Sex robot e disabilità: perversione o rivoluzione?

Potremo scegliere il colore degli occhi, della pelle, l’altezza, le misure, dal carattere dolce oppure aggressivo… La rivoluzione del sesso sta arrivando! Fra pochi anni infatti potremo felicemente fare l’amore con un robot. Non è più fantascienza ma è quanto emerge dal rapporto della Foundation for Responsible Robotics. Nel documento dell’Istituto si sostiene che i sex robots avranno le carte in regola per diventare un valido supporto per le persone sole, disabili e vittime di traumi, ovvero per aiutare tutte le persone che hanno difficoltà a vivere rapporti intimi. Ma non solo…

Scarica il rapporto delle FRR

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sex robots e disabilità

I sex robots

I sex robot hanno sembianze umane, possono essere realizzati su misura, di varie forme e dimensioni. Possono essere delle copie perfette in silicone delle persone che amiamo o che sognamo, uomini  o donne, non fa differenza. Ma non basta…Le aziende produttrici hanno cominciato ad incorporare intelligenze artificiali in grado di far interagire i sex robots con gli umani e di fargli rivivere le stesse emozioni che proverebbero in un rapporto reale: avremo bambole con differenti personalità, dalla timida ed impacciata come la Frigid Farah a quelle più disinibite. Il tutto per un costo che oscilla tra i 5.000 e i 15.000 dollari.

Ma cosa sono e come funzionano i sex robots? Guarda questo breve ma interessante documentario pubblicato dal quotidiano britannico “The Guardian”

L’impatto sociale

Nel rapporto del FRR emerge, tra l’altro, che il 30% delle donne e i due terzi degli uomini intervistati si è dichiarato favorevole all’utilizzo dei sex robots. Non solo quindi uno strumento di terapia ma una valida alternativa e soluzione per vivere virtualmente i rapporti sessuali, proviamo ad immaginare a come si potrebbe vivere “diversamente” un rapporto a distanza…

Ma ci sono anche aspetti più seri e controversi, di carattere etico e sociale. Alcuni esperti infatti sostengono che i sex robots sotto forma di donne o bambini potrebbero ridurre o prevenire il fenomeno degli stupri e della pedofilia, come ha affermato un certo Shin Takagi, un giapponese condannato per pedofilia. Altri invece temono l’esatto contrario, come ha dichiarato il Professore di filosofia ed etica robotica del Politecnico della California Patrick Lin. Molto più semplicemente i timori riguardano i rischi di isolamento sempre maggiori e di dipendenza da una “macchina” rendendo ancora più complicati rapporti umani ed integrazione sociale.

Doll brothels e fellatio cafè

Intanto in Giappone, Corea del Sud e Spagna sono sorti dei “doll brothels” una sorta di casa per appuntamenti con le bambole… Nel quartiere di Paddington a Londra l’intraprendente Bradley Charvet, già proprietrio di un servizio di escort in Svizzera,  ha aperto il primo fellatio cafè, dove con 60 sterline si può bere cappuccino e usufruire di un rapporto orale con una sex robot a scelta tra un’infermiera, una studentessa o una poliziotta… Un’idea nata in Thailandia ispirandosi al  BJ’s Salon di Bangkok e che sta ampliando con un nuovo locale anche a Ginevra e forse a Manchester.

Sex robot e disabilità: perversione o rivoluzione?

Ancora pochi anni quindi ed avremo delle amanti perfette capaci di soddisfare qualsiasi tipo di esigenza. Ma che impatto avranno sulle persone? Quali saranno poi realmente gli effetti? Saranno maggiori i benefici o i problemi? Ci stiamo avviando verso un mondo di perversione o verso una società capace di trovare soluzioni anche per i meno fortunati? Se le persone cosiddette “normali” si dichiarano favorevoli all’utilizzo del sex robot allora sorge spontanea la domanda: non potrebbe essere la soluzione ideale anche per i disabili? In particolare per quelli con maggiori problemi?

Pensiamo a quelle persone disabili, in particolare giovani che si rivolgono ai propri genitori per un rapporto sessuale…a quelle che, in mancanza ancora della figura dell’assistente sessuale, a non hanno altre alternative che una prostituta…a coloro che, in assenza di una risposta, sono costrette a rinunciare a quello che sarebbe un legittimo diritto…

Ma non si correrebbe il rischio di avvilire ed aumentare quel senso di frustrazione che queste persone già quotidianamente vivono? E la nostra società come accetterebbe un fenomeno come questo?

E se invece fossero i normodotati a ordinare sex robots disabili? Ci troveremmo di fronte alla nuova frontiera del devotismo?

 

per approfondire l’argomento

http://www.telegraph.co.uk/science/2017/07/04/sex-robots-way-elderly-lonelybut-pleasure-bots-have-dark-side/

https://www.theguardian.com/technology/2017/jul/05/sex-robots-promise-revolutionary-service-but-also-risks-says-study