Ciao! Sono Simona Atzori…

“Ciao! Sono Simona Atzori. Attraverso la Pittura, la danza, gli incontri motivazionali e i miei libri desidero comunicare agli altri le emozioni che vivo e trasmettere quel desiderio che c’è dentro ognuno di noi di rendere la propria vita degna di essere vissuta.” Si presenta così la ballerina e pittrice focomelica italiana.

La biografia e la storia di Simona Atzori

Simona AtzoriNata a Milano nel 1974, ha sempre vissuto la sua condizione come l’unica possibile. “Non mi sono mai chiesta con dolore perché Dio abbia voluto che proprio io nascessi così, senza le braccia, ma ho sempre pensato invece perché Dio mi avesse dato così tanto. Mi ha disegnata così semplicemente perché era così che mi aveva in mente”. Queste le parole di Simona in una conversazione con il sussidiario.net
Grazie al sostegno della famiglia e ad un carattere positivo di natura, il suo modo di vivere non l’ha mai limitata, ma anzi, l’ha spronata a seguire i suoi sogni, le due arti che più le permettevano di esprimersi.

La pittura

Simona si avvicina alla pittura all’età di quattro anni come autodidatta; sarà poi il pittore e scrittore Mario Barzon a scoprire il talento di Simona e a sostenerla nella sua crescita artistica. Nel 1983 infatti supera brillantemente gli esami di ammissione all’Associazione dei Pittori che Dipingono con la Bocca e con il Piede (V.D.M.F.K.) e nel 2001 si laurea in “Visual Arts” presso la “Univesity of Western Ontario” in Canada.
All’età di 17 anni, dona a Papa Giovanni Paolo II il ritratto del Santo Padre, durante un’udienza nella Basilica di San Pietro. Più di recente, nel 2014, dona a Papa Francesco un dipinto che ritrae il Papa durante un’udienza in Sala Nervi, in Vaticano. Nell’aprile del 2005, Simona partecipa alla mostra Internazionale dell’Associazione dei pittori che dipingono con la bocca e con i piedi a Shangai, in Cina.
Dal 2008 i suoi quadri sono in Mostra Permanente nella città di London Ontario, Canada.

La danza

Simona AtzoriLa scoperta della danza arriva per Simona poco dopo quella della pittura, quando all’età di sei anni inizia a seguire corsi di danza classica. Anche i successi come ballerina non tardano ad arrivare: in occasione del Grande Giubileo del 2000 è stata Ambasciatrice per la Danza, portando per la prima volta nella storia la danza in Chiesa con una coreografia che è stata inserita nella Grande Enciclopedia Multimediale del Vaticano.
Dall’edizione 2002 del Pescara Dance Festival, in occasione del quale un premio dell’arte ha preso il suo nome, Simona ha avuto l’onore di donare il premio “Atzori” a numerosi ballerini e coreografi di fama internazionale come Luciana Savignano, Micha Van Hoecke, Caroline Carlson, Carla Fracci. L’anno seguente ha avuto il grande onore di danzare una coreografia di Paolo Londi con Marco Pierin, grande etoile. Le Paralimpiadi di Torino del 2006 la vedono protagonista della cerimonia di apertura, danzando con Luca Alberto su coreografie di Roberto Lun.
Nel 2009 Simona danza “Legami”, una coreografia di Paolo Londi, durante due tappe del “Roberto Bolle and friends”, al Teatro Antico di Taormina e alla Fenice di Venezia. Il 17 Febbraio 2012 apre la quarta serata del festival di Sanremo danzando una coreografia di Daniel Ezralow, su musica dei Nirvana suanata da David Garrett. L’8 Ottobre 2014 Simona danza in Sala Nervi in Vaticano per Papa Francesco.

“Simona Atzori è una bravissima ballerina, senza braccia. Ed è grande perché non le interessa quello che non ha, ma quello che ha.”
(Daniel Ezralow, coreografo internazionale).

Un altro modo di raccontare se stessa: la scrittura

Simona AtzoriDopo il successo ottenuto con il suo libro d’esordio “Cosa ti manca per essere felice?” (Mondadori, 2011), con “Dopo di te” Simona Atzori dipinge un ritratto caldo ed emozionato di sua madre e di quello che ha significato perderla.

La morte di un genitore segna per tutti un momento di passaggio e lascia un senso di vuoto.

“In ogni storia, in ogni vita, ci sono tanti prima e dopo.

C’è un prima di nascere, e poi ci sono i giorni.

C’è un prima dell’alba, e poi c’è il sole.

C’è il bocciolo, e poi c’è il fiore, con i suoi colori e il suo profumo.

C’è l’attesa prima di un viaggio, quando si preparano le valigie con entusiasmo, e poi c’è la scoperta di un nuovo luogo.

C’è la spensieratezza dell’infanzia, e poi c’è il diventare adulti, donne e uomini.

Mentre mia madre moriva, io piano piano perdevo, insieme a lei, anche le braccia e le mani che mi sostenevano e mi accompagnavano ovunque.

Questa è la storia di un dopo che non credevo sarebbe mai arrivato. Tutte le volte che mi era capitato d’immaginarlo, avevo scacciato il pensiero, credendo di non essere ancora pronta. La verità è che non si è mai pronti ad attraversare un confine che ti cambia la vita.”

La perdita di Simona diventa il simbolo estremo di tutti i lutti, un insegnamento ad affrontare la mancanza, a trovare un equilibrio anche senza le braccia che ci hanno sostenuto.

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