Cos’è il morbo di Parkinson

I risultati illustrati in questo blog, dedicato al Morbo di Parkinson, nascono da una ricerca frutto della collaborazione tra la Fondazione Cesare Serono ed il CENSIS, che da tempo sta realizzando un progetto che pone in primo piano gli aspetti socio-sanitari delle varie disabilità nel nostro paese e nel nostro tempo.

Morbo di Parkinson:

Il morbo di Parkinson è stato descritto per la prima volta dal medico inglese James Parkinson nel 1817, e al tempo è stato classificato come una forma di “paralisi agitante”.

Con l’avanzare degli anni e soprattutto della ricerca scientifica, la malattia di Parkinson è stata meglio identificata come un grave disturbo del sistema nervoso centrale provocato dal deterioramento progressivo di cellule cerebrali che operano nella zona profonda del cervello. Cellule che, come tutti i neuroni, con le loro sinapsi attivano  neurotrasmettitori come la dopamina che stimola e regola anche i movimenti del nostro corpo.

Il campione analizzato

Il morbo di Parkinson colpisce indifferentemente uomini e donne, ed i primi sintomi, nella maggioranza dei casi, si manifestano intorno ai 60 anni di età. Si stima che in Italia le persone colpite da questa grave patologia siano circa 120 mila.

Di seguito sarà riportata l’analisi, in modo sintetico, dei risultati emersi dalla ricerca CENSIS – Fondazione SERONO che per l’occasione ha ricevuto una fondamentale collaborazione da parte dall’Associazione Morbo di Parkinson Lazio e dalla Federazione Nazionale Parkinson Italia.

Il campione di pazienti intervistati è composto complessivamente da 312 persone rappresentativa dell’unità statistica, con vari livelli di patologia e con una leggera prevalenza di uomini. Dal punto di vista anagrafico la fascia di età più rappresentata va dai 70 ai 74 anni di età.

Morbo di Parkinson

La diagnosi

Ad oggi non esiste ancora un test in grado di identificare chiaramente la presenza del morbo di Parkinson. I tempi necessari ad avere una diagnosi sicura sono di circa 17 mesi, tendenzialmente più lunghi per i pazienti più anziani; circa la metà dei soggetti indagati si è dovuta rivolgere a più di un medico per accertare una diagnosi corretta.

Il problema dei medicinali

Nonostante la ricerca scientifica abbia fatto molti progressi in campo farmacologico, la breve durata degli effetti benefici dei farmaci utilizzati nella terapia e la loro diversità sono i problemi quotidiani principali che le persone affette da morbo di Parkinson si trovano ad affrontare.

Una persona malata di Parkinson è costretta a prendere, in media, circa 7 farmaci al giorno: la quantità poi può variare a seconda della gravità della malattia. La capacità che i farmaci hanno di ridurre in modo significativo i sintomi della malattia, soprattutto nelle fasi iniziali, deve fare i conti anche con le conseguenze degli effetti collaterali ed indesiderati come nausea, inappetenza, vomito, sbalzi di pressione o forme di aritmie cardiache, disturbi psicotici, alterazioni della personalità e comportamenti compulsivi.

E’ quindi facile comprendere come l’assunzione della terapia farmacologica rappresenti un problema, in particolare nei pazienti più anziani, non soltanto dal punto di vista organizzativo, ma anche economico.

Morbo di Parkinson sintomi frequenti

Come già detto, i sintomi del morbo di Parkinson sono correlati al suo grado di evoluzione, ma la caratteristica comune a tutte le forme è una significativa limitazione dei movimenti determinata in modo particolare dal tremore. In particolare, circa il 42% dei pazienti riferisce di soffrire di tremori e difficoltà nel coordinare i movimenti, mentre le difficoltà di linguaggio (tra i sintomi più invalidanti) è stata riferita da circa il 34% degli intervistati.

Tra i sintomi più variabili e segnalati con frequenza minore si riconoscono l’astenia e quelli che sono definiti “Blocchi del movimento”, in genere improvvisi ed incontrollabili. La maggior parte del campione esaminato ne soffre circa una volta a settimana, ma nei casi più gravi possono verificarsi con una frequenza maggiore.

Morbo di Parkinson

Il morbo di Parkinson nella vita quotidiana

In relazione allo stato più o meno grave della malattia, una persona affetta da Parkinson può necessitare di un’assistenza più o meno costante ed intensa. Come spesso accade, spesso è la famiglia a prendersi cura del proprio familiare malato, mentre l’intervento di una badante si verifica in genere in circa il 10% degli intervistati.

Dai dati raccolti, è emerso inoltre che oltre 7 malati su 10 riferiscono di soffrire dell’impatto negativo che ha la malattia sulla loro vita sociale che spesso li porta ad essere isolati dal contesto in cui vivono.

I bisogni assistenziali

Come è facile pensare, con la progressione della malattia le necessità assistenziali del paziente aumentano, ed il più delle volte sono i familiari stessi a ricercare un aiuto da parte di una badante o di una persona specializzata.

In questa fase un ruolo rilevante è svolto dalle associazioni, che non solo si occupano di assistere questi pazienti ma forniscono anche un contributo alla diffusione di informazioni utili e condivise tra persone che soffrono della stessa malattia.

Morbo di Parkinson cure

Oltre alle tradizionali cure farmacologiche di tipo neuroprotettivo, i centri di ricerca più affidabili si stanno orientando sempre più verso strategie che vedono protagoniste, come accade per altre malattie degenerative del sistema nervoso centrale, le cellule staminalinel tentativo di intervenire nella rigenerazione delle cellule cerebrali compromesse. Nonostante questo però, attualmente ancora non esiste un metodo in grado di prevedere il decorso della malattia, che invece varia di paziente in paziente.