Il Policlinico Gemelli è centro regionale per i malati di SLA

Il Policlinico Gemelli di Roma diventa centro di riferimento regionale per i malati di Sclerosi Latera Amiotrofica. A dirlo è la Regione Lazio, con una nota congiunta dell’assessore regionale alle Politiche Sociali, Alessandra Troncarelli, e dell’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato. Il ‘sì’ della Giunta riguarda il “programma attuativo degli interventi in favore dei malati di SLA”, come recita la nota. L’obiettivo? Migliorare la qualità della vita di pazienti e familiari.

Policlinico Gemelli: previsti aiuti anche non sanitari

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Come deciso dalla delibera, il Policlinico Gemelli avvierà “una modalità di servizio integrata rispetto all’offerta sanitaria, che sia collegata in rete con i servizi territoriali per la gestione domiciliare”. Cioè, sosterrà “i percorsi di vita del paziente nella sua abitazione supportando le famiglie nella gestione quotidiana dei suoi bisogni e dove necessario attraverso interventi di natura sanitaria”.

In questo modo, si realizza una vera e propria evoluzione. Di fatto, il paziente sarà seguito non solo nel percorso di cura e riabilitazione ospedaliera, ma riceverà apporti nevralgici nella vita di tutti i giorni. Inficiando notevolmente anche sul benessere dei familiari. In sostanza, saranno tre le principali attività garantite:

  • assistenza domiciliare non di carattere sanitario;
  • formazione del familiare caregiver per ridurre l’insorgere di complicanze;
  • maggiore collaborazione con i servizi territoriali per lo sviluppo allo scopo di potenziare i percorsi assistenziali dedicati.

Una serie di sviluppi che, al momento, riguarderà “circa 400 pazienti affetti da SLA e da malattia neuromuscolari”.

Dopo Torino, anche Roma

Il nuovo centro di riferimento per i malati di SLA del Policlinico Gemelli si aggiunge a quello già attivo da diversi anni all’ospedale Molinette di Torino. Dunque, ad oggi, l’Italia possiede solamente due punti ospedalieri nevralgici per le persone affette da Sclerosi Laterale Amiotrofica. Ancora troppo pochi, considerando che nel Bel Paese si stimano più di 6 mila persone affette da questa malattia degenerativa, secondo i dati diffusi da AISLA. Oltre al fatto che, ogni anno, sono previsti circa 2 mila nuovi casi.