti. Questa per Louis fu senz’altro una fortuna, se si pensa che all’epoca spesso l’unica alternativa allo studio per ragazzi ciechi fosse quella di mendicare.

Poiché il suo apprendimento avveniva esclusivamente per via orale, ben presto Louis e la sua famiglia si resero conto che non era possibile seguire i ritmi della classe e stare al passo dei compagni. 

Fortunatamente quando Louis compì 10 anni entrò a far parte dell’Istituto dei Ciechi di Parigi, uno dei primi istituti al mondo per ciechi fondato da Valentin Haüy nel 1786. Qui il compito degli insegnanti era quello di sviluppare nei ragazzi con disabilità visiva quelle abilità pratiche (per lo più costruzione di sedie e ciabatte) che avrebbero consentito loro di trovare un impiego, e quindi di potersi guadagnare da vivere. Le condizioni all’interno della scuola erano piuttosto dure e gli insegnanti erano soliti applicare una severa disciplina. 

Louis Braille
Louis Braille (Fonte foto: Biografieonline)

Agli albori dell’alfabeto Braille: il metodo Haüy

Accanto alle abilità pratiche, ai ragazzi presenti nell’Istituto si insegnava anche a leggere con il metodo Haüy che consisteva nel leggere, sfruttando il tatto, delle lettere stampate in rilievo ottenute pressando un filo di rame su un lato della carta per formare un rilievo sull’altro. Non veniva insegnato loro a scrivere. 

Il metodo Barbier

Qualcosa cambiò nel 1821, quando un militare di nome Charles Barbier fece visita all’Istituto. Egli aveva ideato la “scrittura notturna“, un sistema che aveva studiato durante le campagne belliche per consentire ai soldati di comunicare tra loro anche di notte ed in assenza di illuminazione.

Questo tipo di scrittura consisteva in un codice tattile rudimentale che riproduceva le parole in base ai suoni (e non secondo la struttura alfabetica) utilizzando un sistema di dodici punti in rilievo combinati tra loro. 

Alfabeto Braille, la nascita di una nuova lingua

Il sistema ideato da Barbier era troppo complesso per poter essere utilizzato dalle persone comuni nella quotidianità, ma secondo il pensiero di Braille rappresentava senza dubbio un ottimo punto di inizio per l’elaborazione di un sistema di comunicazione per non vedenti.

Nei mesi a seguire infatti Louis sperimentò diversi sistemi e combinazioni finché ne trovò uno ideale basato su solo sei punti combinati tra loro. Più tardi ideò un’estensione del metodo per la matematica (Nemeth Braille) e per le note musicali (Codice musicale Braille). 

Inizialmente il sistema elaborato da Braille incontrò persino le ostilità di alcuni insegnanti che arrivarono a vietarne l’uso delle scuole, ma questo non fece altro che alimentare la curiosità degli studenti. Il primo libro in Braille venne pubblicato nel 1827 ma Louis, morto nel 1852 di tubercolosi, non poté godere in vita del successo globale della sua opera. 

storia del codice braille

Storia del Codice Braille oggi

La scrittura dell’alfabeto Braille si basa essenzialmente su un particolare codice alfabetico composto da 6 (o 8 punti) appositamente posizionati all’interno di un rettangolo ideale ed all’interno di uno spazio corrispondente a quello del polpastrello del dito indice.

Il Codice Braille ha fatto la storia e oggi, attraverso questo sistema di comunicazione che permette la combinazione dei puntini in ben 64 modi differenti, le persone con disabilità visiva di tutto il mondo possono comunicare oltre alle lettere anche i numeri, i segni di interpunzione, ed i simboli matematici, informatici, musicali e chimici.

Oggi il codice Braille è usato praticamente in tutti i paesi del mondo ed è stato adattato quasi ad ogni lingua conosciuta, dall’Albanese allo Zulu.

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Alfabeto Braille: come si scrive e come impararlo?

Ci sono alcuni suggerimenti utili per imparare a utilizzare il metodo Braille e poter così comunicare con le persone non vedenti. Infatti anche le persone che non hanno problemi di vista possono imparare a leggerlo, basta seguire alcune indicazioni:

  • Impara le posizioni dei sei punti nella griglia Braille;
  • Le prime 10 lettere (A-J) dell’alfabeto usano solo i quattro punti in alto nella griglia;
  • Dalla K alla T sono identiche a quelle dalla A alla J, eccezione fatta che hanno un punto in più in posizione 3;
  • Le combinazioni per U, V, X, Y e Z sono uguali alle lettere dalla A alla E ma con un punto in più nelle caselle 1, 3 e 6;
  • La W non è inclusa nello schema di base perché il Braille originale era scritto in francese che ai tempi non usava la W;
  • I simboli speciali braille non si trovano nella stampa tradizionale ma sono utilizzati per indicare le maiuscole ed altri esempi di formattazione;
  • Il sito Braille Through Remote Learning è un’utilissimo strumento di ricerca.

In collaborazione con Ilmo – Istituto Laser Microchirurgia Oculare 

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