I disabili e le Torri Gemelle – la storia del salvataggio di John Abruzzo

disabili e torri gemelle

Lavorava al 69° piano della Torre Uno del World Trade Center. Lavorava come contabile per il Port Authority di New York. Come tutte le mattine quel 9 settembre del 2001 si trovava davanti al suo computer quando il primo dei due aerei dirottati si schiantava contro quel grattacielo simbolo di una città, di una nazione, di una cultura. John Abruzzo, tetraplegico C5, era seduto sulla sua nuova carrozzina. Mentre tutto intorno si scatenava l’inferno John si avvicina diligentemente al punto di raccolta dove in teoria sarebbero dovuti arrivare i soccorsi.

Il World Trade Center essendo già stato oggetto di un attentato terroristico nel 1993 era sicuramente più attrezzato per fronteggiare eventuali disastri. Erano stati studiati piani di evacuazione, fatte esercitazioni e, tra le altre cose, acquistate 125 specifiche carrozzine per facilitare il salvataggio delle persone disabili.

Al punto di raccolta John Abruzzo vide una decina di colleghi, gli ultimi ancora rimasti. Queste persone, con grande coraggio e forse molta incoscienza, completamente prive di qualsiasi formazione per il soccorso e la gestione  di un disabile, in barba ai regolamenti caricano John su una sedia da evacuazione e dividendosi in due gruppi da quattro si lanciano giù per le scale nella speranza di riuscire a salvarsi.

La carrozzina da evacuazione

sedia da evacuazioneLa sedia per l’evacuazione ricorda vagamente le carrozzine da bagno, con rotelle notevolmente più piccole e una imbracatura per tenere la persona ben assicurata. Ne esistono di vari modelli e il costo varia tra i 900 e i 2000 dollari a seconda delle caratteristiche (alcune prevedono anche un sistema frenante e dei cingoli).

La via per la salvezza

Giunti al 30° piano incontrano i pompieri carichi di tutti gli attrezzi utili per spegnere incendi e aprire varchi. Erano stravolti, intossicati dal fumo nero e denso che riempiva le scale. John Abruzzo viene consegnato ai valorosi pompieri di New York che precipitosamente cercano di guadagnare l’uscita. Neanche due forti esplosioni li fanno rallentare. L’uscita era impraticabile a causa dei primi crolli all’interno del grattacielo e si rese necessario aprirsi un varco attraverso una finestra. Finalmente sul marciapiede John Abruzzo alzò lo sguardo verso l’alto e vide le fiamme e il fumo che avvolgevano il World Trade Center. Erano trascorsi 90 minuti dal tremendo impatto e dall’inizio della fuga. Pensava di avercela fatta John quando un vigile del fuoco urlò disperatamente di andare via da lì. Spinto velocemente, sempre sulla sua carrozzina da evacuazione, si allontanò il più rapidamente possibile da quell’inferno finché il gruppo, all’improvviso si fermò per osservare la scena surreale che si stava materializzando alle loro spalle. Sembrava Natale dirà poi John Abruzzo…tutta quella polvere bianca che oscurava il cielo…

Formazione e prevenzione

Ma cosa è stato delle 125 carrozzine da evacuazione acquistate precedentemente? A chi erano andate? E quante società ne avevano comprate delle altre per i propri dipendenti? Purtroppo questo dato non è conosciuto. Si conoscono purtroppo le terribili storie di altri disabili che arrivati al punto di raccolta previsto per ogni piano hanno inutilmente aspettato i soccorsi senza neanche poter provare a salvarsi la vita.

Un problema di difficile soluzione quello del soccorso dei disabili durante eventi di questa dimensione, problemi che anche noi in Italia abbiamo purtroppo dovuto affrontare nei recenti terremoti che hanno devastato l’Italia centrale. Oltre alla formazione del personale sarebbe sempre necessaria una mappatura dei disabili, conoscerne l’indirizzo, la collocazione ma anche il tipo di patologia, soprattutto effettuare delle simulazioni ed esercitazioni.

John ha avuto la fortuna di poter raccontare la sua storia a lieto fine in uno scenario apocalittico. Ma molti altri suoi colleghi purtroppo no. Solo con una buona preparazione e una prevenzione seria si può pensare di riuscire a ridurre il numero delle vittime e a ridare una terza vita a molte più persone già in credito con la fortuna e con la vita.